Paolo Damiani Ostinato
2026 - Parco della Musica
#Paolo Damiani#Jazz Blues Black#Jazz #Paolo Damiani #Mauro Campobasso #Lorenzo Simoni #Giacomo Tantillo
Ci sono dischi che meritano un più generoso investimento di tempo, un supplemento di attenzione, uno sforzo di concentrazione. Ostinato è uno di questi. Quello che il titolo sembra promettere, almeno nella sua accezione più banale e scontata, viene poi smentito dall'ascolto. L'iterazione di brevi motivi, i facili ganci ritmico-melodici a cui appigliarsi, cioè quelli che nel rock chiamiamo riff, non presidiano la prima linea come ci aspetteremmo. Il dinamismo, la spinta creativa, i percorsi della musica del contrabbassista e violoncellista romano Paolo Damiani non sono immediati, epidermici, ma vanno ricercati in profondità.
La formazione messa in campo qui è curiosa e anomala, con dentro il contrabbasso, all'occorrenza suonato anche con l'archetto, due fiati (Giacomo Tantillo alla tromba e Lorenzo Simoni al sax tenore) e la formidabile chitarra di Mauro Campobasso, che gioca da parziale stabilizzatrice del contesto e aggiunge un'intrigante nuance elettronica.
Manca la batteria, così che tutto suoni più compatto, e manca il pianoforte, così da garantirsi una maggiore libertà di vagabondare in orizzontale più che in verticale.
Le undici tracce del disco sono soprattutto questo, lunghe cavalcate melodiche in orizzontale che si dipanano con grande fluidità e consequenzialità. Ascoltando i brani più lunghi, l'impressione è quella di sfogliare i capitoli di un libro che si susseguono con naturalezza, ma uno sguardo retrospettivo ci fa comprendere quanto paesaggi diversi abbiamo in realtà attraversato.
Capita che Damiani introduca i pezzi al contrabbasso, per poi intervenire a indicare nuove strade e a marcare i cambiamenti di direzione. A Tantillo è affidato il canto più declamatorio e innologico, forse anche per le caratteristiche intrinseche del suo strumento, ma sarebbe un peccato non cogliere la raffinata declinazione di stati d'animo di certi suoi assoli. Simoni lavora invece di cesello e si fa interprete di un lirismo ricercato, che non manca di mostrare contrasti, ripensamenti e diversioni.
Tra i solchi respiriamo soprattutto un'atmosfera di soffusa malinconia, che viene però costantemente e sottilmente attraversata da un'inquieta increspatura. Alla serena compostezza di Maze e al lirismo più disteso di And Within That Blue A Feeling Of Green fanno da contraltare la sospensione emotiva di Come vento di taglio sulla pelle o la maggior libertà di Vanishing Borders, che si congeda con una gloriosa esplosione free. E se confrontiamo l'inizio e la fine di Wandering In Twilight, ci accorgiamo di quanto cammino abbia fatto il materiale melodico di partenza, che rimane perfettamente riconoscibile ma è stato al contempo trasfigurato dal lungo percorso. Un disco da non perdere.
La formazione messa in campo qui è curiosa e anomala, con dentro il contrabbasso, all'occorrenza suonato anche con l'archetto, due fiati (Giacomo Tantillo alla tromba e Lorenzo Simoni al sax tenore) e la formidabile chitarra di Mauro Campobasso, che gioca da parziale stabilizzatrice del contesto e aggiunge un'intrigante nuance elettronica.
Manca la batteria, così che tutto suoni più compatto, e manca il pianoforte, così da garantirsi una maggiore libertà di vagabondare in orizzontale più che in verticale.
Le undici tracce del disco sono soprattutto questo, lunghe cavalcate melodiche in orizzontale che si dipanano con grande fluidità e consequenzialità. Ascoltando i brani più lunghi, l'impressione è quella di sfogliare i capitoli di un libro che si susseguono con naturalezza, ma uno sguardo retrospettivo ci fa comprendere quanto paesaggi diversi abbiamo in realtà attraversato.
Capita che Damiani introduca i pezzi al contrabbasso, per poi intervenire a indicare nuove strade e a marcare i cambiamenti di direzione. A Tantillo è affidato il canto più declamatorio e innologico, forse anche per le caratteristiche intrinseche del suo strumento, ma sarebbe un peccato non cogliere la raffinata declinazione di stati d'animo di certi suoi assoli. Simoni lavora invece di cesello e si fa interprete di un lirismo ricercato, che non manca di mostrare contrasti, ripensamenti e diversioni.
Tra i solchi respiriamo soprattutto un'atmosfera di soffusa malinconia, che viene però costantemente e sottilmente attraversata da un'inquieta increspatura. Alla serena compostezza di Maze e al lirismo più disteso di And Within That Blue A Feeling Of Green fanno da contraltare la sospensione emotiva di Come vento di taglio sulla pelle o la maggior libertà di Vanishing Borders, che si congeda con una gloriosa esplosione free. E se confrontiamo l'inizio e la fine di Wandering In Twilight, ci accorgiamo di quanto cammino abbia fatto il materiale melodico di partenza, che rimane perfettamente riconoscibile ma è stato al contempo trasfigurato dal lungo percorso. Un disco da non perdere.