Mauro Ermanno Giovanardi E poi scegliere con cura le parole
2026 - Woodworm Label
che saper scrivere canzoni
e una foto anche se figa
vale più delle emozioni
questo posto non è il mio
non è quello che volevo
non è quello che sognavo
non è quello in cui credevo..."
La prima volta che ho ascoltato Buio nella pelle, il brano che apre E poi scegliere con cura le parole, l'ultimo, magnifico lavoro di Mauro Ermanno Giovanardi, ho voluto creare l'atmosfera adatta per lasciarmi accarezzare dall'alchimia di suoni e parole. E ho fatto bene: il cuore ferito viene medicato dalla linea di piano, che si insinua tra le trame elettroniche, mentre la voce (la Voce!) di Giovanardi descrive, pacata e decisa, suadente e diretta, il disagio percepito in questi tempi, la "disillusione" che si fa spazio dentro di noi, in una confessione intima, che innalza da subito la temperatura delle tredici canzoni, portando noi ascoltatori a farci più vicini, disposti ad ascoltare le riflessioni di un artista sensibile.
Del disco, nell'intervista che mi ha concesso, il cantautore aveva detto: "c'è dentro tutto: la sperimentazione, la poesia, la melodia... La visione iniziale era di fare una canzone d'autore del Terzo Millennio", e non potrebbe esserci una sintesi migliore per definire un lavoro importante, ricco di spunti, poliedrico in senso sia compositivo, sia dei suoni con cui sono rivestite le parole. La riflessione sul contemporaneo domina e permea ogni tematica trattata, e l'approccio critico e filosofico si scioglie in immagini efficaci, in un uso della melodia in miracoloso equilibrio tra analogico e digitale, tra acustico ed elettronico. Merito di un arrangiamento raffinato e popolare insieme, curato con minuziosa attenzione verso ogni passaggio, in cui è evidente il lavorìo di produzione; il disco è stato registrato nello studio di LeLe Battista e coprodotto dallo stesso cantautore e da Leziero Rescigno,
suo collaboratore storico e batterista anche nel tour dal grande successo di Proteggimi da ciò che voglio, il disco che ha rivisto insieme i La Crus. Ma i suoni raggiungono il risultato di un classico contemporaneo, grazie al piano, alle ritmiche e all'elettronica di Rescigno, alle programmazioni e ai cori di Battista, protagonisti assoluti di ben sette brani su tredici.
E che Giovanardi, in questa fase creativa, sia aperto alle collaborazioni, è evidente dalla convinzione con cui interpreta i brani composti da altri, come il manifesto, con echi di Yeats, Per cantare più forte, che vede la collaborazione di Colapesce e Rescigno, con Cesare Malfatti a elettronica e campioni, o la magnetica Anni Zero, ritratto emozionante di un incontro tra generazioni propiziato dalla musica, firmato da Francesco Bianconi dei Baustelle e Kaballà, di cui il cantautore confessa di aver "cambiato solo un piccolo passaggio: il verso originale era “un vecchio disco degli Scarafaggi”, che è diventato “ un disco del Velluto Sotterraneo", come omaggio ai Velvet Underground. Nient’altro. E non mi capita quasi mai". Ma resta nel cuore la forza dolce e resistente con cui interpreta versi come "Non si ferma il cambiamento / altre musiche verranno / spazzeranno come il vento / questi fiori e noi con loro", sostenuta dagli archi di Jessica Testa.
La sensibilità espressiva dell'artista si nota proprio anche da queste scelte, che danno spazio alla creatività altrui, ed esaltano la verve interpretativa di una voce duttile; Giovanardi sa come scandire e porgere le parole, scegliendole con cura (un omaggio ribaltato ad Alda Merini, che scrisse: "Mi piace chi sceglie con cura le parole da non dire") e seguendo la linea melodica, tra echi degli anni Ottanta, come la profonda e caustica La coscienza della mia generazione, con il synth di Roberto Vernetti e gli archi di Marco Benz Gentile, oppure il ritratto degli infiniti tradimenti, compiuti o subiti, in Amore Giuda con la voce di Barbara Cavaleri, che dà ulteriore intensità a molti episodi, o ancora la dichiarazione sincera e aperta in Di struggente amore, e sintesi ardita tra canzone d'autore, ricca di metafore, e immediatezza pop, melodica e dal canto aperto, come nell'intensa Il numero che viene dopo, o in Un errore, che vede la partecipazione del terzo La Crus, Alex Cremonesi.
Un equilibrio rarissimo da conquistare e mantenere per più di un brano, che invece nel disco viene raggiunto in ogni traccia, grazie alla capacità dell'artista di circondarsi di persone affini, che collaborano guardando nella stessa direzione, e di interpretare i brani nel senso etimologico del termine, ponendosi tra lo spartito e l'ascoltatore con decisa convinzione, col desiderio di comunicare un sentimento urgente di salvezza in tempi incerti e di lanciare una sfida che attraversi pregiudizi, disfattismi e luoghi comuni e li trafigga, vincendo banalità e superficialità. Lo slancio del carpe diem in Ogni voglia di noi due, ("questa vita è troppo corta per non viverla così"), accostato al dolore per la perdita in Ha ragione Schopenhauer, che chiude il lavoro ("la felicità la cerchi, ma lei non esiste"), con la chitarra fuzz di Marco Carusino e la struggente tromba - e il ricordo, altrettanto struggente - di Paolo Milanesi -, significa proprio questo: camminare in equilibrio sull'oggi costa fatica, ed esserne consapevoli non la lenisce. Ma la musica può farlo: e allora, torniamo ad ascoltare la prima canzone. "Questo posto non è il mio, non è quello che sognavo, non è quello in cui credevo...forse la disillusione si è rubata un po' di me...". E ricominciamo a camminare, ad ascoltare, a resistere, in equilibrio. Perchè vogliamo tutti "aprire le braccia / per cantare più forte / per ingannare la morte / e sentirmi più vivo"...
Disco d'autore, musicamedicina.
