Mobrici Supernova
2026 - Maciste Dischi / Epic / Sony Music Italia
#Mobrici#Italiana#Pop #mobrici #supernova #recensione #nuovo album
Una lucida presa di coscienza, come l’esplosione di una stella. Come una supernova.
Bastano poche parole per riassumere il concept nascosto in Supernova, l’ultimo album di Mobrici pubblicato per Maciste Dischi/ Epic / Sony Music Italia).
Gli eventi della vita prendono il sopravvento, e mi ritrovo a scrivere cinque mesi dopo la sua pubblicazione: un gesto che, a ben vederlo, non è del tutto sbagliato, perché la prima volta che ho ascoltato questo album sono rimasta interdetta: non sapevo se mi piacesse o meno, mi sono avvicinata all’ascolto senza nessuna aspettativa, perché è un lavoro che arriva dopo due anni di assenza di Mobrici. Un lungo silenzio di due anni che si è sciolto con tre singoli completamente diversi tra loro: la calda e delicata Che serata stupida, l’ironica Con la lingua e infine l’intensa e avvolgente Astri. Solo a un ascolto più lucido e freddo, ho capito che Supernova non può che lasciare pensieri positivi. Diciamolo subito – anche perché non è retorica –: questo è un album maturo: Supernova ci mostra un Mobrici più grande, emotivamente più complesso e musicalmente più deciso, talmente deciso da incidere un album che crea una vera scissione musicale con i precedenti Anche le scimmie cadono dagli alberi (2022) e Gli anni di Cristo (2023).
Il cosmo, lo spazio, le stelle e l’infinito: quante possibilità ci sono in questo universo? Quante strade percorriamo senza riporre in loro alcuna certezza? Cosa sarà del nostro futuro? Per scrivere questo album, Mobrici mette su un tavolo le sue paure e le trasforma in dieci canzoni in cui il pop incontra un inconsueto e ironico rock’n’roll americano (Primavera totale) o la delicatezza acustica (Universal).
Si legge: ““SUPERNOVA” nasce nel momento in cui qualcosa si rompe e, invece di spegnersi, prova a restare accesa. Non racconta la fine delle cose, ma quello che succede subito dopo, quando si va avanti anche senza risposte e senza una direzione chiara, come se ci si muovesse per inerzia, seguendo luci lontane.” Infatti, in queste canzoni, si rispecchiano le paure e le incertezze di una persona di trent’anni che si confronta davvero con il mondo e le proprie problematiche; quelle di una persona che è cresciuta con un’idea di mondo che difficilmente potrà tornare. “Cambiare il mondo/ Ormai è troppo tardi […] / Un nodo al collo/ Che stringe la gola” canta in Stavo meglio a casa con un filo di voce e una melodia sospesa che racchiude ogni incertezza che attanaglia i trentenni di oggi (quasi una focus track). Infine il titolo di questo lavoro è un omaggio ai fratelli Gallagher, fondatori degli Oasis, band di riferimento di Mobrici, nonché fautori di questo risveglio artistico.
Tutto questo fa di Mobrici un cantautore che mette sé stesso e le sue esperienze al centro dei suoi brani, confermandone però l’abilità di saper scrivere canzoni che parlano facilmente a una pluralità che può effettivamente rispecchiarsi nelle sue parole. Una scrittura semplice, mai banale, bensì efficace e precisa, in cui è quasi impossibile non sentirsi coinvolti nelle parole di Fede che si sente sola e si vede invecchiare ed è a dieta da una vita, o in quelle di Canzoni per la notte in cui le canzoni arrivano quando meno te le aspetti “e ti spaccano a metà” perché le senti incredibilmente vicine.
Possibile citare ancora la voglia di stravolgere completamente la propria routine (o anche vita, se si riesce!) cantata in Primavera totale, o i costanti dubbi che ci assalgono, come cantato nella profonda e intima Interstellar in cui (finalmente!) si ammette che siamo tutti soli, alla ricerca di un piccolo barlume di stabilità, ripensando a tutti gli errori fatti.
Infine Supernova è un album di collaborazioni, una scelta inedita per il cantautore milanese: oltre al divertente Sono pazzo scritto e cantato insieme a Fulminacci, Mobrici si avvale della collaborazione testuale e vocale di Dimartino – già coautore insieme a lui del singolo Lento Violento dei Canova – su Interstellar e della penna di Gazzelle in Con la lingua e di quella di Calcutta in Astri.
Tra le nebulose del cosmo, l’album si chiude tra i suoni sospesi e a tratti impalpabili di Universal – il brano probabilmente più intimo e delicato di tutto il lavoro – che si disperdono nel silenzio e nelle domande: una canzone d’amore per eccellenza in cui l’unione diventa la forza, “una direzione provvisoria, qualcosa che orienta senza risolvere, che tiene in piedi mentre tutto resta instabile.”
Supernova è un album per gli innamorati, ma anche per chi è solo, per chi soffre in questa solitudine e chi vi ha trovato la sua stabilità. Supernova è un album che ti accoglie, che ti capisce, che non fa domande, ma ti aiuta a vivere in tutto il bello che offre il presente.
