Paolo Jannacci Scimmie Ovunque
2026 - Ala Bianca Group SRL
Un album che unisce uno sguardo critico alla realtà, con una critica sociale a tratti pungente e a tratti ironica, e tematiche molto intime, che riprendono episodi del vissuto di Paolo Jannacci. Scimmie ovunque è un lavoro maturo e profondo, in grado di unire stili differenti e di dare un’impronta chiara alle atmosfere narrate.
L’opera inizia con una canzone che unisce musica d’autore e free jazz, La faccenda dell’ammazzo: una feroce critica alla realtà, dove le persone restano indifferenti alla morte e al dolore che dilagano nel quotidiano. La forte sensibilità autoriale resta in Respirare ancora, dove il protagonista del brano racconta la propria dipendenza e il percorso per uscire da essa, pur sapendo che influenza ancora la propria vita. La critica continua in Politically Topless, a cui ha collaborato Elio: il brano unisce rap, spoken-word e rock, e riflette su quanto la manipolazione della comunicazione abbia limitato la libertà d’espressione, creando una dualità in cui le persone o hanno paura a esprimersi, o, con coraggio, non temono di mettere in mostra ciò che pensano (il topless è una metafora della dualità).
Più intima ed esistenziale è La rosa e il fiorista, un lento pop e jazz in cui si riflette sull’amore e sulla fugacità del tempo e dei sentimenti, ponendo uno sguardo anche sulla morte. Forte è il tono, invece, di Scimmie ovunque: un rock’n’roll in cui le scimmie diventano metafora di una realtà che odia e che è indifferente al dolore altrui, e in cui queste scimmie sono sempre al servizio del potere. L’amore ritorna in Due gelati, ma si lega a un ricordo doloroso: la canzone è un lento da cui emerge il ricordo di un amore estivo ormai rapito dal tempo, riflettendo su quanto esso scorra veloce e consegni al vento ogni addio. Critica sociale e forte sensibilità dell’artista si uniscono nella pungente, grazie alle sonorità spoken-word ed elettro-rock, Il mercato nero degli abbracci: qui prende forma un mondo distopico, dove non ci si ama più, la banalità e la frenesia hanno preso in ostaggio il mondo e non intendono andarsene.
Spoken-word e free jazz, insieme alle tematiche della canzone precedente, si uniscono ne L’uomo nel lampo: al brano ha collaborato Stefano Massini e parla di una morte sul lavoro, che nella narrazione ricorda l’episodio della morte dei genitori di Flash Gordon; un uomo muore folgorato, ma qualcosa sopravvive alla sua dolorosa dipartita. La morte resta l’argomento trainante di Enzo l’incrocio e tutto il resto, perché sopraggiunge per la strada, lasciando nel dolore chi resta. Il sound unisce free jazz e pop. L’addio è la tematica centrale de Il giorno prima: i ricordi fanno guardare con nostalgia ciò che c’era, ma questo addio porta via con sé il passato e anche il futuro. Il disco si chiude con E allora venne il momento, un brano dalle sonorità jazz: una riflessione sull’andare avanti e prendersi il proprio tempo per ascoltarsi, ritrovarsi e ricostruirsi.
Un disco maturo e sensibile, Scimmie ovunque sa guardare alla realtà con uno sguardo ferocemente critico e una grande sensibilità, che emerge dai brani più intimi. Paolo Jannacci si rivela un narratore ironico e pungente, ma anche attento e profondo, perché riesce a unire panorami sonori e intrecci narrativi che variano nelle tematiche affrontate, mostrando una sensibilità e una capacità critica intense.
L’opera inizia con una canzone che unisce musica d’autore e free jazz, La faccenda dell’ammazzo: una feroce critica alla realtà, dove le persone restano indifferenti alla morte e al dolore che dilagano nel quotidiano. La forte sensibilità autoriale resta in Respirare ancora, dove il protagonista del brano racconta la propria dipendenza e il percorso per uscire da essa, pur sapendo che influenza ancora la propria vita. La critica continua in Politically Topless, a cui ha collaborato Elio: il brano unisce rap, spoken-word e rock, e riflette su quanto la manipolazione della comunicazione abbia limitato la libertà d’espressione, creando una dualità in cui le persone o hanno paura a esprimersi, o, con coraggio, non temono di mettere in mostra ciò che pensano (il topless è una metafora della dualità).
Più intima ed esistenziale è La rosa e il fiorista, un lento pop e jazz in cui si riflette sull’amore e sulla fugacità del tempo e dei sentimenti, ponendo uno sguardo anche sulla morte. Forte è il tono, invece, di Scimmie ovunque: un rock’n’roll in cui le scimmie diventano metafora di una realtà che odia e che è indifferente al dolore altrui, e in cui queste scimmie sono sempre al servizio del potere. L’amore ritorna in Due gelati, ma si lega a un ricordo doloroso: la canzone è un lento da cui emerge il ricordo di un amore estivo ormai rapito dal tempo, riflettendo su quanto esso scorra veloce e consegni al vento ogni addio. Critica sociale e forte sensibilità dell’artista si uniscono nella pungente, grazie alle sonorità spoken-word ed elettro-rock, Il mercato nero degli abbracci: qui prende forma un mondo distopico, dove non ci si ama più, la banalità e la frenesia hanno preso in ostaggio il mondo e non intendono andarsene.
Spoken-word e free jazz, insieme alle tematiche della canzone precedente, si uniscono ne L’uomo nel lampo: al brano ha collaborato Stefano Massini e parla di una morte sul lavoro, che nella narrazione ricorda l’episodio della morte dei genitori di Flash Gordon; un uomo muore folgorato, ma qualcosa sopravvive alla sua dolorosa dipartita. La morte resta l’argomento trainante di Enzo l’incrocio e tutto il resto, perché sopraggiunge per la strada, lasciando nel dolore chi resta. Il sound unisce free jazz e pop. L’addio è la tematica centrale de Il giorno prima: i ricordi fanno guardare con nostalgia ciò che c’era, ma questo addio porta via con sé il passato e anche il futuro. Il disco si chiude con E allora venne il momento, un brano dalle sonorità jazz: una riflessione sull’andare avanti e prendersi il proprio tempo per ascoltarsi, ritrovarsi e ricostruirsi.
Un disco maturo e sensibile, Scimmie ovunque sa guardare alla realtà con uno sguardo ferocemente critico e una grande sensibilità, che emerge dai brani più intimi. Paolo Jannacci si rivela un narratore ironico e pungente, ma anche attento e profondo, perché riesce a unire panorami sonori e intrecci narrativi che variano nelle tematiche affrontate, mostrando una sensibilità e una capacità critica intense.