N.O.P.E.<small></small>
Jazz Blues Black • Jazz

Pierpaolo Zenni N.O.P.E.

2026 - Aut Records

19/05/2026 di Pietro Cozzi

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Fin dalla prima nota, la musica del quartetto del pianista e compositore abruzzese Pierpaolo Zenni ti ammalia con un conturbante fascino antico e ti immerge in un'atmosfera religiosamente ancestrale. Pesca dal Sacro Graal della musica afroamericana per poi strattonarti all'improvviso e senza soluzione di continuità dentro percorsi più intricati e contemporanei. Un termine, quest'ultimo, da prendere con le molle, perché si tratta pur sempre di strade già ampiamente percorse e storicizzate, ma che aiuta a rendere l'idea.

N.O.P.E., acronimo di Nothing Outstanding, Please Exit, si svela subito senza infingimenti, compiendo una netta scelta di campo che profuma di black american music, di blues, di gospel, di spiritual. La selezione dei materiali e dei riferimenti (Bessie Jones, Thelonious Monk, Andrew Hill), la cornice ideale-ideologica, ricca di connessioni anche all'attualità, il timbro e le sonorità ruvide e tribali e l'approccio molto più melodico e ritmico che armonico, pur in un gruppo guidato da un pianista, rimandano immediatamente alle radici afroamericane. Partendo da queste basi, si fa largo in modo del tutto naturale un'improvvisazione libera da vincoli, che però non perde il suo gancio con le origini e mantiene una qualità sonora pastosa, scura, terragna. Si getta quindi un ponte tra “antico” e “moderno” che evidenzia più i punti di contatto che quelli di rottura, e in tutto il disco si avverte una sensazione di coerente continuità tra le riletture e i brani originali, soprattutto nel trattamento dei materiali e nella scelta dei timbri.

Il fraseggio del sax screziato di torbido blues in Dead And Gone, l'irresistibile funk (ma con finale free) di Green Chimneys, le atmosfere gospel di Acheetah, l'ispirazione monkiana del tema di The Piano Player And The Tied Nazi non lasciano dubbi sul pedigree del quartetto e sulle fondamenta del disco. Ma il vero punto di forza di N.O.P.E. è la sua naturale transizione verso ambienti e territori diversi, che sembrano germogliare spontaneamente dai materiali più tradizionali, come se fossero già contenuti in nuce dentro questi ultimi.

La scaletta dei pezzi e il loro sviluppo interno mostrano così un'intrigante coerenza. L'introduzione cameristica e l'incedere rapsodico e frammentario di Dick Laurent Is Dead velano un inaspettato feeling bluesy. I quattro strumenti elaborano i diversi materiali mantenendo uno stringente approccio “orizzontale” e melodico e una ruvida sonorità fra il tribale e il contemporaneo. La lunga progressione di No Other Land/Silence, che supera i dodici minuti, è forse l'esempio più significativo di questo stile, con il suo alternarsi di dinamiche differenti, di pieni e di vuoti, di concitazione e distensione. Al congedo finale provvede invece l'arruffata improvvisazione collettiva di Hail To The Garbage, che però si chiude con l'appiglio delle iterazioni, un vezzo che ritroviamo anche in altri brani e che conferma la scelta di muoversi tra contemporaneo e antico. Se in cima a questo disco sta scritto NOPE, noi a valle rispondiamo con un convinto YEP.

Track List

  • Dead And Gone
  • Green Chimneys
  • Dick Laurent Is Dead
  • Acheetah
  • No Other Land/Silence
  • The Piano Player And The Tied Nazi
  • Dedication
  • Hail To The Garbage