Pantarei

live report

Pantarei La Casa 139 - Milano

di Vito Sartor

Concerto del 13/10/2004

#Pantarei

Pantarei

13 Ottobre 2004
La Casa 139, Milano Ad accoglierci sul palco questa sera è il carismatico Leon, voce, autore e fondatore del progetto Pantarei, in occasione della presentazione dell'ultima fatica intitolata "RadioBuddha". Parliamo di progetto e lo facciamo con la P maiuscola, non parliamo semplicemente di Band nel senso più diretto del termine: il combo calabrese è nato nel 1996 e da allora porta con sè quella caratteristica di ricerca storica, sociologica che lo ha distinto nel corso degli anni.
Già dalla strumentazione intuiamo una performance equilibrata, un compromesso tra strumenti acustici ed elettronica, quest'ultima vera protagonista di tutti i dischi che la band ha prodotto. Una sorta di spartiacque divide in due il palco: percussioni tradizionali e batteria da una parte, synths e ritmica dall'altra. In mezzo la voce di Leon, la vera "Linea" di collegamento tra le due "Sponde", la figura veicolante e di trasmissione, si alternerà nelle funzioni di vocalist e percussionista, non perdendo mai occasioni di osannare le sue origine, di scaldare l'atmosfera con passione e di inneggiare al ballo immaginario dell'anima, in quanto lo spazio del luogo non permette la danza del corpo. Spesso siamo assaliti da una sensazione di viaggio immaginario tradotto in un'attitudine, elettro-psichedelica nei groove, che la band sa rendere con fisicità rock.
Attraverso il ritmo ipnotico del trip-pop bristoliano di "Tarantacalma" i Pantarei raccontano della tragedia dell'alluvione di Soverato CZ (10 settembre 2000), mentre la taranta scorre nel sangue degli abitanti di quella che un tempo si chiamava Magna Grecia che, ancora oggi, ha una così grande influenza nella musica contemporanea, specialmente in quella di matrice elettronica. Il ritmo nei tarantatolati riesce così ad amplificare la capacità di dialogo musicale con le altre culture: il suono urbano si mescola ai vocalizzi hip-hop dello slang mediterraneo di "Ajbdmamtudaj", mentre in "Calabrisenglish" a parlare è l'eco del mare nel basso ionico, che trasporta le testimonianze di chi ritorna e di chi arriva da altri paesi.
"Radiobuddha" fatica a tenerci incollati alle sedie, dietro di noi qualcuno accenna una danza e il gruppo sa di aver fatto centro: Cesari al "tabernacolo" elettronico fa miracoli, alterna il programming delle tastiere ad una chitarra synth e la fisicità della performance si concretizza anche grazie a lui, nonostante non disponga di tutta la struttura di uno studio di registrazione.
Il concerto si chiude con un canto delicato che parla di "Scilla": un'atmosfera speciale esalta ancora una volta il respiro del mare che, unito a quello dell'uomo, andrà a stringersi intorno ai mali di questa terra.
SCALETTA


Tarantacalma
Ajbdmamtudaj
Jammu Cuntrammanu
Calabrisenglish
Truschallàh
Amuri Ppa 'Via
Radiobuddha
Scilla