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Mauro Ermanno Giovanardi La canzone d'autore del Terzo Millennio in un EP: Mauro Ermanno Giovanardi parla di A TUTTI I COSTI, anticipazione del nuovo disco in arrivo
LAURA BIANCHI: Grazie per avermi dedicato del tempo...ho molte curiosità da chiederti sull'EP appena uscito! Sappiamo che il disco era pronto da tempo, ma hai preferito dare spazio al, peraltro splendido, disco coi La Crus. Nello spazio tra quell’uscita e questa, hai avuto modo di riflettere sulle canzoni o erano già pronte?
MAURO ERMANNO GIOVANARDI: No, non erano pronte, anzi! (ride). La prima fase compositiva è stata dal 2019 fino a marzo 2020, poi abbiamo preso la decisone di lavorare al disco dei La Crus; quindi abbiamo iniziato, Cesare (Malfatti, NDR) Alex (Cremonesi NDR) ed io, insieme al fonico Marco Tagliola a lavorare sui brani
Poi a fasi alterne, ho messo in stand by il disco coi La Crus e sono andato avanti coi nuovi pezzi del mio. Il disco in realtà è pronto dal giugno 2022, quando è arrivato nelle mani di Valerio Soave (storico fondatore di Mescal, NDR), a cui è piaciuto tantissimo e che mi ha consigliato di fare uscire però prima il disco dei La Crus. Abbiamo scelto un produttore altro, Matteo Cantaluppi, che fosse super partes e prendesse le decisioni finali al posto nostro. Sono super super super soddisfatto del successo di Proteggimi da ciò che voglio, anche se non vedevo l'ora di fare uscire il mio disco: così ho fatto tagli, editing, tre mastering diversi, ed ecco qua i primi quattro brani Da un punto di vista compositivo, non è cambiato molto, ma da quello produttivo sì...è davvero un lavoro pensato e ripensato, soppesato e travagliato. Fare uscire prima un EP rispetto al disco completo ci è sembrata un'idea interessante, per arrivare lentamente, ed è piaciuta a tutti.
L.B.: E perché il titolo di questo EP è diverso da quello del disco, che invece è meno diretto, più filosofico? Sembrano due facce della stessa medaglia... mi ricordo che qualche anno fa sui social avevi fatto una specie di sondaggio sulla scelta dei titoli...
M.E.G.: Esatto! Mi ero completamente dimenticato... A tutti i costi era uno dei titoli anche per il disco, e mi piaceva molto, perché era molto diretto. Devo dire che anche il titolo è stato soppesatissimo, ed ero molto indeciso, ma adesso sono contento di entrambi i titoli...e di tutto il disco, perché c'è dentro tutto: la sperimentazione, la poesia, la melodia... La visione iniziale era di fare una canzone d'autore del Terzo Millennio.
L.B. Kierkegaard è presente nel primo singolo Veloce… perché hai scelto proprio l’aut aut come riferimento?
M.E.G.: Perché spesso ci poniamo degli aut aut, che quasi sempre non rispettiamo, non mettiamo in atto, per cui Veloce fotografa la condizione dell'uomo soprattutto occidentale, che corre, spinge sull’acceleratore, cercando di non farsi travolgere. C’è anche un riferimento a un vecchio pezzo dei La Crus, Correre. La prendo un po' larga, dicendoti che io sono un cantante mio malgrado, perché da sempre avrei voluto fare l'antropologo, l'archeologo o lo storico, e nelle mie letture mi sono reso conto che, da diecimila anni in qua, tutte le scoperte fatte hanno avuto tempo e modo di essere metabolizzate. Credo che lo spaesamento, lo smarrimento dell’uomo moderno, passato nel secolo scorso dai tram coi cavalli alle astronavi in pochi decenni, siano dovuti al fatto che non riesce a stare al passo delle evoluzioni tecnologiche che mette in atto, soprattutto per la nostra generazione, testimone oculare: basta vedere l'AI, che passi ha fatto in un anno solo… I cambiamenti si misurano in mesi, non più in anni. Questo disco, fin dal titolo, è un manifesto etico e filosofico, e Veloce lo rappresenta in pieno. (NDR, Video con regia di Dimitris Statiris)
L.B.: Parlando di filosofia...Ingannare la morte e sentirmi più vivo…così canti in Per cantare più forte. Cosa significa per te la musica, e il canto in particolare? Di quali detriti parli nella canzone? La musica può essere una risposta allo spaesamento?
