Pantarei Radiobuddha
2004 - Maec/Venus
Quello dei Pantarei è uno spirito intriso di saggezza popolare, di racconti, di sobrietà e di semplicità: è giusto lasciarsi affascinare da queste terre, dai loro profumi, dal sole e dal mare, ma non bisogna pensare che ciò sia scontato, perché il sud raccontato da Leon "Pantarei" è passionale e rabbioso, viscerale e critico. Vibra di un’agonia che viene sfogata attraverso sferzate di dialetto calabro-siciliano, si nutre di una poesia che trasforma i versi delle canzoni in imprecazioni a pugni chiusi.
E´ importante che continuino a giungere testimonianze artistiche come queste e siamo assolutamente in disaccordo con chi grida alla ripetitività o al già sentito: il ritmo della taranta ha un eco profondo ed eterno, manda i suoi segnali pulsanti qualunque sia il mezzo veicolante. Il progetto Panatarei non ha avuto particolari sterzate da quando nacque nel 1996 con l´album “Regalentu”: si muove sempre all´interno di ambientazioni elettroniche (trip-hop, trance, dub) unite ad atmosfere mediterranee-orientali, parte più o meno estranea del patrimonio etno-musicale della nostra canzone popolare. Oggi il sound ha acquisito più maturità negli accostamenti sonori: il bhangra e la ritmica indo-islamica rappresentano il nodo centrale su cui si sviluppano quasi tutti i brani del disco, mentre il mantra buddista è diventato fonte a cui attingere, oltre che scelta creativa simbolica al pari di una sorta di programma radiofonico da diffondere a ripetizione nell´etere.
Così quello che viene presentato come il singolo del disco, ne è piuttosto momento ludico per eccellenza: la title-track stimola al ballo mantrico dei buddha bar, un´occasione di svago e di piacere abbinata al rituale della dance. Indispensabile qui il lavoro di Fabrizio Cesare "Allah" co-autore, assieme a quello di Leon, sciamano ed arrangiatore del suono di Radiobuddha: la convivenza tra gli strumenti suonati da Leon (percussioni acustiche tra cui tablas e tablàh balandi, oltre a bozouki, chitarra, batteria) e il condensato di groove e campionamenti inscena un duello articolato tra materia-antimateria, anima-corpo. E ancora il calore di una ritmica pompata del basso, tecnicamente simile al sound dei cugini partenopei Almamegretta, accompagna le cantilene che raccontano la saggezza popolare degli anziani: in calce ai brani, all´interno del booklet, un piccolo vocabolario italiano-calabrese e, se non vi basta, potete sempre dedicarvi al "Calabriseglish", la scoperta di uno slang frutto di una ricerca antropologica per conto della RAI che fece Leon sui flussi migratori di ritorno dagli USA, mettendo in luce vari aspetti dei popolo italiano migratore. Tutte occasioni per istruire, ma anche per riflettere e contestare, come la costruzione del ponte sullo stretto di Messina, uno scempio, l´ennesima depredazione di questa terra in cui le priorità sono proprio ben altre.
Malinconia, radici, viaggio, spiritualità, politica, mafia, cultura, amore, lotta e grande umanità: "Assolutamente - Assolutamente - Stare con La Gente Assùd - Assolutamente Assud!!!".
E´ importante che continuino a giungere testimonianze artistiche come queste e siamo assolutamente in disaccordo con chi grida alla ripetitività o al già sentito: il ritmo della taranta ha un eco profondo ed eterno, manda i suoi segnali pulsanti qualunque sia il mezzo veicolante. Il progetto Panatarei non ha avuto particolari sterzate da quando nacque nel 1996 con l´album “Regalentu”: si muove sempre all´interno di ambientazioni elettroniche (trip-hop, trance, dub) unite ad atmosfere mediterranee-orientali, parte più o meno estranea del patrimonio etno-musicale della nostra canzone popolare. Oggi il sound ha acquisito più maturità negli accostamenti sonori: il bhangra e la ritmica indo-islamica rappresentano il nodo centrale su cui si sviluppano quasi tutti i brani del disco, mentre il mantra buddista è diventato fonte a cui attingere, oltre che scelta creativa simbolica al pari di una sorta di programma radiofonico da diffondere a ripetizione nell´etere.
Così quello che viene presentato come il singolo del disco, ne è piuttosto momento ludico per eccellenza: la title-track stimola al ballo mantrico dei buddha bar, un´occasione di svago e di piacere abbinata al rituale della dance. Indispensabile qui il lavoro di Fabrizio Cesare "Allah" co-autore, assieme a quello di Leon, sciamano ed arrangiatore del suono di Radiobuddha: la convivenza tra gli strumenti suonati da Leon (percussioni acustiche tra cui tablas e tablàh balandi, oltre a bozouki, chitarra, batteria) e il condensato di groove e campionamenti inscena un duello articolato tra materia-antimateria, anima-corpo. E ancora il calore di una ritmica pompata del basso, tecnicamente simile al sound dei cugini partenopei Almamegretta, accompagna le cantilene che raccontano la saggezza popolare degli anziani: in calce ai brani, all´interno del booklet, un piccolo vocabolario italiano-calabrese e, se non vi basta, potete sempre dedicarvi al "Calabriseglish", la scoperta di uno slang frutto di una ricerca antropologica per conto della RAI che fece Leon sui flussi migratori di ritorno dagli USA, mettendo in luce vari aspetti dei popolo italiano migratore. Tutte occasioni per istruire, ma anche per riflettere e contestare, come la costruzione del ponte sullo stretto di Messina, uno scempio, l´ennesima depredazione di questa terra in cui le priorità sono proprio ben altre.
Malinconia, radici, viaggio, spiritualità, politica, mafia, cultura, amore, lotta e grande umanità: "Assolutamente - Assolutamente - Stare con La Gente Assùd - Assolutamente Assud!!!".
