Kety Fusco Bohème
2025 - A Tree In A Field Records
#Kety Fusco#Derive#Avantgarde ##avantgarde ##modern classical ##elettronica ##experimental
Kety Fusco e un'arpa come non l'avete mai sentita. La musicista, pisana d'origine e svizzera d'adozione, testimonia con i fatti, nel suo nuovo Bohème, una sentenza certificata anche da un illustre nume tutelare quale Iggy Pop, e sancita,nel brano SHE, dalla frase “The harp is not heard, as much”, da lui stesso pronunciata, scolpita come profondo e gutturale mantra nel roccioso ottovolante che apre voragini emozionali, mentre corde solleticate danno slancio a guizzi cristallini.
Un omaggio, dunque, all'arpa, ma anche all'artista Fusco in toto, l'interprete perfetta che libera verso nuovi orizzonti le incredibili potenzialità del nobile strumento.
Bella sorpresa la nascita di una collaborazione con Iggy, scoperto al fianco di una ricercatrice di ritmi, suoni e armonie, nonché acuta artista incline a contaminazioni e sperimentazioni cerebrali, verrebbe da dire sponda Constellation.
Pedali, decine di microfoni interni, manovre distorsive, magheggi elettronici, registrazioni subacquee, contribuiscono a renderla un'artista unica, per approccio e stratificazione compositiva: uno dei punti d'arrivo è l'elettronica, ma è interessante la traiettoria intrapresa, che da lì anzi non parte, densa com'è di sostanza organica e materia acustica.
Meno attendista e riflessiva rispetto a una Mary Lattimore, è più avvezza a tripudi sonori e incastri tra musica antica ed elettronica, che in queste lande convivono beate anche fra tracce di kosmische musik da soundtracks (BLOW) a valle di sentieri fatti di musica concreta e pizzichi di elettro-tarante (Hi, This Is Harp). O, ancora, di bpm e casse sostenuti da distorsioni sintetiche al plenilunio di danze ancestrali (Resistance).
Tutto questo sofisticato armamentario non può che essere riproposto live con visionaria urgenza, con oltre duecento concerti alle spalle, fra cui la recente apparizione a Sanremo con Joan Thiele e Frah Quintale e svariate altre occasioni quali Montreux Jazz Festival, Paléo Festival, La Notte della Taranta, Afrolect International Jazz Festival, Jazz:Re:Found.
Oltre alle esibizioni dal vivo, Kety Fusco impreziosisce il suo standing grazie anche a progetti onorevoli come la libreria sonora Beyond The Harp, insignita del "Miglior Database del Mese" da Musitech, le colonne sonore per il programma "Voci in Barcaccia" di RAI Radio3 e il film di Michele Pennetta, ETEÌ€RA. Ciliegina sulla torta, l’invito dal Dipartimento di Stato americano al prestigioso programma International Visitor Leadership Program (IVLP)...
Stupefacente è il modo in cui l’artista riesce a traslare la sua già ricchissima esperienza artistica in queste nove tracce, quasi il naturale seguito di DAZED e del lavoro sperimentale The Harp - Chapter I.
Altro esempio ne è la sofisticatezza compositiva intrisa di glitch, sprigionata nell’aria solenne e melodrammatica di naima, che rende giustizia ad arpeggi sul filo di lana di due piani sovrapposti e apparentemente sfasati, dislivello atto in realtà a far risaltare l'armonia celestiale che lambisce le due dimensioni.
Presente un po' ovunque il tenore grave e classicheggiante, figlio di una solidissima formazione accademica e della collaborazione col maestro di soundtracks Nicolas Rabaeus, particolarmente esaltato ad esempio in Karma, per mezzo di un sitar e pelli percussive che liberano incensi d'oriente nell'aria. Va da sè che Nocturne indichi la via delle tenebre, mirando all’intrepido intreccio fra arpa e viola, e che il naturale sèguito sia tutto all’insegna di Morfeo (quel Ninna Nanna cullato da canti e cantilene à la Julianna Barwick).
