Jim Mannez Folk Caverna
2026 - Gasterecords
"Con l'età ho compreso che le chitarre elettriche servono solamente per coprire il brusio...e allora facciamolo un po' di casino e di musica buona...e ancora facciamole un po' di urla intonate bene..." Parola di Andrea Manenti, alias Jim Mannez, che, in Viva l'unplugged, una delle tracce del suo nuovo Folk Caverna, si svela, dimostrando che "serve ancora un po' di acustica ben suonata", recuperando un originale mix tra l'indie degli esordi e il folk che attinge alla tradizione Americana. Il cantautore bergamasco, docente di lettere, co-frontman della band indie rock Le Madri degli Orfani e che ha militato in con band come OGM, Rats in Cage, Verlaine in Noise e Sick Flowers, si lancia in un progetto coraggioso: un disco di ballate energiche e riflessive, senza temere di citare esplicitamente i suoi modelli, da Dylan (in Era un giorno di pioggia, con evidente citazione dei Modena City Ramblers) a Ry Cooder (nell'uso della chitarra in Il primo giorno della mia vita, riproposizione del brano omonimo in chiave folk dei Bright Eyes, unica canzone non originale). Ad assisterlo, Marco Parimbelli (chitarre, armoniche, percussioni, voci), Roberto Frassini Moneta (contrabbasso), Giuseppe Fanciullo (pianoforte), Andrea Piccoli (mani, rumori, voci), Leonardo Parimbelli (mani, rumori); il tutto registrato da Andrea Piccoli presso La Caverna (Chiuduno, BG), da cui il titolo dell'album.
Arrivato ai quarant'anni, il cantautore apre il suo cuore con schiettezza e semplicità, certo che il suo pubblico lo seguirà e lo capirà: versi essenziali, che travalicano la struttura metrica, tanto sono densi di bisogno di comunicare, quasi di urgenza espressiva. Il suo punto di vista è ben riassunto in Quotidianità: "Il quadro totale mi sfugge al momento, la vita che corre e io sono lento..."; l'intreccio di chitarre sostiene una voce che ricorda Rino Gaetano, o il più recente emulo Brunori, anche per la ricerca di situazioni solo apparentemente banali, appunto quotidiane, che l'autore vuole trasformare in un sorriso: "dopo una riunione, l'umore è alterato, un po' da coglione...fortuna che passa, che scorre via dal viso, e l'uragano da nero diventa sorriso". Un augurio per tutti, che sappiamo cogliere i piccoli doni della vita, ben consapevoli che sarà molto difficile ("chissà se si rendono conto di giocare con le nostre vite", Stato).
In Ottobre, l'incontro tra folk e indie risulta più evidente, e l'urlo del cantautore esprime il dolore nel ricostruire l'incertezza dell'esistenza, mentre la pausa meditativa recupera ricordi del passato che possono aiutare a ritrovare energia; in casa - mente - corpo invece la matrice blues emerge più netta, con un omaggio al Thomas Pynchon di Vineland e un'ispirazione, anche chitarristica, a Ivan Graziani, e, nel breve Rock'n'Roll della fragilità e dell'appartenenza, il duo armonica - chitarra coinvolge in modo bennatiano in una liberatoria esplosione di energia.
Il lavoro si conclude con una ballata piano e voce, La più bella imperfezione, canzone d'amore suggestiva, capace di emozionare, nella sua richiesta di allontanare la violenza dei tempi attuali, con "la risposta, la definizione, l'amore, la più bella imperfezione" in un rapporto fragile e forte, che parte dal rapporto di coppia per cercare di dare il proprio contributo, anche politico. Un modo originale di concludere un lavoro ricco di generi, temi e spunti: entriamo anche noi nella sua Folk Caverna, e aspettiamo di ascoltarlo live.
Arrivato ai quarant'anni, il cantautore apre il suo cuore con schiettezza e semplicità, certo che il suo pubblico lo seguirà e lo capirà: versi essenziali, che travalicano la struttura metrica, tanto sono densi di bisogno di comunicare, quasi di urgenza espressiva. Il suo punto di vista è ben riassunto in Quotidianità: "Il quadro totale mi sfugge al momento, la vita che corre e io sono lento..."; l'intreccio di chitarre sostiene una voce che ricorda Rino Gaetano, o il più recente emulo Brunori, anche per la ricerca di situazioni solo apparentemente banali, appunto quotidiane, che l'autore vuole trasformare in un sorriso: "dopo una riunione, l'umore è alterato, un po' da coglione...fortuna che passa, che scorre via dal viso, e l'uragano da nero diventa sorriso". Un augurio per tutti, che sappiamo cogliere i piccoli doni della vita, ben consapevoli che sarà molto difficile ("chissà se si rendono conto di giocare con le nostre vite", Stato).
In Ottobre, l'incontro tra folk e indie risulta più evidente, e l'urlo del cantautore esprime il dolore nel ricostruire l'incertezza dell'esistenza, mentre la pausa meditativa recupera ricordi del passato che possono aiutare a ritrovare energia; in casa - mente - corpo invece la matrice blues emerge più netta, con un omaggio al Thomas Pynchon di Vineland e un'ispirazione, anche chitarristica, a Ivan Graziani, e, nel breve Rock'n'Roll della fragilità e dell'appartenenza, il duo armonica - chitarra coinvolge in modo bennatiano in una liberatoria esplosione di energia.
Il lavoro si conclude con una ballata piano e voce, La più bella imperfezione, canzone d'amore suggestiva, capace di emozionare, nella sua richiesta di allontanare la violenza dei tempi attuali, con "la risposta, la definizione, l'amore, la più bella imperfezione" in un rapporto fragile e forte, che parte dal rapporto di coppia per cercare di dare il proprio contributo, anche politico. Un modo originale di concludere un lavoro ricco di generi, temi e spunti: entriamo anche noi nella sua Folk Caverna, e aspettiamo di ascoltarlo live.