Never Alone - the music of Michael Brecker<small></small>
Jazz Blues Black − Jazz − Fusion e altro

Monday Orchestra

Never Alone - the music of Michael Brecker

2018 - Barnum for art
02/08/2018 - di
Apparente cambio di direzione da parte della Barnum for art  che, con la pubblicazione di questo disco, svolta rispetto ai due lavori di esordio (Sospiri Sospesi e Anima Mundi) imperniati sull`incontro della matrice jazz con diverse musiche etniche e/o folk. In questo Never Alone l`attenzione vira verso la musica di Michael Brecker reinterpretata con entusiasmo e sapienza dalla Monday Orchestra diretta da Luca Missiti, musicista e arrangiatore milanese impegnato con questo Ensemble nella ripresa di diversi repertori della tradizione jazzistica.

Brecker é un artista che ha decisamente brillato nel dominio virtuosistico del suo strumento (sax tenore principalmente) e nell`interdisciplinarietà del suo approccio che l`ha portato dal bop alla fusion e anche al pop. Un po` meno é ricordato come compositore che, a detta di molti (opinione che chi scrive condivide in buona parte), non é risultato particolarmente profondo, spesso prolisso su idee masticate e rimasticate correndo qualche rischio di noia. Insomma: ottimo sound ma scrittura così così.
L`impresa di Missiti pone quindi una duplice sfida: da un lato ricordare il valore tecnico dello strumentista e dall`altro minimizzare quegli inconvenienti compositivi di cui si é fatto cenno. Ci sentiamo di dire che Luca é riuscito egregiamente consegnando alla novella Barnum un altro episodio degno di essere esplorato.
Gli elementi che hanno permesso un esito positivo dell`iniziativa sono diversi e proviamo a chiarirli di seguito.

In prima battuta l`uso di ottimi solisti che sono riusciti a rivalutare il valore tecnico dei brani selezionati. Spiccano soprattutto le ance ma in generale tutte le sezioni risultano efficaci, con un plauso specifico alle batterie sempre in tiro perfetto senza sovrastare. Inoltre la partecipazione di eccellenze quali Randy Brecker (tromba, fratello e sodale artistico di Michael), Mike Mainieri (vibrafono, fondatore degli Steps Ahead in cui Michael militò) e Bob Mintzer (sax tenore che realizzò con Michael il noto Twin Tenors ) contribuisce certamente al livello qualitativo delle esecuzioni.
A certificazione di questo aspetto si possono citare numerosi momenti; tromba e sax nel brano di inizio, il basso "grooving" e l`eccellente piano in Pools, sax e piano in Peep, il rolling potente ma delicato delle batterie praticamente in ogni pezzo.

In seconda battuta si ritiene di sottolineare l`organizzazione e l`uso che Missiti fa dell`orchestra. L`Ensemble non é chiamato a un ruolo "sinfonico" ma é dedicato principalmente ad esporre e richiamare i lick / riff di riferimento conservando compattezza ai brani nonostante la loro durata. Interallacciati a queste fasi ci sono gli interventi solisti, sempre di ottimo livello, che tengono alta la coloritura jazz del pezzo evitando quindi effetti retorici tipici di una certa fusion. Interessante é poi notare come in occasione dei momenti solisti l`ascoltatore ha l`impressione di essere in presenza di un combo piuttosto che di un organico allargato, il tutto a favore di un rapporto più caldo col pezzo.
Questo aspetto emerge soprattutto se ci si permette il "lusso" di ascoltare questo disco e, in parallelo, qualche esecuzione originale dei brani proposti. Song for Barry, per esempio, si basa su di un lick semplicissimo proposto senza echi elettronici e con soli di sax e chitarra più "asciutti" rispetto alla coloritura fusion di base; l`idea della composizione é salva senza inutili enfasi. Slang elimina alcuni effetti speciali da intrattenimento e, rivalutando una tessitura funky, conserva un`energia sobria. In questo pezzo si apprezza in modo particolare la sinergia tra orchestra e solisti; l`energia é scambiata reciprocamente su di una base ritmica ottimamente sostenuta dal drumming ed esaltata dagli acuti dei fiati.

Infine va evidenziato il riferimento a diverse matrici musicali. Si va da momenti bop a richiami fusion, da elementi quasi etnici (sottolineiamo il quasi) a ballate evocative. Sygyzy pare ricordare i momenti iniziali di Brecker con l`hard bop grazie a un sax "blowing" e un basso walking. Safari fa riferimento al periodo in cui Brecker lavorava con Paul Simon su echi di musica africana; in evidenza la ritmica ipnotica e le onomatopee del sax e del trombone, efficacissime nel rendere l`effetto di un ecosistema etnico. La title track é invece una ballata, un cammeo decisamente inatteso quasi al termine di un lavoro imperniato tutto sommato sull`energia degli interventi.

Con questi tre pilastri il lavoro si sostiene molto bene e si rivela degnissimo di un ascolto anche prolungato; l`avventura Barnum prosegue bene....al prossimo appuntamento.

 

Track List

  • Song for Barry
  • Pools
  • Syzygy
  • Safari
  • Slang
  • Never Alone
  • Peep
  • Both Sides of the Coin