Dance Songs For Hard Times<small></small>
Jazz Blues Black • Blues

Reverend`s Payton Big Damn Band Dance Songs For Hard Times

2021 - Thirty Tiger (Distr.Goodfellas)

29/04/2021 di Helga Franzetti

#Reverend`s Payton Big Damn Band#Jazz Blues Black#Blues

Sensazioni, paure, speranze ed emozioni, esplose in un anno pandemico che tanto ha influito sulle composizioni artistiche di musicisti arginati nei loro confini e soffocati dai loro stessi pensieri. Una sensazione di incertezza che ha attanagliato tutto il mondo. Mai dare nulla per scontato.

Il Rev. Payton, assieme alla sua Big Damn Band, la vive così: Dance Songs for Hard Times è una scarica elettrica di confuse riflessioni su presente, futuro e aspettative, espresse attraverso un potente groove retto da sonorità convulse, viscerali, raccolte attraverso un approccio vecchio stile dall’abile Vance Powell (Chris Stapleton, Jack White) nelle stanze di uno studio di Nashville su un nastro a otto tracce. Pochissime sovraincisioni, voce e chitarra in presa diretta: l’effetto risultante è una linea ad alto voltaggio, vibrazioni diffuse, riverberi e potenti beat a fare eco a scenari universali, fosche immagini disastrose proiettate in un tempo odierno, e la devota richiesta della misericordia di Dio per la salvezza di un popolo inadeguato. "Mi piacciono le canzoni che suonano felici ma in realtà sono molto tristi" dice Payton, ed è l’aggrovigliato lamento country di Ways And Mean ad aprire il sermone, la predica a tutte le questioni che nel mondo si reggono inutilmente in piedi a discapito di idee grandiose le quali invece non hanno mai avuto la possibilità di vedersi realizzate, in difesa di  “tutte quelle persone che hanno, lo stile, la sostanza, il talento, ma forse non i soldi o il famoso cognome”. Slide feroci e arrabbiati, tortuosi shake e battiti pulsanti che si impossessano, come uno spirito invasato, delle note di Rattle Can, un rockabilly punk impazzito come un elettrone libero.

Per essere una formazione di soli tre elementi, la Big Damn Band del Rev. Payton sa fare un gran baccano: voce, armonica e chitarra elettrica fingerstyle del portavoce, la moglie "Washboard" Breezy Peyton alla tavola e Max Senteney seduto dietro alla batteria, tirano fuori un house-rock di gran basso profilo, da combattimento, che ha trovato terreno fertile sia nei circuiti blues che nelle sezioni alternative. In Crime To Be Poor, la sregolata combriccola, torna a rimescolare le carte con un ossesso blues (che tanto mi ricorda il sound degli arruffati Daddy Long Legs) nel quale da’ sfogo all’obiezione sulle disparità sociali del suo proclamato Paese. Una rabbia frenetica, un dolore cieco e angusto, voglioso di riscatto, che conserva la consapevolezza di impotenza e sull’ipnotico Delta di Tellin’ When chiede la libertà delle anime, quando si potrà di nuovo tornare al lavoro o abbracciare la propria madre. In preda a raffiche ritmiche, la tecnica debordante del Reverendo prende il sopravvento in Too Cool To Dance, dove Payton, posseduto da uno scatenato demone anni ‘50, traccia con la sua chitarra una contemporanea linea di basso a porre ben salde le basi di un veloce rock and roll alla Chuck Berry, mentre in Come Down Angels, in chiusura del disco, consumando le corde della sua vibrante acustica con un prepotente slide, urla al cielo una vigorosa richiesta d’aiuto. Un inno scomposto e disperato alla ricerca di una luce in fondo al tunnel che possa essere la più vicina possibile.

Forte.

Da assumere a mente sgombra.

Track List

  • Ways And Means
  • Rattle Can
  • Dirty Hustlin`
  • I`ll Pick You Up
  • Too Cool To Dance
  • No Tellin` When
  • Sad Songs
  • Crime To Be Poor
  • `Til We Die
  • Nothing`s Easy But You And Me
  • Come Down Angels