Bastano poche parole per riassumere il concept nascosto in Supernova, l’ultimo album di Mobrici pubblicato per Maciste Dischi/ Epic / Sony Music Italia).
Gli eventi della vita prendono il sopravvento, e mi ritrovo a scrivere cinque mesi dopo la sua pubblicazione: un gesto che, a ben vederlo, non è del tutto sbagliato, perché la prima volta che ho ascoltato questo album sono rimasta interdetta: non sapevo se mi piacesse o meno, mi sono avvicinata all’ascolto senza nessuna aspettativa, perché è un lavoro che arriva dopo due anni di assenza di Mobrici. Un lungo silenzio di due anni che si è sciolto con tre singoli completamente diversi tra loro: la calda e delicata Che serata stupida, l’ironica Con la lingua e infine l’intensa e avvolgente Astri. Solo a un ascolto più lucido e freddo, ho capito che Supernova non può che lasciare pensieri positivi. Diciamolo subito – anche perché non è retorica –: questo è un album maturo: Supernova ci mostra un Mobrici più grande, emotivamente più complesso e musicalmente più deciso, talmente deciso da incidere un album che crea una vera scissione musicale con i precedenti Anche le scimmie cadono dagli alberi (2022) e Gli anni di Cristo (2023).
Il cosmo, lo spazio, le stelle e l’infinito: quante possibilità ci sono in questo universo? Quante strade percorriamo senza riporre in loro alcuna certezza? Cosa sarà del nostro futuro? Per scrivere questo album, Mobrici mette su un tavolo le sue paure e le trasforma in dieci canzoni in cui il pop incontra un inconsueto e ironico rock’n’roll americano (Primavera totale) o la delicatezza acustica (Universal).
Si legge: ““SUPERNOVA” nasce nel momento in cui qualcosa si rompe e, invece di spegnersi, prova a restare accesa. Non racconta la fine delle cose, ma quello che succede subito dopo, quando si va avanti anche senza risposte e senza una direzione chiara, come se ci si muovesse per inerzia, seguendo luci lontane.” Infatti, in queste canzoni, si rispecchiano le paure e le incertezze di una persona di trent’anni che si confronta davvero con il mondo e le proprie problematiche; quelle di una persona che è cresciuta con un’idea di mondo che difficilmente potrà tornare. “Cambiare il mondo/ Ormai è troppo tardi […] / Un nodo al collo/ Che stringe la gola” canta in Stavo meglio a casa con un filo di voce e una melodia sospesa che racchiude ogni incertezza che attanaglia i trentenni di oggi (quasi una focus track). Infine il titolo di questo lavoro è un omaggio ai fratelli Gallagher, fondatori degli Oasis, band di riferimento di Mobrici, nonché fautori di questo risveglio artistico.
Tutto questo fa di Mobrici un cantautore che mette sé stesso e le sue esperienze al centro dei suoi brani, confermandone però l’abilità di saper scrivere canzoni che parlano facilmente a una pluralità che può effettivamente rispecchiarsi nelle sue parole. Una scrittura semplice, mai banale, bensì efficace e precisa, in cui è quasi impossibile non sentirsi coinvolti nelle parole di Fede che si sente sola e si vede invecchiare ed è a dieta da una vita, o in quelle di Canzoni per la notte in cui le canzoni arrivano quando meno te le aspetti “e ti spaccano a metà” perché le senti incredibilmente vicine.
Possibile citare ancora la voglia di stravolgere completamente la propria routine (o anche vita, se si riesce!) cantata in Primavera totale, o i costanti dubbi che ci assalgono, come cantato nella profonda e intima Interstellar in cui (finalmente!) si ammette che siamo tutti soli, alla ricerca di un piccolo barlume di stabilità, ripensando a tutti gli errori fatti.
Infine Supernova è un album di collaborazioni, una scelta inedita per il cantautore milanese: oltre al divertente Sono pazzo scritto e cantato insieme a Fulminacci, Mobrici si avvale della collaborazione testuale e vocale di Dimartino – già coautore insieme a lui del singolo Lento Violento dei Canova – su Interstellar e della penna di Gazzelle in Con la lingua e di quella di Calcutta in Astri.
Tra le nebulose del cosmo, l’album si chiude tra i suoni sospesi e a tratti impalpabili di Universal – il brano probabilmente più intimo e delicato di tutto il lavoro – che si disperdono nel silenzio e nelle domande: una canzone d’amore per eccellenza in cui l’unione diventa la forza, “una direzione provvisoria, qualcosa che orienta senza risolvere, che tiene in piedi mentre tutto resta instabile.”
Supernova è un album per gli innamorati, ma anche per chi è solo, per chi soffre in questa solitudine e chi vi ha trovato la sua stabilità. Supernova è un album che ti accoglie, che ti capisce, che non fa domande, ma ti aiuta a vivere in tutto il bello che offre il presente.
