Luca Zennaro Stua Scura
2026 - Caligola Records
#Luca Zennaro#Jazz Blues Black#Jazz #Clarinetto basso #chitarre #sax tenore #Batteria #contemporary jazz
È una bellissima sorpresa questo Stua Scura di Luca Zennaro: un disco che rimette in circolo un desiderio di ascolto che va oltre soliti i due/tre giri sul lettore. Questo mentre da troppo tempo si vive tra troppe musiche e tantissimi lavori fatti bene che però non riescono a fermarsi tra le orecchie e le dita; tra i mille ascolti diversi e la (im)possibilità di sedimentare. Stua Scura invece, sin dal primo ascolto fa venire il desiderio di ascoltare e riascoltare. Sicuramente l’impasto sonoro che emerge sin dal primo brano (Play it Loud, Next Time) ha dato da subito grande fascino e personalità al lavoro: Luca Zennaro (chitarre), Federico Calcagno (clarinetto basso) Francesco Panconesi (sax tenore) e Mattia Galeotti (batteria) creano un suono che non ha paura di sedersi sui toni più caldi e scuri, né di muoversi su note che cambiano e si modificano lentamente nelle progressioni e negli accenti.
Ma il suono è tutt’altro che immobile! Il suono, covato e liberato, rimbalza e rimanda continuamente a dialoghi strumentali che paiono nascondere e celare qualcosa. Come dice il leader “Stua Scura (Stufa Scura) è l’esperienza di un calore intimo e misterioso. Un suono che si sprigiona da una stanza illuminata solo dalla brace morente dove le storie sussurrate assumono una risonanza profonda”.
La chitarra del giovane leader (trent’anni e già cinque dischi all’attivo per lui) sostiene e guida l’affascinante lavoro sui toni caldi dei due fiati che continuano ad alternarsi nei sostegni armonici, nei contrappunti, nei piccoli voli e nei frammenti più rumoristici che sono sottolineature di stile e senso più che semplici vezzi coloristici. Anche nei momenti più ritmicamente intensi, sento prevalere un senso di intimità che affascina e colpisce, così come colpisce un senso di apparente naturale cantabilità anche nelle linee improvvisative e nei temi più complessi.
Altra particolarità del disco è data da un senso ritmico che pare talvolta accennare ad una piccola corsa, a un inseguirsi, a piccoli inciampi che diventano saltelli leggeri a cui vien voglia di accodarsi. E in questo senso è importante il lavoro frammentato e prezioso nelle intenzioni di Mattia Galeotti alla batteria a cui spetta sicuramente un ruolo molto complesso.
Insomma, bel lavoro di jazz moderno che non gioca mai a sbalordire ma sempre a costruire e a farsi riconoscere anche grazie alla precisa produzione di Claudio Donà e di Luca Zennaro.
Ma il suono è tutt’altro che immobile! Il suono, covato e liberato, rimbalza e rimanda continuamente a dialoghi strumentali che paiono nascondere e celare qualcosa. Come dice il leader “Stua Scura (Stufa Scura) è l’esperienza di un calore intimo e misterioso. Un suono che si sprigiona da una stanza illuminata solo dalla brace morente dove le storie sussurrate assumono una risonanza profonda”.
La chitarra del giovane leader (trent’anni e già cinque dischi all’attivo per lui) sostiene e guida l’affascinante lavoro sui toni caldi dei due fiati che continuano ad alternarsi nei sostegni armonici, nei contrappunti, nei piccoli voli e nei frammenti più rumoristici che sono sottolineature di stile e senso più che semplici vezzi coloristici. Anche nei momenti più ritmicamente intensi, sento prevalere un senso di intimità che affascina e colpisce, così come colpisce un senso di apparente naturale cantabilità anche nelle linee improvvisative e nei temi più complessi.
Altra particolarità del disco è data da un senso ritmico che pare talvolta accennare ad una piccola corsa, a un inseguirsi, a piccoli inciampi che diventano saltelli leggeri a cui vien voglia di accodarsi. E in questo senso è importante il lavoro frammentato e prezioso nelle intenzioni di Mattia Galeotti alla batteria a cui spetta sicuramente un ruolo molto complesso.
Insomma, bel lavoro di jazz moderno che non gioca mai a sbalordire ma sempre a costruire e a farsi riconoscere anche grazie alla precisa produzione di Claudio Donà e di Luca Zennaro.
