The slip<small></small>
Rock Internazionale

Nine Inch Nails The slip

2008 - The Null Corporation

25/07/2008 di Massimo Sannella

#Nine Inch Nails#Rock Internazionale

Se c’è una cosa che può sollevare dalla “cocente fregatura” downloaddata è che quantomeno non si è buttato un solo euro per scaricare in un Verbatim vuoto “altrettanto vuoto”; una menata digitale che fa rimpiangere amaramente quei climax cupi, fangosi, quel nichilismo industriale scorticante al limite del masochismo affliggente che sanguinava dai loro “veri dischi” a pagamento. Trent Reznor e i suoi Nine Inch Nails (Alessandro Cortini tastiera, Josh Freese batteria e il redivivo Robin Fink alla chitarra), finalmente libero da capestri, postille e diktat imposti dagli apparati discografici delle major, immettono on line di tutto e di più con l’identica tempistica dell’imbonitore di creme miracolistiche.
L’idea di diffondere gratuitamente musica è rivoluzionaria, di poterne fruire liberamente è stupefacente, ma poi trovarsi tra le mani una “accozzaglia di robetta” non fa altro che rinforzare l’opinione che tutto quello che viene offerto o elargito a costo zero – o quasi – sia solo mercanzia scadente, annacquata, giacenza di magazzino, che per avere la qualità è obbligatorio il sacrificale salasso del portafoglio.
“The Slip” è l’ultimo lavoro in studio di Reznor e NiN, interamente scaricabile, ed è il disco dello smarrimento totale del maestro della decostruzione sonica per eccellenza, del temporaneo divagare – (Black hole creativo? Tfr dalla scena musicale? Menefreghismo da panciolle per un pre-pensionamento miliardario o un genio che ha perso la sua lampada?) – nel ginepraio senza uscita della rete globale.
Le tenebre, la disperazione, il dark industriale, l’aria pesante da day-after e tutta la magniloquenza sickness che corredava i fasti nero seppia della memorabile epopea NIN (“The Downward Spiral”, “With Teeth”, “Pretty Hate Machine”) qui è messa a prendere una mezza muffa, conservata solo per riprenderla in “1,000,000” e nella finale “Demon Seed” ; poi quel che sta di mezzo – a mio avviso – è solo farcitura ben al di sotto delle potenzialità venose della band dell’Ohio, che lascia pagine bianche orfane di quella “grande scrittura rock maledetta” ora dedicata ad altro.
Se si fosse trattato di una band come tante, si lascerebbe cadere la cosa come una foglia appassita tra mille, ma qui parliamo di un gruppo che ha fatto scuola e che si spera torni ad insegnare ancora, e la delusione brucia nel sentirli sgranchirsi nell’Ambient di “999,999” e “Corona Radiata”, nel metallismo breakbeats, jungle sound di “Letting You”, passando per l’elettro di “Echoplex”. Una piccola oasi, ma piccola, in questo deserto di idee è contemplata nella soddisfacente decadenza noir di “Lights in the Sky”, voce e pianoforte, che non fanno altro che rinfuocare la malinconia dei tempi d’oro.
In un momento di imbarbarimento musicale, come quello che si sta vivendo, se vengono a mancare le colonne portanti, le strutture di riferimento cui rifugiarsi nelle crisi d’astinenza sonica, tutto cede, tutto rovina nell’inconcludenza; sentire poi gli eroi del noise-industrial ridotti a “diffusori da discount reticolari per sharing a costo zero” tronca ogni speranza! Ad ogni modo scaricatevi questo “The Slip”, non costa nulla, il come lo sapete tutti, il dove non lo suggerisco per pura decenza.

Track List

  • 999,999|
  • 1,000,000|
  • Letting you|
  • Discipline|
  • Echoplex|
  • Head down|
  • Lights in the sky|
  • Corona radiata|
  • The four of us are dying|
  • Demon seed

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