L’universo di Etta è fatto di sogni e aspirazioni, volute con unicità e convinzione, ma anche di rabbia, frustrazione e di racconto nudo e crudo delle proprie fragilità. Queste cose sono io è molto più di un disco, è un racconto intimo e profondo di chi lo ha composto, dove poter parlare liberamente di sé e del proprio pensiero in merito all’attualità.
Overture è l’introduzione al suo universo, su un sound deciso, intenso e che richiama il suo passato, che ha ferito Etta e il suo modo di vivere la musica, che spesso si riflette anche nel presente e viene mostrato in Parapappa: una feroce critica al mondo discografico italiano, che tende ad appiattire i contenuti prodotti dagli artisti e con loro applica il meccanismo “usa e getta”. Il sound unisce nu-metal e rap, anche grazie alla collaborazione al brano di Klaus Noir.
La critica diventa sociale in Boom, canzone dalle sfumature nu-metal e con richiami a new wave ed elettro-rock: la tv e i social sono un fenomeno di distrazione di massa, dove il linguaggio veicolato cerca di mettere tutti contro tutti. La critica alla nostra realtà continua con l’unione di metal e spoken word, dovuta al featuring con Pierpaolo Capovilla, con Tutto fake (False Flag): il racconto della realtà è dissacrante, in cui a essere preponderanti sono la superficialità e l’indifferenza.
Arrivano due brani in cui Etta si racconta profondamente, Queste cose sono io e Non sento niente. Nella prima mette a nudo la propria ansia, lo spirito autodistruttivo e i difetti che la accompagnano, anche se ride di essi e li rivendica come simboli di autenticità. Il sound del brano unisce nu-metal e rap metal, che danno voce al suo voler essere una figura pungente della musica italiana. Nella seconda, invece, emerge il lato oscuro in cui sprofonda la mente dell’artista, che vive fortemente dentro di sé il senso d’apatia e di solitudine che la circonda.
Dal racconto intimo e personale si arriva alla rabbia punk di Nobel, brano in cui si narra del percorso politico di Donald Trump e di quanto l’Europa dei sovranismi sia servile nei suoi confronti, tanto da sostenere la sua candidatura al Premio Nobel per la pace. La canzone cita l’inno americano in apertura e “I’m Afraid of Americans” di David Bowie, ma la rabbia insita nel testo si fa ancora più forte grazie alla collaborazione con i Punkreas. La rabbia continua in Siamo il silenzio, brano con influenze rap metal e nu-metal: qui emerge una denuncia nei confronti di chi sta zitto e ignora le condizioni di chi è emarginato, come le minoranze e chi vive una situazione di enorme fragilità.
La fragilità, propria dell’artista, ritorna in Buon compleanno eppure… e in Mi fa schifo tutto oggi. Nel primo, un lento nu-metal, racconta il senso di solitudine e smarrimento, mentre nel secondo, che alterna momenti lenti ed altri in cui il sound esplode, Etta parla della difficoltà nel convivere con un disturbo depressivo, che isola una persona e le fa sentire un forte senso di vuoto interiore.
La critica ai social si fa rivedere in Chi se ne frega, in featuring con Greta Grida: le dinamiche delle reti sociali hanno fagocitato il materialismo contemporaneo e una certa superficialità, dove alcune piattaforme impongono non solo dei modi di vivere spaventosi, ma addirittura il modo in cui si muore. Il sound della canzone unisce il metal con il rap metal. Il disco si chiude con 1 2 3 Fuck, brano su sonorità nu-metal in cui la cantante rivendica le proprie autenticità e l’essere una persona vera nel mondo discografico italiano.
Queste cose sono io è un album che unisce il pensiero politico-sociale di Etta con la sua intimità, dove racconta il proprio vissuto e le sensazioni che prova nell’interiorità più profonda per ciò che le accade. Un’opera dal sound e dalle parole forti, pur mantenendo al contempo una profonda riflessività, un racconto di sé intenso e una rabbia nei confronti di un mondo avaro, che appiattisce i contenuti e cerca di sottomettere il prossimo.