M.E.G.: I detriti non sono fisici, ovviamente, ma qualcosa che ti sconquassa dentro; però c’è un’altra riflessione: l’unico modo che l’uomo ha per sconfiggere la morte è quello di lasciare un segno del proprio passaggio. Gli artisti possono tentarlo, come Picasso con Guernica. Lui sicuramente c’è riuscito. Certo non mi voglio minimamente paragonare a lui, sarei un pazzo, ma filosofeggiando sento che questa è l’unica possibilità di lasciare un piccolissimo segno del mio passaggio su questa terra, rispetto ad esempio a mio padre, che ha fatto l’idraulico tutta la vita. Questa possibilità, che non tutti hanno, non deve essere MAI sprecata. Da un punto di vista etico e morale ho la necessità di portare a termine ogni lavoro nella maniera più sincera, onesta e bella e che mi rappresenti il più possibile. E questo è il senso della vita di ogni artista.
L.B.: L’uso della prima persona prevale, nelle canzoni dell'EP, ma ho percepito che non sia da intendersi come una confessione egoriferita, bensì che il tuo sia un “io” in cui tutti possiamo specchiarci, ad esempio, quando canti “sono un errore perché voglio quello che non posso dare, è l’anarchia del desiderio il mio padrone”...
M.E.G.: È assolutamente così! Questo retaggio arriva dal lavoro sui testi fatto coi La Crus: dopo il primo disco (il passaggio dall'inglese all'italiano è stato davvero davvero difficile), dove la strada letteraria presa fu quella di sviluppare testi ermetici e visionari, con Alex (Cremonesi) pensammo che dovessimo farci comprendere di più, perché era troppo facile prendere scorciatoie. Con l’ermetismo puoi dire tutto e niente. Se canto "Io voglio amore” oppure “Io sono un errore", in prima persona singolare, faccio sì che chi mi ascolta possa riuscire a identificarsi e immedesimarsi completamente.Tantissime persone mi hanno detto, nel tempo, che quello che cantavo era quello che avrebbero sempre voluto dire e non sono mai stati in grado, che si sentivano rappresentati in pieno, e questo è bellissimo per chi scrive. Supera la retorica del "noi". È più faticoso, ti metti in gioco di più, ma paga molto di più. Quando sei su un palco, sei nudo, e, se fai finta, secondo me ti sgamano al volo. Invece la forza è dire: "io sono questo, vi racconto queste mie storie, vi racconto di me… e se non vi piace, pazienza". Va bene ugualmente. Non riuscirei mai, anche per me stesso, a cantare qualcosa in cui non credo, che non mi rappresenti, solo per costruire un tormentone estivo. Non potrei guardarmi allo specchio! Ogni volta che canto un testo nuovo, ho sempre lo stesso timore. Di dire stupidaggini. Spesso mi sono accorto che, quando scrivi, sul foglio bianco i versi ti possono sembrare una figata pazzesca, ma delle volte invece, quando li canti, ti risultano ridicoli. Una cagata pazzesca, per dirla alla Fantozzi. Perché alcune parole, alcuni concetti, a volte, interpretati poi su una melodia, hanno una resa completamente diversa.
Un esempio riuscito bene (credo) invece sia questo: la nostra prima “canzone d’amore” è stata Come ogni volta...(parlo dei La Crus): noi, che arrivavamo da un mondo di musica alternativa, dalia controcultura degli anni '70 in cui la canzone d’amore era assolutamente bandita, non riuscivamo a capire se avessimo scritto qualcosa di veramente bello o una cazzata. Così, la prima volta che ho cantato questo pezzo, è stato a cappella a casa di un amico: tremavo dalla paura. Non sapevo cosa mi avrebbe detto o come avrebbe reagito. Invece, dopo che ebbi finito, lui mi chiese di scrivergliela, perché era bellissima, che si era emozionato tantissimo e voleva avere su carta quello che aveva appena ascoltato. Ecco...lui mi ha detto un paio di anni fa che ha ancora quel pezzo di carta attaccato col magnete sul suo frigo!
L.B.: A proposito di quanto scrivi e di quanto interpreti, volevo chiederti di Anni zero, un'altra canzone elegante, che a Sanremo avrebbe vinto il premio della critica…come ti sei trovato nel ritrovarti in una dimensione di interprete, visto che è firmata da Francesco Bianconi e Kaballà?
