Cyclic Signs<small></small>
Jazz Blues Black • Jazz

Enrico Morello Cyclic Signs

2021 - Auand

28/05/2021 di Pietro Cozzi

#Enrico Morello#Jazz Blues Black#Jazz #auand #Matteo Bortone #Danielle Tittarelli #esordio

Ricchissimo di riferimenti afro, sia nel colore dei suoni che nell’intercalare dei ritmi, Cyclic Signs assomiglia a una lunga esplorazione nel cuore di una foresta equatoriale, in cui rumori e richiami fanno da sfondo a sentieri obliqui, incerti, che spesso si attorcigliano fino a ritornare al punto di partenza. I titoli dei brani sembrano però suggerire scorci notturni da periferia urbana - strade, crocicchi nascosti, camion fantasma - creando un affascinante cortocircuito tra due mondi così lontani ma così vicini. A tracciare gli itinerari concorrono i due fiati del quartetto, Francesco Lento alla tromba e Daniele Tittarelli al sax alto, che si alternano in lunghe sequenze nel segno di un'efficace continuità e qualche volta anche in ricercato contrasto. Il risultato è una musica molto varia, dove la tensione e la concitazione lasciano spazio a momenti di contemplazione e a un lirismo più marcato, anche se mai davvero rilassato. In tutto questo materiale si avverte sempre con chiarezza la mano e l’imprinting di Enrico Morello, al punto che la percezione della cura con cui è stato concepito il lavoro è immediata, spingendo l’ascoltatore a nuovi e più approfonditi approcci. Siamo insomma molto oltre il banale sfoggio di un talento percussionistico, che qui non è davvero mai fine a sé stesso.

Cyclic Signs, che del batterista romano è il disco d'esordio come leader dopo una lunga serie di preziose collaborazioni, si presta a una duplice lettura circolare e orizzontale. Il riferimento alla ciclicità è ben dichiarato fin dal titolo, e si coglie nei minimi scostamenti che ciascun brano ci consegna, privilegiando un andamento a spirale che si si concentra intorno a umori e sensazioni ben definite. L'orizzontalità deriva invece direttamente dal privilegio accordato agli strumenti monodici, tralasciando quelli armonici: una scelta che dà il via libera alla parallela ricerca melodica dei quattro, che si integra in interessanti strutture polifoniche. Se l'acquisizione dei percorsi musicali delle diverse tracce richiede tempo e attenzione, è difficile non rimanere catturati subito nelle maglie del tessuto poliritmico che Bortone e Morello tessono senza soluzione di continuità, grondante di ondeggiamenti funky e trascinanti poliritmie.

Gli otto brani del disco, tutti firmati da Morello, sono inframmezzati da quattro brevi libere improvvisazioni che meritano grande attenzione, perché concorrono a svelare con efficacia il tipo di interazione tra i componenti del quartetto. L'attacco di The Forest People si imprime nella memoria grazie al breve riff-cellula ritmica che è il marchio di fabbrica del pezzo: i due fiati se lo scambiano, punteggiando sullo sfondo il lavoro del solista. Spazi di assolo e spazi di sovrapposizione tra sax e tromba si susseguono senza soluzione di continuità nella successiva Persephone's Dance, sinuosa e sensuale. Il clima emotivo cambia repentinamente. Le affascinanti sonorità retrò di What Happened On The Road lasciano il posto a stacchi e passaggi più rapidi, seguiti dal multiforme assolo della tromba, di grande varietà tecnico-emotiva. Anche il sax va nel senso di una sempre più sostenuta accelerazione e densità, sostenuto dalla trascinante pulsazione funky del contrabbasso. Drills In My Brain ha un tema ipnotico, e ci regala il più affascinante back-to-back tra i due fiati, in una lunga concatenazione sconnessa e un po' folle, prima del lungo “respiro” concesso alla sezione ritmica. Tales De Hadas si apre con un'introduzione del contrabbasso, la cui vibrazione costruisce uno spazio emotivo sempre più vasto, mentre i fiati, che sussurrano sottotraccia, gli lasciano spazio. Prevale un'atmosfera da ballad, diversa da tutti gli altri brani, in un certo senso più tradizionale. Gli fa eco Natural Movement, caratterizzata dal tema boppistico, dallo scavo in profondità della sezione ritmica e dell'assolo divagante del sax.

Il finale si affida ai due pezzi forse più complessi e articolati. Il misterioso e pacato vagabondaggio sonoro di Ghost Truck, che si dilata senza mai perdere fascino, è anticipato da Quite Close, dove il lamento rumoristico della tromba si ricompone in una cellula ritmica, doppiata dal basso e sottolineata dalle percussioni, mentre anche il sax aggiunge il suo “verso”. Un congegno sonoro che fa scaturire gli assoli, nella cui sequenza si impone in particolare il viaggio a ruota libera di Lento, che è un vero piacere per le orecchie.

 

 

Track List

  • The Forest People
  • Persephone`s Dance
  • Sometimes, During The Night
  • What Happened On The Road
  • Walking Together
  • Drills In My Brain
  • Tales De Hadas
  • Playful
  • Natural Movement
  • Quite Close
  • Ghost Truck
  • The End Is The Beginning