Petrolio Club Atletico Voces Y Gritos
2026 - Subsound Records
#Petrolio#Derive#Avantgarde #Noise ##experimental ##avantgarde
Petrolio racconta già dal nome la torbida densità, per stile e consistenza artistica, del progetto edificato da Enrico Cerrato, oltre che di natura variegata, considerato il ventaglio di nomi che presta voce, in ogni traccia, al nuovo Club Atletico Voces Y Gritos, evocativo titolo a richiamare i centri di detenzione clandestini per un disco ispirato alla storia dell'Argentina fra il 1970 e il 1990.
Pronti via (2403), ed è subito la canadese Pallas Athene, al secolo Breanna Johnston, a definire, con le sue corde vocali, i tratti lugubri dell'opera: riverberi dispersi nei labirinti oscuri in viaggio a rilento nelle atmosfere rarefatte ed eteree della composizione, le stesse che poi si accartocciano nelle voragini dell’inquieto passaggio al pezzo successivo (Y Nadie Queria Saber) là dove, col contributo di Alòs (Stefania Pedretti), va sorprendentemente a fondersi un ideale incastro fra l'astro nascente Lili Refrain e l'anima cupa di sunn O))).
Gemello del brano che lo precede, La Picana accoglie invece la performance di Pierpaolo Capovilla (One Dimensional Man, Teatro Degli Orrori), e sentenzia senza appello l'inesorabile latitanza di solstizi luminosi, offuscato com'è da filtri e fessure polverulente che serrano a doppia mandata le fughe verso squarci e barlumi rassicuranti.
Il drumming cadenzato, incerto e melanconico di El Silencio (con Giulia Parin Zecchin alias Julinko) apparecchia l'incontro fra stati d'animo gettati nella disperazione di un vuoto acido e sintetico (fertilizzante tanto amato, ad esempio, da un Ivan The Tolerable), e inabissa la conclusiva Strangled Cry in fondali di liriche luciferine (qui giostrate da Lynette Cerezo in arte Bestial Mouths), suffragate dai persistenti effluvi di un organo palpitante, contrasto sensoriale fra sacri incensi e ceneri peccaminose.
Pronti via (2403), ed è subito la canadese Pallas Athene, al secolo Breanna Johnston, a definire, con le sue corde vocali, i tratti lugubri dell'opera: riverberi dispersi nei labirinti oscuri in viaggio a rilento nelle atmosfere rarefatte ed eteree della composizione, le stesse che poi si accartocciano nelle voragini dell’inquieto passaggio al pezzo successivo (Y Nadie Queria Saber) là dove, col contributo di Alòs (Stefania Pedretti), va sorprendentemente a fondersi un ideale incastro fra l'astro nascente Lili Refrain e l'anima cupa di sunn O))).
Gemello del brano che lo precede, La Picana accoglie invece la performance di Pierpaolo Capovilla (One Dimensional Man, Teatro Degli Orrori), e sentenzia senza appello l'inesorabile latitanza di solstizi luminosi, offuscato com'è da filtri e fessure polverulente che serrano a doppia mandata le fughe verso squarci e barlumi rassicuranti.
Il drumming cadenzato, incerto e melanconico di El Silencio (con Giulia Parin Zecchin alias Julinko) apparecchia l'incontro fra stati d'animo gettati nella disperazione di un vuoto acido e sintetico (fertilizzante tanto amato, ad esempio, da un Ivan The Tolerable), e inabissa la conclusiva Strangled Cry in fondali di liriche luciferine (qui giostrate da Lynette Cerezo in arte Bestial Mouths), suffragate dai persistenti effluvi di un organo palpitante, contrasto sensoriale fra sacri incensi e ceneri peccaminose.