Sweet Release<small></small>
Americana − Roots

Reese Wynans And Friends

Sweet Release

2019 - Mascot Label Group
24/03/2019 - di
Quanti musicisti possono affermare di aver accompagnato Duane Allman, Boz Scaggs, Jerry Jeff Walker, Otis Rush, Carole King, Joe Ely? E di aver suonato il rock coi Captain Beyond, il pop chicano coi Los Lonely Boys, il jazz con Larry Carlton, il country col Brooks & Dunn duo? E di essere anche stati parte integrante sia dei Double Trouble di Stevie Ray Vaughan che della band di Joe Bonamassa? Beh, uno soltanto: il suo nome è Reese Wynans, e il suono delle sue tastiere sono parte della colonna sonora della musica Americana. 

 Il suo cuore batte per il rock-blues, come testimonia Sweet Release, il primo album eponimo di una carriera cinquantennale, una vera e propria celebration di un artista rispettatissimo. Non che Wynans faccia nell’album nulla di diverso da quello che sa far meglio, e che ha sempre fatto nella sua lunga carriera: supportare colui (o colei) che del gruppo in cui si trova a suonare è il leader, il frontman, il cantante, il guitar hero. Ama il gioco di squadra, Reese, non ha mai avuto velleità da primadonna, e anche per questo tutti gli vogliono bene.

 È stato Joe Bonamassa, uno che invece della propria band è leader indiscusso, a volere che fosse il buon Reese, almeno una volta nella vita, a figurare come titolare di un album. Una specie di premio alla carriera, insomma. Wynans,  commosso da tanta premura, non ha tuttavia voluto approfittare dell’occasione in una maniera che gli sarebbe parsa troppo spudorata. Ha allora ottenuto che il disco mettesse in chiaro fin dalla copertina che l’opera non era riconducibile a lui solo, ma che aveva potuto veder la luce grazie ai suoi ottimi amici musicanti. Questi rispondono al nome di Sam Moore – metà dei leggendari Sam and Dave -, Tommy Shannon e Chris Layton  –  la sezione ritmica dei Double Trouble, rispettivamente al basso e alla batteria -, più altri ... ventiquattro musicisti! Abbiamo infatti Darrell Leonard, Lee Thornburg, Joe Sublett e Paulie Cerra agli ottoni; Travis Carlton, Michael Rhodes e Steve Mackie al basso;  Greg Morrow e Lamar Carter alla batteria; Joe Bonamassa, Kenny Wayne Shepherd, Jack Pearson, Doyle Bramhall II, Keb’ Mo’ alla chitarra e voce; un ulteriore chitarrista: Josh Smith, e sette ulteriori cantanti: Mahalia Barnes, Jade MacRae, Juanita Tippins,  Noah Hunt, Jimmie Hall, Mike Farris e Vince Gill; l’armonicista Mike Henderson e infine Jeff Bova, responsabile delle orchestrazioni.

 Si tratta di turnisti di primo livello, gente che in carriera ha suonato con i più grandi nomi della musica americana. È il loro numero a lasciare effettivamente perplessi, a far pensare di trovarsi al cospetto di un lavoro imbastito a tappe, beneficiando dei session men di volta in volta disponibili. E in realtà non si ha mai la sensazione di ascoltare un gruppo che sia tale, che abbia cioè una sua necessità poetica. Non potrebbe peraltro averla, cambiando l’ensemble in ognuno dei tredici brani che compongono il disco. Le canzoni sono tutte delle cover: cinque scritte da Stevie Ray Vaughan o comunque appartenenti al repertorio della Double Trouble Band (come Crossfire, di cui Wynans viene accreditato come uno dei cinque autori). Delle altre, alcune venivano suonate da Otis Rush (You’re Killing My Love), altre dagli Allmann Brothers (Take The Time), altre ancora da  Hudson Whitaker, meglio conosciuto come Tampa Red: So Much Trouble e I’ve Got A Right to Be Blue. Sono proprio questi due pezzi a risultare gli esiti più riusciti della raccolta. Il primo è un bluesaccio nobilitato dalla voce e dalla chitarra di Joe Bonamassa, che approfitta come meglio non potrebbe del tiro garantito dal basso di Michael Rhodes e dai tamburi di Greg Morrow, mentre Mike Henderson soffia nell’armonica come un dannato e Wynans strapazza il piano da barrelhouse picchiando sui tasti bianchi e su quelli neri. A seguire, I’ve Got A Right To Be Blue esalta le virtù vocali e chitarristiche di Keb’ Mo’, complici un arrangiamento  old fashioned cui contribuisce il suono sordo e honky tonk del pianoforte di Reese. Agli estremi opposti stanno la versione iperglicemica dello strumentale Riviera Paradise, cui l’arrangiamento orchestrale melassoso di Jeff Bova non giova affatto, e la pacchiana Sweet Release, che dà peraltro il nome all’album. Una canzone in cui si alternano otto (8!) cantanti diversi, che riescono a non farci dimenticare l’esistenza di brani come Do They Know It’s Christmas? e We Are The World

L’eccessiva produzione, la mancanza di una band vera e propria e una selezione rivedibile del repertorio cui attingere sono  i mali più evidenti di questo album, che con un combo stringato e un songbook esclusivamente roots avrebbe potuto essere invece un disco eccellente, pur limitandosi a ripercorrere strade note. Chi ama il rock and roll, il rhythm and blues e l’honky tonk sempre e comunque troverà tuttavia, a dispetto dei limiti qui stigmatizzati, l’album di Reese Wynans and Friends un ascolto piacevole.

Track List

  • Crossfire
  • Say What!
  • That Driving Beat
  • You’re Killing My Love
  • Sweet Release
  • Shape I’m In
  • Hard To See
  • Riviera Paradise
  • Take The Time
  • So Much Trouble
  • I’ve Got A Right To Be Blue
  • Soul Island
  • Blackbird