Mimmo Cavallo `U Signuri u na manda bona
2026 - Suoni Dall`Italia
Un disco che unisce, che incontra e che crea panorami sonori intensi; da cui emerge una figura, quella del cantautore fuori dal giro e che vive e racconta questi tempi difficili, in poche parole un “marenauta”, l’espressione di Mimmo Cavallo, che trova la forza di cantare nella sua nuova opera, ‘U Signuri u na manda bona.
La Title Track, che apre l’album, introduce la figura del marenauta in cui esprime il suo preoccupato pensiero sulla realtà, dove il mondo è colpito da guerre e dolore. Subito dopo arriva, su uno sfondo sonoro blues etnico mediterraneo, Papa Caiazzo: le note di blues elettrico si mescolano col sound etnico e tratteggiano una denuncia contro il clima inquisitorio di questi tempi, dove sembra di essere tornati all’epoca di colui a cui è intitolato il brano. Un’altra persona viene raccontata in Oh Mimì, un dolce lento mediterraneo che ricorda la figura di Mia Martini, donna che ha vissuto nell’attesa di ricongiungersi con le proprie radici e la cui morte ha atrocemente impedito che ciò avvenisse.
L’attesa si trasforma in una condizione umana, quella che porta con sé l’estate, simbolo di serenità e di buone speranze: nasce così, su sonorità folk, roots L’estate che torna. Si passa dall’attesa al dolore con Off limits, un blues mediterraneo: qui vengono raccontate la fatica di ricominciare dopo la fine di una relazione e l’incapacità di elaborarla, anche se nel protagonista rimane viva la speranza di ripartire e di liberarsi dello spettro della solitudine imposta dalla rottura. La speranza è il motore che dà energia A las çinco de la tarde: su suoni folkloristici si racconta il ricordo dei propri sogni e la crescita di una persona durante il passare del tempo, ma sperando sempre che ogni proprio desiderio possa avverarsi.
Condividono lo stesso desiderio la città di Taranto e i tarantini, che in ‘U vurpe trovano una voce che possa urlare insieme a loro il proprio dolore. Una voce che si esprime su uno sfondo musicale che riprende la tarantella e accenni al country, mentre sono diverse sono le sonorità di Persone sole, un lento blues: il brano è un elogio alla solitudine intesa non come isolamento, ma come valore per stare bene con sé stessi e riflettere in silenzio davanti al dolce suono del mare. Arriva poi un altro elogio, La libertà: su suoni folk, essa viene raffigurata come un boomerang che non torna mai indietro, perché viene guadagnata con tanti sacrifici. Un’altra critica a ciò che succede nel Sud Italia avviene in Mentire sempre, una tarantella più elettrica che parla delle bugie che da sempre rendono ostaggi il Sud e le persone che cercano di allontanarlo dalle ingiustizie sociali.
L’opera si chiude con un altro elogio all’estate, Jesce sole jesce: un lento blues in cui l’estate diventa una condizione che porta felicità e momenti indimenticabili, e poi con un’ultima traccia che riprende il concept del disco, Oh ninni nanna (finale): una canzone dalle sonorità etniche, dove il marenauta sembra cercare di addormentarsi, pur sapendo che i suoi ideali vivranno nel sogno e non si fermeranno al suo risveglio.
‘U Signuri u na manda bona è il racconto della realtà da parte del marenauta, che la sa leggere con profondità e raccontarla con la schiettezza di chi prova un gran dolore per tanti scenari che vive con i propri occhi. Mimmo Cavallo rappresenta il cantautore che in apparenza sembra essere fuori dal giro, ma che è presente nella realtà di oggi e che sa raccontare ogni attesa ormeggiata sulla riva del mare, pronta a salpare e a cantare contro ogni ingiustizia.
La Title Track, che apre l’album, introduce la figura del marenauta in cui esprime il suo preoccupato pensiero sulla realtà, dove il mondo è colpito da guerre e dolore. Subito dopo arriva, su uno sfondo sonoro blues etnico mediterraneo, Papa Caiazzo: le note di blues elettrico si mescolano col sound etnico e tratteggiano una denuncia contro il clima inquisitorio di questi tempi, dove sembra di essere tornati all’epoca di colui a cui è intitolato il brano. Un’altra persona viene raccontata in Oh Mimì, un dolce lento mediterraneo che ricorda la figura di Mia Martini, donna che ha vissuto nell’attesa di ricongiungersi con le proprie radici e la cui morte ha atrocemente impedito che ciò avvenisse.
L’attesa si trasforma in una condizione umana, quella che porta con sé l’estate, simbolo di serenità e di buone speranze: nasce così, su sonorità folk, roots L’estate che torna. Si passa dall’attesa al dolore con Off limits, un blues mediterraneo: qui vengono raccontate la fatica di ricominciare dopo la fine di una relazione e l’incapacità di elaborarla, anche se nel protagonista rimane viva la speranza di ripartire e di liberarsi dello spettro della solitudine imposta dalla rottura. La speranza è il motore che dà energia A las çinco de la tarde: su suoni folkloristici si racconta il ricordo dei propri sogni e la crescita di una persona durante il passare del tempo, ma sperando sempre che ogni proprio desiderio possa avverarsi.
Condividono lo stesso desiderio la città di Taranto e i tarantini, che in ‘U vurpe trovano una voce che possa urlare insieme a loro il proprio dolore. Una voce che si esprime su uno sfondo musicale che riprende la tarantella e accenni al country, mentre sono diverse sono le sonorità di Persone sole, un lento blues: il brano è un elogio alla solitudine intesa non come isolamento, ma come valore per stare bene con sé stessi e riflettere in silenzio davanti al dolce suono del mare. Arriva poi un altro elogio, La libertà: su suoni folk, essa viene raffigurata come un boomerang che non torna mai indietro, perché viene guadagnata con tanti sacrifici. Un’altra critica a ciò che succede nel Sud Italia avviene in Mentire sempre, una tarantella più elettrica che parla delle bugie che da sempre rendono ostaggi il Sud e le persone che cercano di allontanarlo dalle ingiustizie sociali.
L’opera si chiude con un altro elogio all’estate, Jesce sole jesce: un lento blues in cui l’estate diventa una condizione che porta felicità e momenti indimenticabili, e poi con un’ultima traccia che riprende il concept del disco, Oh ninni nanna (finale): una canzone dalle sonorità etniche, dove il marenauta sembra cercare di addormentarsi, pur sapendo che i suoi ideali vivranno nel sogno e non si fermeranno al suo risveglio.
‘U Signuri u na manda bona è il racconto della realtà da parte del marenauta, che la sa leggere con profondità e raccontarla con la schiettezza di chi prova un gran dolore per tanti scenari che vive con i propri occhi. Mimmo Cavallo rappresenta il cantautore che in apparenza sembra essere fuori dal giro, ma che è presente nella realtà di oggi e che sa raccontare ogni attesa ormeggiata sulla riva del mare, pronta a salpare e a cantare contro ogni ingiustizia.
