Cunti e mavarii pi megghiu campari<small></small>
World • Etnica • Blues

RadioSabir Cunti e mavarii pi megghiu campari

2023 - Dcave Records

28/06/2023 di Davide Bonamici

#RadioSabir#World#Etnica

Un incontro tra la musica tradizionale e le influenze elettroniche, legate da atmosfere e suoni blues che portano ad unire l’area del Mar Mediterraneo con l’America. Prende così vita e forma Cunti e mavarii pi megghiu campari, nuovo lavoro dei RadioSabir, un disco che porta la Sicilia oltre l’area mediterranea e la fa approdare ai porti del continente americano, fino alla patria del blues.

Perché è proprio il genere popolare del Sud statunitense a contraddistinguere il disco, come si nota nelle atmosfere delle prime due canzoni: Na buttigghia i vinu è un pezzo molto ritmato ed ha dei richiami all’elettro-rock, ma contiene nel testo quanto l’equilibrio sia fragile nelle nostre vite e quanto sia facile cedere alle difficoltà. E da momenti complicati, composti da tristezza e desolazione, nasce U ferru, brano in cui si vuole esorcizzare la morte di un fratello e in cui la melodia si fa più elettrica, quasi richiamando le sonorità tipiche dei Royal Blood.

In Voodoo Med si assiste ad un cambio di sonorità ed anche nel testo, le parole richiamano alla fratellanza tra i popoli e la suggestione magica data dalla musica e uniscono i suoni dell’Europa Mediterranea con quelli dell’America. Anche se in modo meno accentuato, le medesime sensazioni le si ritrovano in Ci voli tempu, brano che ricorda quanto il tempo passi velocemente e quanto sia necessario non sprecarlo.

Il disco entra poi in un concept di canzoni che hanno come sfondo la rivoluzione, l’essere migranti e l’invito a cercare soluzioni anche dove si è nati, senza per forza fuggire verso il mito dell’Europa e della vita migliore lontano da casa. La prima canzone di questo ciclo è Ma ‘cchi fai (ayaya), seguita da U munnu sta canciannu: il mondo corre e ci sfugge tra le mani, la rivoluzione è troppo rapida e si fa strada tra una concezione malata del mondo del lavoro, del mettere al mondo dei figli e dell’essere troppo connessi. E sul filone dell’essere online, nasce un’altra critica alla società vittima delle logiche perverse dei “mi piace” e della costante voglia di visibilità: A rivoluzioni un si fa chi social.

Il disco poi giunge a chi non riesce a vivere una rivoluzione, perché la sua figura è imprigionata in un pensiero non solo tossico, ma soprattutto limitante e molto spesso omicida: la Iarrusa dei RadioSabir sono le donne del Medio Oriente che sognano e lottano per la propria libertà, ma vengono vessate ed uccise dalla concezione maschilista di un pensiero religioso mal interpretato e messo in pratica. La rabbia emerge per la condizione di queste donne e si rifà viva con un tocco di nostalgia, dovuto anche all’armonica a bocca, anche in 10600 iurna: brano che parla del passare dei primi trent’anni di vita e quanto tempo si abbia sprecato dietro alle persone sbagliate. Non è finita, però, seppur sia veloce lo scorrere della vita, c’è sempre il tempo di ricostruirsi e ricominciare.

Appaiono in chiusura dell’album due canzoni ricolme di incertezza, fragilità e in cui il rischio di cadere e farsi male è sempre molto alto. E resta ‘cca parla di una storia d’amore complicata, si potrebbe definire un blues erotico, e in cui ancora una volta la band mischia influenze della musica tradizionale a quelle blues ed elettro-rock. La seconda canzone, che chiude l’opera, è Sedia sghemba: qui si parla di molti uomini costretti a star seduti sulla sedia scomoda della storia, con il costante rischio di cadere e precipitare indietro.

Cunti e mavarii pi migghiu campari è un racconto blues di vite in movimento, segnate dallo scorrere del tempo, dalle ipocrisie e dalle ingiustizie del mondo contemporaneo. I RadioSabir portano l’ascoltatore a viaggiare tra le melodie del blues, ma restando ancorati alle proprie origini e alla propria terra, ricordando, tramite le sonorità della tradizione, quanto l’incontro possa lenire dolori, nostalgie e paure.

Track List

  • Na buttigghia i vinu
  • U ferru
  • Voodoo Med
  • Ci voli tempu
  • Ma &lsquo;chi fai (ayaya)
  • U munnu sta cangiannu
  • A rivoluzioni un si fa chi social
  • Iarrusa
  • 10600 iorna
  • E resta &lsquo;cca
  • Sedia sghemba