Europe Come This Madness
2026 - Silver Lining Music
#Europe#Rock Internazionale#Hard & Heavy #anni ottanta #Metal
È possibile recensire un disco partendo dall’ultima canzone? Nel caso del nuovo lavoro degli scandinavi Europe Come This Madness, sì: “there’s still some people round this place/that Think there’s some good in this world…”. Ecco il concept del nuovo disco che viene ribadito con forza nella traccia finale - bellissima - Nothing Can Follow This: una visione del mondo a tratti disincantata e oscura, una misurazione dell’essere umano che, in caduta in una spirale di ignoranza e indifferenza, sta per essere sopraffatto da guerre ed odio; eppure barlumi di speranza vengono accesi dalla voce sempre più matura e ricca di colori, tra aggressioni e riflessioni, di un Joey Tempest che regala una prestazione incredibile per tutto il full-lenght.
Gli Europe rappresentano uno dei comeback nella musica più riusciti e interessanti: superati i successi mondiali degli anni Ottanta, si sono riproposti sin da Start from the Dark (2003) con un sound più ruvido, dalle radici blues & heavy, e disco dopo disco sono arrivati a una consapevolezza di quello che vogliono fare da grandi: scrivere canzoni che possano parlare alle persone, senza dimenticare il gusto per la melodia tipica di Tempest, Norum, Michaeli, Haugland, Leven, canzoni con la pretesa di rimanere nel tempo e non solo per avere una scusa per l’ennesimo tour karaoke nostalgico.
Come This Madness, uscito il 25 settembre per l'etichetta specializzata in Hard&Heavy Silver Lining Music, inizia con una ouverture sinfonica che i Nostri non hanno mai nascosto tra le influenze del loro sound, e che poi si trasforma in un basso pulsante e un riffing potente per la canzone che apre il sipario, One on One, primo singolo estratto dall’album. The Cult of Ignorance è il secondo pezzo oltre che il secondo singolo del disco, e ha espresso già nel titolo uno dei motivi dell'intero disco, ha un sound potente e un ritornello che ricorda le grandi melodie dei dischi da The Final Countdown e Out of This World.
La title-track è una canzone manifesto, c'è l'idea di mondo di Joey e soci, un invito a darsi una svegliata attraverso un insieme di riflessioni su quanto accade nel mondo ed è un pezzo che trenta, ma anche vent'anni fa, non avrebbero saputo scrivere, e invece oggi c'è un nuovo livello raggiunto, quello che forse mancava agli Europe, cioè la profondità nelle liriche non solo d'amore..: obiettivo sbloccato!
Insomma un disco che convince ascolto dopo ascolto, undici tracce che spaziano nelle influenze e nella storia della band, con anche un omaggio al sound degli anni Ottanta in Takin’ It Back: dopo nove anni di silenzio discografico, i rocker di Stoccolma preferiti hanno tirato fuori uno dei loro dischi migliori, grazie anche al lavoro altamente coeso con il produttore Tom Dalgety (Ghost, Rammstein, Opeth).
Che inizi il conto alla rovescia per il loro ritorno sul palco: disco nuovo e quarant'anni di The Final Countdown da portare in giro con grande dignità.
“C’è sempre un momento, una linea da superare, un’ancora di salvezza o di innocenza perduta, forse è meglio non lasciarsi catturare da quegli occhi scandinavi”
Gli Europe rappresentano uno dei comeback nella musica più riusciti e interessanti: superati i successi mondiali degli anni Ottanta, si sono riproposti sin da Start from the Dark (2003) con un sound più ruvido, dalle radici blues & heavy, e disco dopo disco sono arrivati a una consapevolezza di quello che vogliono fare da grandi: scrivere canzoni che possano parlare alle persone, senza dimenticare il gusto per la melodia tipica di Tempest, Norum, Michaeli, Haugland, Leven, canzoni con la pretesa di rimanere nel tempo e non solo per avere una scusa per l’ennesimo tour karaoke nostalgico.
Come This Madness, uscito il 25 settembre per l'etichetta specializzata in Hard&Heavy Silver Lining Music, inizia con una ouverture sinfonica che i Nostri non hanno mai nascosto tra le influenze del loro sound, e che poi si trasforma in un basso pulsante e un riffing potente per la canzone che apre il sipario, One on One, primo singolo estratto dall’album. The Cult of Ignorance è il secondo pezzo oltre che il secondo singolo del disco, e ha espresso già nel titolo uno dei motivi dell'intero disco, ha un sound potente e un ritornello che ricorda le grandi melodie dei dischi da The Final Countdown e Out of This World.
La title-track è una canzone manifesto, c'è l'idea di mondo di Joey e soci, un invito a darsi una svegliata attraverso un insieme di riflessioni su quanto accade nel mondo ed è un pezzo che trenta, ma anche vent'anni fa, non avrebbero saputo scrivere, e invece oggi c'è un nuovo livello raggiunto, quello che forse mancava agli Europe, cioè la profondità nelle liriche non solo d'amore..: obiettivo sbloccato!
Insomma un disco che convince ascolto dopo ascolto, undici tracce che spaziano nelle influenze e nella storia della band, con anche un omaggio al sound degli anni Ottanta in Takin’ It Back: dopo nove anni di silenzio discografico, i rocker di Stoccolma preferiti hanno tirato fuori uno dei loro dischi migliori, grazie anche al lavoro altamente coeso con il produttore Tom Dalgety (Ghost, Rammstein, Opeth).
Che inizi il conto alla rovescia per il loro ritorno sul palco: disco nuovo e quarant'anni di The Final Countdown da portare in giro con grande dignità.
“C’è sempre un momento, una linea da superare, un’ancora di salvezza o di innocenza perduta, forse è meglio non lasciarsi catturare da quegli occhi scandinavi”
