MiXology (vol. 1) <small></small>
Rock Internazionale • Rock • art-pop

John Cale MiXology (vol. 1)

2025 - Domino

27/05/2025 di Luca Swanz Andriolo

#John Cale#Rock Internazionale#Rock

Capace di carezze e asprezze, approccio popolare ed elitario, classico ed avanguardistico, John Cale è una leggenda vivente e un superstite di tempi in cui rock e sperimentazione non erano agli antipodi in cui si trovano ora, a opera di una comunicazione massimalista del tutto prona al mainstream più ingenuo. Forse per questo i suoi concerti non sono tutti sold out e il suo nome non richiama il pubblico giovanile. Tuttavia, il musicista che ha suonato la viola nei Velvet Underground, che ha prodotto Nico, Patti Smith e gli Stooges, che si è dedicato al violento assalto punk di Sabotage (1979), non senza incursioni progressive, alla rilettura di Dylan Thomas in chiave sinfonica di Words for the Dying (1989), spaziando ancora dalla canzone d’autore di Paris 1919 (1973) al cantautorato essenziale di Songs for Drella (1990) con l’amico-rivale Lou Reed, passando per l’esplorazione del drone con Terry Riley in Church of Anthrax (1971), non si è mai adagiato sugli allori e ha continuato una carriera variegata e insieme coerente.

Forse perché il nome di Cale è sempre stato sinonimo di ricerca, a volte capita di trattare come avanguardia l’art-pop praticato dall’artista nel nuovo millennio, anche quando per motivi probabilmente anagrafici emerge un po’ di stanchezza, o mancanza di freschezza. Dai due ultimi album, Mercy del 2023 e POPtical Illusion del 2024, basati su un’elettronica raffinata ma a momenti un poco pretenziosa, Cale  estrae ora le tracce per questo MiXology (vol. 1), che rielabora pezzi già editi con risultato altalenante.
L’iniziale Clap Clap promette bene, con qualcosa di industrial e un giro di basso che accumula frasi melodiche e silenzi, però resta sospesa e con lo special (ammesso che si possa chiamare così) si svuota invece che decollare. Il finale jungle quasi bowieano risulterebbe deludente, se non arrivasse il “versaccio” inaspettato che ci ricorda la verve del gallese. La stratificata e corale I Know You’re Happy purtroppo si rivela stancamente salmodiante e con suoni un po’ deep-house da aperitivo, nonostante la voce di Tei Shi riveli un’inquietante ambiguità del testo. Però non basta la risata femminile finale a rendere il brano un collage sonoro dadaista.

Molto più grintosa è la successiva Long Way Out Of Pain, con la batteria del compianto Tony Allen e una chitarra gelida su una melodia quasi gospel. Ancora migliore la cupa e rarefatta 1000 Years, con un cantato statico che può ricordare Nico. Da metà la canzone si vivacizza con una sequenza non invadente. La successiva Invention of Language, a suo tempo non inclusa in POPtical Illusion (ma presente nella tiratura giapponese), è efficace, sebbene senza sbalzi creativi. Addirittura, può ricordare vagamente l’ultimo Cave del periodo Ellis-ambient (specie nell’uso dei cori). Purtroppo The Adventures of SupaCane, nonostante le dissonanze, non riesce a diventare interessante. Il ritornello, anziché essere ossessivo e ipnotico, finisce per risultare tedioso. Peccato, perché la voce è in gran forma.
La finale e suadente Standing Next to You risolleva un poco l’insieme, grazie al baritono severo e al timing del cantato, supportato da inserti acidi quasi glitch. Questo è tutto per un remix project che non sembra voler riutilizzare ciò che resta della creatività di un ottantatreenne, quanto ritornare a riflettere sulla creazione (del linguaggio? del suono?), senza tuttavia mettere a segno i colpi promessi e disattendendo in parte le premesse. Per alcuni sarà una coraggiosa ricognizione di un presente quasi ineffabile, per altri comprensibilmente un’operazione di autocitazionismo magari non celebrativa, ma nemmeno così necessaria o imprescindibile.

Track List

  • Clap Clap
  • I Know You`re Happy (feat. Tei Shi) (Chill Mix)
  • Long Way Out of Pain (feat. Tony Allen)
  • 1000 Years
  • Invention of Language
  • The Adventures of SupaCane
  • Standing Next to You