Love Songs from Abruzzo<small></small>
Jazz Blues Black • Jazz • Folk

Lorenzo Tucci Love Songs from Abruzzo

2026 - Jando Music / via Veneto Jazz

29/05/2026 di Vittorio Formenti

#Lorenzo Tucci#Jazz Blues Black#Jazz

Che l’interazione tra musica popolare, in questo caso folk tout court, e altre dimensioni, come nello specifico il jazz, abbia generato risultati di valore creativo è un fatto accertato. Senza allargare troppo lo spettro dei richiami, mantenendosi all’interno del panorama nazionale si possono ricordare esperienze quali quelle di Gianni Coscia, Gianluigi Trovesi, Max  De Aloe, Germano Mazzocchetti, Peo Alfonsi e molti altri. Gli approcci sono diversi, chi ricorre alla tradizione come elemento base per evolvere verso lidi di avanguardia piuttosto che per aggiornare un linguaggio all’interno del perimetro etnico.

In questo caso Lorenzo Tucci, batterista abruzzese dai lunghi e importanti trascorsi nel jazz, con Claudio Filippini (pianoforte) e Jacopo Ferrazza (contrabbasso) offrono in Love Songs from Abruzzo un percorso basato soprattutto sugli arrangiamenti, delicati e rispettosi della matrice originale che viene rivalutata ma mai smentita.
In tutti i brani la trama melodica base è immediatamente identificabile; quello su cui i musicisti intervengono sono gli elementi ritmici, fluidificati in modo da rendere più “sparsa” la metrica base binaria o ternaria, e leggere improvvisazioni motiviche, abbellenti e arricchenti le linee orizzontali di base.

L’assenza del cantato sposta decisamente l’ascolto verso impressioni quasi poetiche, testimoniando una passione per un trascorso vissuto non in modo banalmente nostalgico o campanilista. La tradizione diventa classicità grazie a una sensibilità moderna che non stravolge ma aggiorna.
Sia che si tratti di balli o canzoni d’amore, di lamenti o di giochi infantili il taglio delle esecuzioni è maturo; richiamandosi all’analisi transazionale si potrebbe dire che il bimbo o il genitore vengono sostituiti dall’adulto, soggetto che sulla base di fatti e storie esprime un comportamento sempre in equilibrio e consapevole.
In tutti i casi è conservata una vivacità di fondo che, anche nei passaggi più delicati, conferma una convinzione e non un semplice spirito celebrativo dei tempi andati.

La batteria non si limita al beat ma, tramite un raffinato uso dei piatti e del rullante, crea una base diffusa e avvolgente.
Stesso ruolo è rivestito dal basso (Ferrazza si riconferma eccellente artista sia come flessibilità sia come sensibilità), in grado di conferire sfumature di corposità e di raffinatezza nello stesso tempo.
Al piano è affidata la funzione di richiamo melodico, intelligentemente non espressa come un solismo accompagnato dal resto ma come una voce interallacciata.
La geometria del trio risulta razionale nella sua essenzialità, rendendo un risultato estremamente fruibile.

Tutti i brani possono esemplificare quanto sopra esposto e, per semplicità e non per gerarchia, se ne cita solo uno, quello di esordio. Celebre composizione dedicata a un gioco infantile, basata su tempo di mazurka con ritornello ripetuto, è arrangiata attenuando la cadenza stretta del ballo (con l’eliminazione degli stop tipici di questa danza); la percezione si sposta quindi dall’aspetto ludico originale a quello di un canto sognante, che sublima il senso contadino originale in più ampio impatto popolare non privo di eleganza.

Un lavoro apprezzabile non solo da chi in Abruzzo è nato o è vissuto ma da chiunque sia in grado di cogliere il valore di un certo modo di vivere l’esistenza, che il tempo tramanda conservando quello che conta, riportandolo alle sensibilità che inevitabilmente e fortunatamente evolvono.

Track List

  • Vola, vola, vola
  • Paese me
  • Tutte le funtanelle
  • L`acquabbelle
  • Mare nostre
  • Na casetta a la Majella
  • Lu `bbene che j`te vuje
  • Din Don