Personal file<small></small>
− Americana

Johnny Cash

Personal file

2006 - Legacy
02/07/2006 - di
Chissà quante meraviglie potrebbero ancora essere nascoste nella “casa di cash”, lo studio di registrazione dal quale, solo ora, vengono recuperati i suoi “personal file”. Già, solo oggi perché durante il decennio (1973-1982), periodo in cui queste canzoni vennero incise su nastro, sembravano non interessare al mercato. Ed è proprio per questo motivo, che lo stesso Cash ebbe qualche perplessità quando nel 1993 Rick Rubin gli chiese di dare inizio a quello che si sarebbe rivelato il meraviglioso decennio della serie “American”, incidendo canzoni solo voce e chitarra. Per fortuna l’abile produttore lo convinse ed è molto probabile che questa “nuova” collezione di indediti, lussuosamente edita per la collana Legacy, sia giunta nei negozi anche per merito del suo immenso lavoro che ha consegnato definitivamente alla leggenda la figura di Johnny Cash.
La fredda cronaca, come ricorda Greil Marcus nelle note di copertina, vuole invece che nell’estate del 2004, ad un anno circa dalla morte di June Carter e Johnny Cash, il figlio John Carter avvesse invitato Steve Berkovitz della Legacy Recordings alla “House of Cash”, a Hendersonville in Tennessee, per dare un occhio al materiale raccolto nella sala controllo dello studio di registrazione dell’uomo in nero. Fu poi Greg Geller, uno dei tre collaboratori di Berkovitz, che ebbe la fortuna di entrare nella stanza dei tesori, e mettere gli occhi su una serie di contenitori denominati, appunto, “Personal File”.
Ed ecco così le quasi 50 canzoni, 49 per l’esattezza, di questo doppio album, la cui ossatura è formata da incisioni risalenti al luglio del 1973, l’anno dei 72 brani di “The Gospel Road”. Pezzi originali e molte cover: dalla Carter Family a John Prine, da Rodney Crowell a Larry Murray. Ovviamente, in un periodo più mistico del solito, la raccolta contiene molti brani a tema religioso, alcuni classici, qualche tradizionale e le sue magiche country ballads La voce è splendida, carica di un pathos solitario che lo porta a cantare solo ciò che ha nel cuore, in assoluta libertà. Cash usa spesso introdurre i brani, raccontarli come se avesse davanti un pubblico, dimostrando quanto amasse esplorare, andare in profondità, non rimanendo, mai, solo un freddo interprete: “When I Stop Dreaming”, “Drink To Me Only With Thine Eyes” o la struggente “I Don’t Believe You Wanted To Leave”, sono solo alcuni esempi in tal senso. “Land songs” come “Missouri Waltz” o “Louisiana Man”, mostrano invece radici profonde, che arrivano fino all’antica “I’llTake home Again Kathleen”. L’abituale capacità di Cash di dare anima ad ogni interpretazione, le rende poi gemme uniche.
Pur correndo, in alcuni casi, anche dieci anni tra una canzone e l’altra, “It’s All Over” del 1973 precede “A Fast Song” del 1982, non si avverte alcun tipo di dissonanza: timbro vocale e morbida chitarra ad accarezzarlo, sono sempre gli stessi. Il secondo disco, che raccoglie molti gospel, trova in “Lord, Lord, Lord” la preghiera più bella, rifugio spirituale in cui Cash ha sempre cercato, e trovato, riparo. Nel 1973, in una tipica estate afosa del sud-est americano, The Man in Black cantava da solo “In The Sweet Bye and Bye”, trent’anni dopo ci avrebbe lasciato per sempre.
O forse mai più.

Track List

  • Cd doppio

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