L’approdo finale (in bonus track) è nella scelta di una cover sui generis; ovviamente è riduttivo chiamarla così, perché Für Therese è la risultante non della semplice sostituzione del nome Elise, bensì di una curiosa teoria che racconta un errore di trascrizione. Musicalmente, le celeberrime note del capolavoro di Beethoven avviano uno scenario da tarantella, apertamente speziato di sinistri sentori, come d’altronde gli stessi che serpeggiano un po’ ovunque in questo Bohème, prodotto di una mente artistica di cui sentiremo sempre più parlare.
Un omaggio, dunque, all'arpa, ma anche all'artista Fusco in toto, l'interprete perfetta che libera verso nuovi orizzonti le incredibili potenzialità del nobile strumento.
Bella sorpresa la nascita di una collaborazione con Iggy, scoperto al fianco di una ricercatrice di ritmi, suoni e armonie, nonché acuta artista incline a contaminazioni e sperimentazioni cerebrali, verrebbe da dire sponda Constellation.
Pedali, decine di microfoni interni, manovre distorsive, magheggi elettronici, registrazioni subacquee, contribuiscono a renderla un'artista unica, per approccio e stratificazione compositiva: uno dei punti d'arrivo è l'elettronica, ma è interessante la traiettoria intrapresa, che da lì anzi non parte, densa com'è di sostanza organica e materia acustica.
Meno attendista e riflessiva rispetto a una Mary Lattimore, è più avvezza a tripudi sonori e incastri tra musica antica ed elettronica, che in queste lande convivono beate anche fra tracce di kosmische musik da soundtracks (BLOW) a valle di sentieri fatti di musica concreta e pizzichi di elettro-tarante (Hi, This Is Harp). O, ancora, di bpm e casse sostenuti da distorsioni sintetiche al plenilunio di danze ancestrali (Resistance).
Tutto questo sofisticato armamentario non può che essere riproposto live con visionaria urgenza, con oltre duecento concerti alle spalle, fra cui la recente apparizione a Sanremo con Joan Thiele e Frah Quintale e svariate altre occasioni quali Montreux Jazz Festival, Paléo Festival, La Notte della Taranta, Afrolect International Jazz Festival, Jazz:Re:Found.
Oltre alle esibizioni dal vivo, Kety Fusco impreziosisce il suo standing grazie anche a progetti onorevoli come la libreria sonora Beyond The Harp, insignita del "Miglior Database del Mese" da Musitech, le colonne sonore per il programma "Voci in Barcaccia" di RAI Radio3 e il film di Michele Pennetta, ETEÌ€RA. Ciliegina sulla torta, l’invito dal Dipartimento di Stato americano al prestigioso programma International Visitor Leadership Program (IVLP)...
Stupefacente è il modo in cui l’artista riesce a traslare la sua già ricchissima esperienza artistica in queste nove tracce, quasi il naturale seguito di DAZED e del lavoro sperimentale The Harp - Chapter I.
Altro esempio ne è la sofisticatezza compositiva intrisa di glitch, sprigionata nell’aria solenne e melodrammatica di naima, che rende giustizia ad arpeggi sul filo di lana di due piani sovrapposti e apparentemente sfasati, dislivello atto in realtà a far risaltare l'armonia celestiale che lambisce le due dimensioni.
Presente un po' ovunque il tenore grave e classicheggiante, figlio di una solidissima formazione accademica e della collaborazione col maestro di soundtracks Nicolas Rabaeus, particolarmente esaltato ad esempio in Karma, per mezzo di un sitar e pelli percussive che liberano incensi d'oriente nell'aria. Va da sè che Nocturne indichi la via delle tenebre, mirando all’intrepido intreccio fra arpa e viola, e che il naturale sèguito sia tutto all’insegna di Morfeo (quel Ninna Nanna cullato da canti e cantilene à la Julianna Barwick).
L’approdo finale (in bonus track) è nella scelta di una cover sui generis; ovviamente è riduttivo chiamarla così, perché Für Therese è la risultante non della semplice sostituzione del nome Elise, bensì di una curiosa teoria che racconta un errore di trascrizione. Musicalmente, le celeberrime note del capolavoro di Beethoven avviano uno scenario da tarantella, apertamente speziato di sinistri sentori, come d’altronde gli stessi che serpeggiano un po’ ovunque in questo Bohème, prodotto di una mente artistica di cui sentiremo sempre più parlare.