M.E.G.: Difficile che mi arrivi un pezzo scritto da altri, e io non ci metta mano…ho cambiato testo anche quando ho interpretato Giugno '73! Non avendo niente da dimostrare, né un egotrip da nutrire, se sto lavorando a un disco, e un collega mi propone qualcosa di veramente bello, non ho assolutamente nessun tipo di remora a iniziare a lavorarci sopra e buttare nel cestino un altro brano, perché secondo me lo scopo finale è sempre fare un lavoro il più bello possibile, ma il patto è sempre quello: avere la possibilità di poter intervenire e poter cambiare versi o melodia per potermeli cucire addosso come un vestito sartoriale.
In Anni Zero, ho cambiato solo un piccolo passaggio: il verso originale era “un vecchio disco degli Scarafaggi”, che è diventato “ un disco del Velluto Sotterraneo", come omaggio ai Velvet Underground. Nient’altro. E non mi capita quasi mai.
Per il resto, quando ho realizzato La mia generazione, ti assicuro che ci ho messo un anno e mezzo, ed è stato più complesso rispetto a un disco di inediti. Tutti i pezzi di altri, li scelgo in base al testo; la regola è avere rispetto dell’originale, ma il risultato finale deve essere come se lo avessi scritto io. Lavorando sulla tonalità, sull’espressione, sull’immaginario musicale che più mi appartiene. C’è una differenza abissale tra una cover e una versione. La prima è scimiottamento, la seconda è qualcosa che ha a che fare con l’arte. Così come ho fatto con Aspettando il sole di Neffa, ho fatto con Anni Zero.
A un certo punto ti rendi conto che ogni canzone è un film, un racconto a sé stante e, se un pezzo, mentre lo canti, non lo vedi tu stesso, sicuramente non lo potranno mai vedere nemmeno gli altri; ti assicuro che da decenni lavoro quotidianamente cercando l'equilibrio tra cuore, testa, disciplina e sperimentazione..
L.B.:Parliamo dei tuoi collaboratori. La seconda voce è di Barbara Cavaleri, ma ci sono anche Leziero Rescigno e LeLe Battista; come hai scelto chi avrebbe suonato con te? Che suono volevate creare?
M.E.G.: Il disco è stato registrato nello studio di LeLe Battista e coprodotto da Leziero Rescigno e da me; Lez è un bravissimo batterista, ma soprattutto un produttore sopraffino, profondo conoscitore dell'armonia. Con lui ho lavorato già a cinque dei miei dischi solisti. All’inizio del lavoro mi ha istigato a fare riemergere un sapore più electro, visto che oggi molti stanno andando in quella direzione, dicendomi che in realtà i La Crus sono stati tra i primi in Italia a imboccare questa strada. Far convivere elettronica e canzone d’autore. “Chi più di te avrebbe il diritto di farlo?” mi disse. Il disco è stato pre prodotto tutto piano e voce. Con lunghissime chiacchiere, disegnandocelo in testa, con momenti anche di discussione e confronto; solo dopo, abbiamo inserito altri suoni. Ho avuto una visione complessiva: quella di lavorare a un disco senza chitarra, bassi o contrabbassi suonati, o batterie vere. Con pianoforte come impalcatura per tutti i brani, aggiungendo le ritmiche; batterie elettroniche moog per i bassi, ribaltandone i ruoli che sono comunemente in primo piano, poi synth, tanti campionamenti come nei primi dischi dei La Crus, tante voci e cori per costruire i temi, archi e fiati veri: nel disco che uscirà a marzo, ci sono anche due brani con Paolo Milanesi (scomparso nel 2024, NDR)...il focus è tutto sulla voce.
L.B.: Hai definito questo progetto “un collettivo della parola”: come hai lavorato con Bianconi, Kaballà, Colapesce, Cremonesi, autori delle quattro canzoni dell'EP?
M.E.G.: Ho gestito le collaborazioni come un direttore d’orchestra, nel senso che il patto non scritto era di scrivere insieme, ma logicamente di avere io l’ultima parola, e abbiamo dialogato come in una partita di ping pong: proponevo delle idee, loro me le rimandavano, io ci rilavoravo…è stato molto semplice in realtà, e molto intrigante. Perché sono grandi professionisti. Che stimo, con cui c’è un’amicizia vera, con cui c’è dialogo sincero e possibilità di arricchirsi reciprocamente.
L.B.: E ora…aspettiamo il disco, o ci saranno occasioni per ascoltarne qualche brano in anteprima?
M.E.G.: No, prima non c’è niente! Sto ancora capendo bene come impostare tutto il lavoro... Faremo sicuramente a marzo la festa per l’uscita del disco, ma finora la data e il luogo non sono stati ancora decisi...vi farò sapere!
L.B.: Allora a presto, e grazie! Intanto, ascoltiamo l'EP...
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