Montegro Vita bellissima
2025 - distr. Artist First
Vita bellissima, nonostante la Benedetta malinconia. Il nuovo lavoro di Montegro, dopo l’EP Fare di meglio (2024), e la sua title- track contemperano slancio vitale ed euforia con la nostalgia, come quella che trasuda da Abbracci da via Casilina. La consolare romana diventa un orizzonte infinito da guardare mentre si ricorda qualcosa di perduto per (forse) sempre.
Ma la penna e la chitarra del giovane cantautore non si limitano a cantare di amori finiti. Brani come Tuttobanale analizzano la dipendenza da app di acquisto, il bisogno di ostentazione, il vivere in un continuo hic et nunc e in un perenne confronto con il prossimo, altrimenti si sfigura. Montegro, all’anagrafe Daniele Paolucci, infatti racconta, a proposito di Vita bellissima: “Il titolo è una provocazione: viviamo in un’epoca che ci bombarda di immagini perfette, tanto da renderci ciechi di fronte a ciò che ci circonda. E allora questo disco diventa un invito a riascoltare la realtà per quello che è, cruda e imperfetta, ma per questo autentica.”
E autentico è il suono dell’album, fatto di chitarre, di ritmiche, di bassi e di fiati, che si accostano delicati e gentili, reinterpretando in chiave un po’ latineggiante la cosiddetta scuola romana (Silvestri, Fabi, Sinigallia, Gazzè). Così verrebbe quasi da ballare sulla spiaggia al tramonto, a piedi nudi sulla sabbia, “schegge impazzite in un mare di cocktail” (Ci balli su).
Ma l’estate finisce, con lei le sue illusioni, e arriva l’autunno. A Montegro il merito di ricordarci che però l’estate c’è stata.
Ma la penna e la chitarra del giovane cantautore non si limitano a cantare di amori finiti. Brani come Tuttobanale analizzano la dipendenza da app di acquisto, il bisogno di ostentazione, il vivere in un continuo hic et nunc e in un perenne confronto con il prossimo, altrimenti si sfigura. Montegro, all’anagrafe Daniele Paolucci, infatti racconta, a proposito di Vita bellissima: “Il titolo è una provocazione: viviamo in un’epoca che ci bombarda di immagini perfette, tanto da renderci ciechi di fronte a ciò che ci circonda. E allora questo disco diventa un invito a riascoltare la realtà per quello che è, cruda e imperfetta, ma per questo autentica.”
E autentico è il suono dell’album, fatto di chitarre, di ritmiche, di bassi e di fiati, che si accostano delicati e gentili, reinterpretando in chiave un po’ latineggiante la cosiddetta scuola romana (Silvestri, Fabi, Sinigallia, Gazzè). Così verrebbe quasi da ballare sulla spiaggia al tramonto, a piedi nudi sulla sabbia, “schegge impazzite in un mare di cocktail” (Ci balli su).
Ma l’estate finisce, con lei le sue illusioni, e arriva l’autunno. A Montegro il merito di ricordarci che però l’estate c’è stata.
