Marina Rei Per essere felici
2020 - Perenne / distribuzione Believe
Per essere felici, il nuovo disco di Marina Rei, è stato in gran parte registrato presso la casa della cantautrice, che ha affermato: “questo disco è stato registrato quasi interamente a casa mia, con la volontà di non rincorrere alcun canone di bellezza o stereotipo sonoro. La scrittura è stata l'unica risorsa da cui partire e a cui tornare” Si può tranquillamente affermare che questo si senta. Non in un suono scadente, anzi. Ma in suono che è sì elegante e notturno ma ha qualcosa della pacatezza domestica e della fuga dalla frenesia dell’esterno.
Lo dimostra pienamente la traccia conclusiva del disco, una toccante Devo dirtelo, dal testo sincero e dall’intimità tratteggiata dal mellotron di Matteo Scanicchio e il violino di Andrea Ruggiero.
La title – track Per essere felici si muove sinuosa tra i ceselli accennati del basso di Gianni Maroccolo e della chitarra di Giorgio Maria Condemi. La voce di Marina Rei è un caldo sussurro, lontana da potenti virtuosismi di brani come Primavera ma non per questo povera di espressione e significato. Si fa vibrante come uno strumento in Comunque tu, un sofferto brano sulla figura paterna e sul distacco da essa.
Dimenticarci sembra, alla luce del dolore che questa pandemia dissemina, un piccolo e potente inno alla ripartenza: “dimentichiamo di parlarci/guardiamoci negli occhi quanto basta per sapere chi siamo/dimentichiamo i posti dove abbiamo lasciato qualcuno che amiamo/dimentichiamo noi stessi/e ricominciamo”.
Ricominciamo allora ascoltando questa gemma discreta, essenziale e priva di orpelli.
Lo dimostra pienamente la traccia conclusiva del disco, una toccante Devo dirtelo, dal testo sincero e dall’intimità tratteggiata dal mellotron di Matteo Scanicchio e il violino di Andrea Ruggiero.
La title – track Per essere felici si muove sinuosa tra i ceselli accennati del basso di Gianni Maroccolo e della chitarra di Giorgio Maria Condemi. La voce di Marina Rei è un caldo sussurro, lontana da potenti virtuosismi di brani come Primavera ma non per questo povera di espressione e significato. Si fa vibrante come uno strumento in Comunque tu, un sofferto brano sulla figura paterna e sul distacco da essa.
Dimenticarci sembra, alla luce del dolore che questa pandemia dissemina, un piccolo e potente inno alla ripartenza: “dimentichiamo di parlarci/guardiamoci negli occhi quanto basta per sapere chi siamo/dimentichiamo i posti dove abbiamo lasciato qualcuno che amiamo/dimentichiamo noi stessi/e ricominciamo”.
Ricominciamo allora ascoltando questa gemma discreta, essenziale e priva di orpelli.
