Ain`t in No Hurry<small></small>
Americana • Roots • folk blues

Jorma Kaukonen Ain`t in No Hurry

2015 - Red House Records / IRD

23/02/2015 di Laura Bianchi

#Jorma Kaukonen#Americana#Roots #Folk Blues

Prendete un musicista che ha fondato uno dei gruppi seminali del rock americano, i Jefferson Airplane; ignorate il fatto che suoni da oltre cinquant’anni e che ne abbia 74; dategli un pugno di splendide canzoni, proprie e altrui, vecchie o nuove; aggiungete un testo perduto di Woody Guthrie da mettere in musica; soprattutto, dategli una chitarra, certi che saprà trasformarla in un paio di ali per levarsi alto sulle storture del mondo, un arpione per agganciare il cuore di chi ascolta e una bibbia laica da seguire ovunque. Jorma Kaukonen saprà incantarvi, sempre e comunque, come fa da decenni, con una voce bassa, nasale, ma espressiva, alcuni compagni di una vita (gli Hot Tuna, Jack Casady, e Barry Mitterhoff, il produttore – chitarrista Larry Campbell, Teresa Williams al violino), ma soprattutto il suo insuperabile Piedmont blues finger style , che rende leggero, senza perdere in profondità, il discorso del nuovo disco, il suo terzo da solista, Ain’t in no hurry, una riflessione, solo apparentemente disincantata, sulla vita e sul tempo che scorre.

Il percorso di Kaukonen è esemplare della ricerca di un senso non solo musicale, tipico di molti artisti, americani o anglofoni, degli ultimi cinquant’anni: se l’ultimo Dylan si scopre crooner di standards immortali, lontani dall’epopea folk rock, o se Cohen ribadisce di essere Slow, nel suo nuovo Popular problems, Kaukonen non ha fretta, nemmeno lui, come si evince dal titolo; e spolvera brani del passato, arricchendoli con pedal steel, mandolino e fiddle , come l’epica Bar room Crystal Ball (con Casady al basso e Campbell alla pedal steel), o ne propone di nuovi, come la struggente In My Dreams, in cui sospira alla donna della sua vita che “We never seem to age in my dreams.”

E, se quasi cinquant’anni sono trascorsi da Embryonic Journey, Kaukonen sembra comunicarci che il tempo è solo una misura oggettiva, mentre la soggettività arricchisce di senso un percorso nella sua interezza, perfino quando si valica la cima per scendere verso l’altro versante della montagna (“the life you take for granted when the climb begins, will let you wander in the dust when the trail nears its end”, come canta in The other side of the mountain).

La collana di gemme musicali si chiude con la perla forse più splendente, Seasons in the Field: più che una canzone, chitarra e voce, una lezione di vita, un testamento musicale e spirituale, una meditazione sui giorni della giovinezza, misurati in “songs and sets of strings” , ma anche su quelli che l’artista sta vivendo ora, tesi non tanto al rimpianto del passato, quanto alla pacificazione con esso: “Looking in the mirror, we did the best we could”.

Yes, Jorma, you did it.

Track List

  • Nobody Knows You When You`re Down and Out
  • The Other Side of the Mountain
  • Suffer Little Children to Come Unto Me
  • In My Dreams
  • Sweet Fern
  • Ain`t in No Hurry
  • Brother Can You Spare a Dime
  • Where There`s Two There`s Trouble
  • The Terrible Operation
  • Bar Room Crystal Ball
  • Seasons in the field

Articoli Collegati

Jorma Kaukonen

Stars in my crown

Recensione di Christian Verzeletti