Mechane`<small></small>
Derive • Elettronica • musica cinematica

Ma.Ca.Bro Mechane`

2023 - Iceberg snc / Audioglobe

21/08/2023 di Ambrosia J. S. Imbornone

#Derive#Elettronica

Il volo, utopia e sogno tecnologico dell’uomo, in primis nell’arte, con la “mechanè” teatrale che serviva nel teatro greco antico anche e soprattutto per l’apparizione risolutiva della divinità-“deus ex machina”: è questo il tema sullo sfondo del secondo album dei Ma.Ca.Bro., duo composto da Stefano Danusso e Cristiano Lo Mele (Perturbazione), che raccoglie qui temi composti per il documentario di Alessandro Bernard su Vittorio Marchis (ingegnere torinese e storico dell’ingegneria, esperto di “anatomia delle macchine”), da Linfe di Lucio Viglierchio e infine brani che rappresentano “colonne sonore senza film”.

Incontratisi grazie al progetto Totò Zingaro, i due musicisti hanno poi continuato a collaborare come musicisti (Cletus, Niccolò Bosio e Mario Altacima), come produttori e arrangiatori (Deian, Fra Diavolo, dANA) e come compositori per il cinema, sotto il moniker Ma.Ca.Bro, appunto.

Tra meccaniche di volo e “grandi innovazioni”, che “nel cinema, non passano per l’immagine ma passano per il suono”, come recita la citazione di Sergio Toffetti riportata prima dei credits, non sembra un caso che la copertina del lavoro mostri un corvo, animale caricato nella storia della letteratura e del cinema di molteplici significati, da Poe fino al corvo parlante, coscienza critica del marxismo, interpretato dalla voce di Francesco Leonetti nel pasoliniano Uccellacci uccellini (1966), che proveniva dalla “città del futuro” (o fino alla pellicola cult interpretata nel 1994 da Brandon Lee).

I brani, tra elettronica e chitarre, alternano sonorità più eteree e riflessive, dolci e fluide con temi dalle sonorità più cupe, enigmatiche e inquiete. Ovviamente si tratta di pezzi sempre nettamente cinematici, che disegnano ombre, proiettano in atmosfere misteriose e assorbono l’attenzione quasi come se cancellassero ogni rumore, immergendo l’ascoltatore in arpeggi e riff fascinosi o introspettivi, nel pulsare di synth liquidi e sotterranei, o persino siderali, quasi da sci-fi anni ’80. Si tratta di suoni che risuonano al contempo algidi, nei loop ossessivi, ma anche caldi, nella fisicità delle corde e nella luce dei momenti più sognanti, come la conclusiva, splendida e disarmante Bricoleur.

Grande classe e qualità per sonorità suggestive, che ben calibrano suoni oscuri e sottili ed evocano immagini (anche quando non le hanno seguite), lampi e scintillii, la penombra delle macchine, scenari forse urbani e post-industriali, ma anche l’ “anima” della metropoli, forse speranze e sogni che sopravvivono e resistono, come palpiti malinconici e vivi, densi di controllata, ma palpabile emozione.

Montale nel discorso per il Nobel del 12 dicembre 1975 si chiedeva quale potesse essere la sorte della poesia “nella civiltà dell’uomo robot” e concludeva ritenendo “più che probabile, certo” che “l’orto delle Muse” potesse “essere devastato da grandi tempeste”, ma anche che non c’era “morte possibile per la poesia”, se intendiamo quella “che rifiuta con orrore il termine di produzione”. Bene, oltre le macchine, che nascono e muoiono nei loro cimiteri silenziosi, ben oltre l’era benjaminiana della riproducibilità tecnica dell’arte, sopravvivono (per ora?) la poesia, la musica, il cuore “umano” del pianeta. O almeno si spera.

Track List

  • Incontro con le macchine
  • Diagnosi
  • Carapace
  • Trapianto
  • Linfe
  • Memento Machina Mori
  • Ricovero
  • Mechane`
  • Finale
  • Bricoleur