Overture è l’introduzione al suo universo, su un sound deciso, intenso e che richiama il suo passato, che ha ferito Etta e il suo modo di vivere la musica, che spesso si riflette anche nel presente e viene mostrato in Parapappa: una feroce critica al mondo discografico italiano, che tende ad appiattire i contenuti prodotti dagli artisti e con loro applica il meccanismo “usa e getta”. Il sound unisce nu-metal e rap, anche grazie alla collaborazione al brano di Klaus Noir.
La critica diventa sociale in Boom, canzone dalle sfumature nu-metal e con richiami a new wave ed elettro-rock: la tv e i social sono un fenomeno di distrazione di massa, dove il linguaggio veicolato cerca di mettere tutti contro tutti. La critica alla nostra realtà continua con l’unione di metal e spoken word, dovuta al featuring con Pierpaolo Capovilla, con Tutto fake (False Flag): il racconto della realtà è dissacrante, in cui a essere preponderanti sono la superficialità e l’indifferenza.
Arrivano due brani in cui Etta si racconta profondamente, Queste cose sono io e Non sento niente. Nella prima mette a nudo la propria ansia, lo spirito autodistruttivo e i difetti che la accompagnano, anche se ride di essi e li rivendica come simboli di autenticità. Il sound del brano unisce nu-metal e rap metal, che danno voce al suo voler essere una figura pungente della musica italiana. Nella seconda, invece, emerge il lato oscuro in cui sprofonda la mente dell’artista, che vive fortemente dentro di sé il senso d’apatia e di solitudine che la circonda.
Dal racconto intimo e personale si arriva alla rabbia punk di Nobel, brano in cui si narra del percorso politico di Donald Trump e di quanto l’Europa dei sovranismi sia servile nei suoi confronti, tanto da sostenere la sua candidatura al Premio Nobel per la pace. La canzone cita l’inno americano in apertura e “I’m Afraid of Americans” di David Bowie, ma la rabbia insita nel testo si fa ancora più forte grazie alla collaborazione con i Punkreas. La rabbia continua in Siamo il silenzio, brano con influenze rap metal e nu-metal: qui emerge una denuncia nei confronti di chi sta zitto e ignora le condizioni di chi è emarginato, come le minoranze e chi vive una situazione di enorme fragilità.
La fragilità, propria dell’artista, ritorna in Buon compleanno eppure… e in Mi fa schifo tutto oggi. Nel primo, un lento nu-metal, racconta il senso di solitudine e smarrimento, mentre nel secondo, che alterna momenti lenti ed altri in cui il sound esplode, Etta parla della difficoltà nel convivere con un disturbo depressivo, che isola una persona e le fa sentire un forte senso di vuoto interiore.
La critica ai social si fa rivedere in Chi se ne frega, in featuring con Greta Grida: le dinamiche delle reti sociali hanno fagocitato il materialismo contemporaneo e una certa superficialità, dove alcune piattaforme impongono non solo dei modi di vivere spaventosi, ma addirittura il modo in cui si muore. Il sound della canzone unisce il metal con il rap metal. Il disco si chiude con 1 2 3 Fuck, brano su sonorità nu-metal in cui la cantante rivendica le proprie autenticità e l’essere una persona vera nel mondo discografico italiano.
Queste cose sono io è un album che unisce il pensiero politico-sociale di Etta con la sua intimità, dove racconta il proprio vissuto e le sensazioni che prova nell’interiorità più profonda per ciò che le accade. Un’opera dal sound e dalle parole forti, pur mantenendo al contempo una profonda riflessività, un racconto di sé intenso e una rabbia nei confronti di un mondo avaro, che appiattisce i contenuti e cerca di sottomettere il prossimo.
