Epoca22 Dicembre
2025 - Autoproduzione/ Altafonte Italia
Cantare la provincia italiana attraverso stati d’animo depressivi è una delle principali chiavi compositive degli emergenti toscani Epoca22. Il gruppo prova a farlo, con risultati piuttosto convincenti, attraverso canzoni che si muovono in atmosfere new-wave, ramificate dalle loro principali influenze post-punk e shoegaze. Il nuovo EP Dicembre offre un piccolo assaggio del percorso artistico della band, racchiudendo in quattro tracce intime e introspettive una sintesi del loro immaginario sonoro: un’opera transitoria tra il debutto La città radiosa, pubblicato nel 2024, e il prossimo disco, che la band dovrebbe avere già in cantiere.
Impregnato di ruvide sonorità dall’impronta lo-fi, Dicembre è un manifesto sensibile in cui vengono mostrati racconti attraversati da lutto e amore, mentre il freddo diventa cornice del dolore per la perdita e per l’assenza che ne consegue, portando a una consapevole presa di coscienza: “sopravvivere a una gelida assenza”.
Ad aprire il lavoro è la title-track, costruita su un ritmo ipnotico e ripetitivo che si muove nel “rumore dell’assenza”, tra un basso riverberato di chiara matrice new-wave e un’andatura quasi punk-rock. Anche la successiva Agosto si presenta, per certi versi, come un “mese freddo” nel pieno di un’estate atipica: un muro sonoro, fatto di distorsioni e riverberi shoegaze, richiama alla mente band come i My Bloody Valentine.
Più intima è invece Tu dici, ballata minimale costruita su voce e chitarra arpeggiata, attraversata da uno stile cantautorale e sospesa tra amori in bilico e cuori infranti. A chiudere il brano è Non c’è più posto, registrata live: una cavalcata post-punk dall’energia diretta e viscerale, che rimanda chiaramente agli irlandesi Fontaines D.C.
Un piccolo, ma piacevole assaggio, capace di riscaldare l’attesa per il prossimo disco, che dirà molto sulla direzione che questa band emergente, dal profilo decisamente interessante, sceglierà di intraprendere.
Impregnato di ruvide sonorità dall’impronta lo-fi, Dicembre è un manifesto sensibile in cui vengono mostrati racconti attraversati da lutto e amore, mentre il freddo diventa cornice del dolore per la perdita e per l’assenza che ne consegue, portando a una consapevole presa di coscienza: “sopravvivere a una gelida assenza”.
Ad aprire il lavoro è la title-track, costruita su un ritmo ipnotico e ripetitivo che si muove nel “rumore dell’assenza”, tra un basso riverberato di chiara matrice new-wave e un’andatura quasi punk-rock. Anche la successiva Agosto si presenta, per certi versi, come un “mese freddo” nel pieno di un’estate atipica: un muro sonoro, fatto di distorsioni e riverberi shoegaze, richiama alla mente band come i My Bloody Valentine.
Più intima è invece Tu dici, ballata minimale costruita su voce e chitarra arpeggiata, attraversata da uno stile cantautorale e sospesa tra amori in bilico e cuori infranti. A chiudere il brano è Non c’è più posto, registrata live: una cavalcata post-punk dall’energia diretta e viscerale, che rimanda chiaramente agli irlandesi Fontaines D.C.
Un piccolo, ma piacevole assaggio, capace di riscaldare l’attesa per il prossimo disco, che dirà molto sulla direzione che questa band emergente, dal profilo decisamente interessante, sceglierà di intraprendere.