Josh Ritter I Believe in You, My Honeydew
2025 - Thirty Tigers
Cosa significa reinventarsi? Non chiediamolo a Josh Ritter, che, al suo undicesimo album, dimostra che la classe non ha bisogno di trasformarsi per seguire mode e flussi, tanto clamorosi quanto effimeri. I Believe in You, My Honeydew, infatti, segue un percorso di bravura e coerenza tracciato in decenni di cantautorato immerso nei suoni di Americana, con testi efficaci e il cuore aperto, a confidarsi con chi vuole ascoltarlo. Dopo Spectral Lines, di due anni fa, che presentava un'atmosfera minimale, quest'ultimo lavoro, dedicato alla sua "honeydew", ossia alla sua melata, la musa - miele, sua compagna ideale per tanto tempo, si rivela più ricco di echi e con una cura maggiore per gli arrangiamenti, ma resta comunque fedele alla ricerca inesausta di Ritter, che scava all'interno dell'animo umano, della sua condizione, dei suoi problemi e delle sue speranze, sintetizzati tutti in dieci tracce che rappresentano altrettante tappe di un percorso intimo.
Il brano d'apertura You Won't Dig My Grave è infatti la rivendicazione del diritto di affermare la propria opinione senza curarsi degli insulti, e l'arragiamento sottolinea questa posizione, con riff della lap steel che si intrecciano a un ritornello che evoca il gospel, e anche la title track sembra ricordare la forza d'animo e la speranza che si fanno strada nelle difficoltà, rappresentate da un sound alla New Orleans, con i chiaroscuri di un voodoo, a dimostrare che anche le realtà più dure da accettare possono diventare coinvolgenti, se cantate da un artista vero.
