Recall<small></small>
Jazz Blues Black • Jazz • Mainstream moderno

Raffaele Fiengo Recall

2026 - GleAM

15/05/2026 di Vittorio Formenti

#Raffaele Fiengo#Jazz Blues Black#Jazz

Esordio molto interessante quello che Raffaele Fiengo (sax alto) offre in quartetto con Thomas Umbaca (piano), Enrico Palmieri (contrabbaso) e Antonio Marmora (batteria), combo milanese in equilibrio tra lezioni del miglior jazz moderno e della musica accademica della prima metà del ‘900.
Il titolo del lavoro sintetizza queste radici con l’intento non solo di ricordare ma, soprattutto, di riposizionare al presente.

Le basi compositive sono principalmente fondate su cellulle melodiche semplici, iterate e variate in una logica che facilita la collaborazione tra gli artisti, preferendo l’impasto collettivo all’alternanza dei solismi.
L’interazione tra i diversi ruoli è sempre intrecciata e organica. L’approccio, sfruttando le idee base, valorizza le variazioni dei timbri, delle altezze e delle pronunce, preferendo quella ricerca del sound che costituisce una delle caratteristiche ricorrenti del jazz contemporaneo.

La spinta delle dinamiche si alterna in modo coerente e naturale alla riflessione, permettendo che l’iterazione non sia semplice ripetizione.
Le maglie larghe della catena permettono l’interallacciarsi delle melodie con le cadenze della sezione ritmica in un gioco che non è di alternanza né di strati sovrapposti, bensì di tessere che rendono il loro impatto se ascoltate “da lontano”, fruendo quell’effetto di sintesi tipico dei mosaici.

Lo spirito generale delle composizioni potrebbe essere definito come minimalista, sempre comunque vivace anche nei momenti di piano o pianissimo, proprio per la ricchezza dei contributi strumentali, delle diverse voci. 
Il libretto inserito nel CD parla di influenze alla Kenny Garrett per il senso dell’urgenza, di Monk per l’angolarità di certi momenti e di Shorter per la capacità di lavorare su idee essenziali. Andrebbe però ricordato che Fiengo è stato allievo di Tino Tracanna, un autentico simbolo del jazz italiano moderno, dal quale ha mutuato la capacità di riassumere influenze diverse per creare un progetto personale.

Il brano più esemplficativo in questo senso è Journey Inside the Soul, una pagina che ben rappresenta il dipolo tra ballata sospesa e spinta emotiva alla base dell’estetica del lavoro. Scheletricità melodica, essenzialità armonica esplorata dall’arpeggio del piano e calore percussivo aprono il brano, per poi evolvere in un crescendo graduale verso una spinta che lascia spazio all’improvvisazione. Il tutto con un sapiente uso delle sospensioni e una fluidità che accompagna in modo ammaliante.

In Arthur , omaggio al compositore svizzero Honegger del quale viene ripreso (almeno così pare) in modo brioso quel "macchinismo" derivante dalla sua passione per i treni, si manifesta quella sensibilità all'accademia ricordata in esordio.
Da sottilineare anche la successione di Excess (solo) e Excess che, se ascoltati come un pezzo unico, testimoniano la capacità dell’ensemble di inserirsi sull’idea esposta dal solista e poi fatta evolvere dal gruppo.

La potenzialità dell’esordio è in realtà già una prestazione compiuta, ma non conclusa. I semi sparsi con questo lavoro germoglieranno ulteriormente.

Track List

  • Recall
  • Arthur
  • Green Strawberry
  • Fluid
  • Obsessive
  • Time Warp
  • Breakout
  • Journey Inside the Soul
  • Excess (solo)
  • Excess