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Rock Internazionale • Rock • Blues

Kenny Wayne Shepherd Straight to you live

2020 - Provogue / Mascot

13/12/2020 di Leandro Diana

#Kenny Wayne Shepherd#Rock Internazionale#Rock

In questi mesi di astinenza forzata dalla musica dal vivo ascoltare un buon live può certamente aiutare a sentirne meno la mancanza… No, non è vero. Purtroppo non è affatto vero.

Magari deve averlo pensato l’ex bambino prodigio della chitarra rock-blues Kenny Wayne Shepherd quando ha deciso di pubblicare questo Straight to you: live, testimonianza integrale di un concerto in terra teutonica nel corso del tour 2019, mandato in onda nello storico programma Rockpalast ed ospitato nell’ambito di un festival (… cough! cough! cough!)... ehm… jazz.

Il disco esce per la Provogue (etichetta del gruppo Mascot, specializzata in rock-hard-blues fracassone) ed è significativamente intestato alla Kenny Wayne Shepherd Band, segno che sotto le luci della ribalta (ancor più che nei dischi in studio sotto la stessa ditta) c’è spazio per tutti gli ottimi membri della band saggiamente diretta dallo storico batterista Chris Layton (metà dei Double Trouble, storica sezione ritmica di Stevie Ray Vaughan, ma anche di band di culto della scena rock texana dei primi anni ’90 come ArcAngels, con Charlie Sexton e Doyle Bramhall II a dividersi microfoni e chitarre, e Storyville con David Grissom alle chitarre e il mai abbastanza celebrato Malford Milligan alla voce) e impreziosita dalla bellissima voce di Noah Hunt, che si destreggia alla seconda chitarra quando il titolare decide di avvicinarsi troppo al microfono. Completano la formazione Scott Nelson al basso, il bravissimo Joe Krown alle tastiere, Joe Sublett al sassofono e Mark Pender alla tromba.

Ho visto la Kenny Wayne Shepherd Band dal vivo a Chiari nello stesso tour del 2019, ma devo dire che non mi impressionò particolarmente: lì mi parve che l’elemento muscolare prevalesse notevolmente sul groove, impressione non certo mitigata dall’eccessiva sovraesposizione del suono della chitarra di Shepherd rispetto al resto della band. Il mix del disco, al contrario, concede spazi molto più ampi a tutti gli strumenti e posiziona la (per lo più unica) chitarra in un posto sicuramente centrale ma non troppo “in your face”: chitarra di una band di rock blues chitarristico, ma non asso pugliatutto. Peraltro, una regola non scritta, ma non meno categorica, del rock chitarristico è la “legge della moltiplicazione del gain”: dal vivo si usa il doppio (almeno) della distorsione che si usa in studio di registrazione. Nello stile chitarristico del nostro permane ancora un certo eccesso residuo di testosterone, ma su questo disco questa legge è stata piacevolmente disattesa e il suono che ne risulta è oggettivamente bellissimo: limpido ed equilibrato, in cui la saturazione non eccessiva lascia trasparire e filtrare più dinamica, e più “anima”.

Questo elemento sonoro, unito a una certa varietà ritmica e stilistica della scaletta rendono molto godibile il disco, la cui prima parte è interamente dedicata alla promozione di The Traveler (all’epoca appena uscito) che viene riproposto quasi per metà, inclusa la Mr. Soul scritta da un giovanissimo Neil Young per i Buffalo Springfield (in cui insieme a Young militava un altrettanto giovane Stephen Stills, che 40 anni dopo incrocerà chitarre e microfoni con Kenny Wayne Shepherd nel supergruppo The Rides, insieme alle tastiere di Barry Goldberg). Il bel suono equilibrato della band di cui si è detto dona un sapore più tradizionalmente southern rock a queste canzoni.

La prima sterzata, dal duro southern dei primi quattro pezzi arriva con una gustosissima cover di Elmore James, Talk to me baby cantata da Shepherd, rispettosa dello spirito del grande maestro della slide elettrica ma cristallinamente moderna allo stesso tempo, per merito del suono limpido dei fiati e di Joe Krown che si supera al pianoforte sfoderando un impeccabile stile barrelhouse. C’è spazio per tutta la band sotto riflettori durante gli undici minuti di Heat of the sun, un blues lento in minore il cui incedere e la cui energica melodia ricordano da vicino sia il compianto Gary Moore (indubbiamente maestro del genere) che la bellissima Desdemona degli ultimi Allman Brothers, con tanto di fuga jazzata in ritmo ternario durante l’assolo di chitarra (che a sua volta ricorda il primo chorus dello standard Take Five).

In questa parte centrale della scaletta gli shuffle granitici si alternano a blues lenti finché un’altra sterzata arriva con i sei minuti di Turn to stone, altro highlight del concerto nonostante l’ampio citazionismo dal netto sapore seventies, dall’l’intro a la All Along the watchtower di hendrixiana memoria e una strofa con un non so che di Derek and the Dominos.

Le suggestioni southern continuano con le atmosfere “marshalltuckeriane” di Blue on Black, mentre con King Bee torna la versione fracassona delle dodici battute, che continua ahimè in una tanto lunga quanto rigida e inespressiva Voodoo Chile di (ancora Hendrix), in cui i muscoli tornano a prevaricare su cuore e cervello.

Nel complesso – e un po’ a sorpresa – un disco godibile non solo per gli appassionati di “blues, chitarra e decibel” ma anche per chi ama un approccio più maturo e sfaccettato.

Il video del concerto – oltre a essere venduto in abbinamento al cd – è curiosamente disponibile per intero anche sul canale YouTube del programma RockPalast all’indirizzo https://www.youtube.com/watch?v=VsqCKPoAGHQ.

Track List

  • Woman Like You
  • Mr. Soul
  • Long Time Running
  • I Want You
  • Diamonds & Gold
  • Talk To Me Baby
  • Heat Of The Sun
  • Down For Love
  • Shame, Shame, Shame
  • Turn To Stone
  • Blue On Black
  • I`m A King Bee
  • Voodoo Child ( Slight Return)

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