Convergence<small></small>
Jazz Blues Black • Jazz • Mainstream moderno

Max Trabucco Convergence

2025 - Abeat

02/02/2026 di Vittorio Formenti

#Max Trabucco#Jazz Blues Black#Jazz

Lavoro ammaliante questo Convergence di Max Trabucco, batterista e compositore tra i più interessanti della nuova generazione. Con Manuel Caliumi (sax alto), Federico Pierantoni (trombone) e Federica Michsanti (contrabbasso) Trabucco dà vita a un combo basato su strumenti monodici dei quali riesce a sfruttare le potenzialità, evitando di farsi imbrigliare dai possibili limiti.
L’assenza di strumentazione polifonica toglie la componente strettamente accordale e porta a concentrarsi sulle linee melodiche, la cui sovrapposizone consente un approccio che rivaluta timbriche e digressioni libere. Il risultato è un interessante sincretismo tra tradizione e modernità. L’istinto bop non resta incastrato in gabbie armoniche ma mette la sua energia al servizio di una ricerca sonica, perfettamente organica a una sensibiltà del nuovo millennio.

Non occorrono contaminazioni con altre musiche; si tratta di jazz in senso stretto  che vive di propria attualtà grazie a una sensibiltà creativa che non rifugge da metacomposizioni.
Ne è un perfetto esempio Evidology. Il titolo, e anche il brano, richiamano Evidence di Monk e Antropology di Parker; fusi con logica perfetta danno vita a un’esecuzione in cui il sax resta legato a certe matrici, il basso mantiene una compattezza di fondo anche se con ritmica variata, tra walking e punteggiatura, mentre chi cambia le carte in tavola è il trombone, che sfrutta bene le proprie rotondità sonore con pronunce timbriche felicemente in contrappunto all’ancia.

Questo gioco funziona bene anche in altri momenti del disco che offre un’apprezzabile convivenza tra composizione, arrangiamento e improvvisazione.
Il primo aspetto è forse il più di rilievo; infatti se è vero che prevalgono le linee orizzontali, con le conseguenti opportunità di liberi flussi, è altresì constatabile una logica di fondo delle idee, manifestata in una compattezza dei brani che si coglie se si ascolta con un approccio “polifonico”, cercando di accogliere contemporaneamente i contributi di tutti gli strumenti.

La capacità di arrangiamento è documentata in Ascendant, brano di Elvin Jones il cui richiamo non meraviglia, visto che l’opera è appannaggio di un batterista come Trabucco. Qui il carattere sincopato e spezzato dell’originale, in classico stile tra bop e Coltrane, viene rivisto con un drumming più legato e asimmetrie melodiche e corali figlie dei tempi nostri.
L’improvvisazione è principalmente affidata ai fiati in una logica  che comunque non si discosta mai dalle idee motiviche (o tematiche) di fondo, spostando spesso l’attenzione ai timbri più che alle divagazioni e confermando quella compattezza compositiva già sottolineata.

Tutti gli artisti meritano un elogio, non tanto per le capacità tecniche date per scontate, ma per le empatie messe al servizio del gruppo. Sax e trombone recitano alla perfezione le loro parti complementari, tra capacità di taglio e di avvolgenza. Il basso è mirabile nel ruolo di sostegno modulato, corposo e agogico (vengono in mente riferimenti alla Vitous o alla Carter). Infine la batteria è un valore aggiunto melodico che, nonostante la titolarietà del lavoro, non si impone mai nemmeno nei momenti in cui sarebbe naturale lo facesse. In Serendipity la matrice di Roach è rielaborata dai colleghi e non dal leader, a testimonianza di un progetto corale al cento per cento.

Un bel viaggio tra storia e contemporaneità nel quale prevalgono la freschezza e la competenza delle nuove leve, che meritano tutta l’attenzione e l’apprezzamento di chi è alla ricerca di voci nuove.

Track List

  • The Key
  • Convergence
  • Looking for Something
  • Serendipity
  • Quiet
  • Evidology
  • Prayer for Peace
  • Humans Can`t
  • Ascendant