Wild Women Don` t Have The Blues<small></small>
Italiana • Rock • Roots, Blues

Elli De Mon Wild Women Don` t Have The Blues

2026 - Circolo Area Pirata

31/10/2026 di Aldo Pedron

#Elli De Mon#Italiana#Rock

Elisa De Munari, in arte Elli De Mon, “one woman band” (vox, chitarre, chitarra resofonica o dobro, lap steel, batteria, sitar, synth, bells, voce), è una pluristrumentista e cantante, musicista, compositrice e ricercatrice, originaria di Vicenza. Ecco come ricorda i suoi esordi: "la chitarra l’ho imbracciata da piccolina, ma poi ha preso il sopravvento il contrabbasso, strumento in cui sono diplomata. Ho bazzicato per molti anni nella musica classica occidentale… e contemporaneamente in quella orientale. Diciamo che i miei 20 anni non li ho passati a fare festa, ma da nerd a studiare il contrabbasso e il sitar, andando anche in India. Nel frattempo, non ho abbandonato la chitarra… ma l’ho ripresa per bene in mano solo quando la classica mi ha fatto sclerare del tutto."
Come Elisa De Munari ha fatto parte di gruppi come Almandino Quite DeLuxe, Kalahysteri, Le-Li (duo al femminile), Litania (un quartetto di doom/hindustan psych italiano/serbo) e i Mail & Chocolate (trio femminile di indie pop). Fortemente influenzata dalla tradizione blues primordiale (Bessie Smith, Fred Mc Dowell, Son House) e dal primissimo richiamo del garage-punk, il suono della cantautrice si plasma in un viaggio lisergico attraverso il suo cuore e la sua anima. Attiva a livello internazionale da oltre un decennio, ha sempre lavorato sulle radici. Quelle del blues ruvido e pagano, quelle di un’impostazione talmente autarchica da settarla come “one woman band” con tanto di sitar, percussioni o chitarra resofonica (suonati quasi contemporaneamente).
A oggi contiamo almeno otto album (e tre singoli/EP), tra cui Songs of Mercy and Desire del 2018 e il più recente concept album Raise (LP e CD, 2025) Uscito nel 2026 anche un singolo (7 inch) Grembo de Pria in dialetto veneziano, che ha una valenza civile, poiché i proventi vengono devoluti ad associazioni che sostengono e tutelano le donne che attraversano la difficile esperienza dell'aborto.
Eccelsa anche nelle pubblicazioni, al suo attivo ha scritto alcuni libri tra cui: Counting The Blues: Queens of the ’20, Murder Ballads (Arcana Editrice, 2020) e La settimana della banana, ispirata dai Velvet Underground.

Wild Women Don’t Have The Blues è un progetto artistico (libro e album omonimo); il libro è un "atlante poetico" che rappresenta la prosecuzione del suo precedente lavoro Countin' the Blues. Donne indomite (Arcana, 2020). Il libro raccoglie dodici mappe emotive attraverso storie, resistenza, politica e la memoria delle pioniere afroamericane del blues che hanno trasformato il dolore e la marginalizzazione in arte. L’album è stato registrato, mixato e masterizzato da Marco Degli Esposti all'Happenstance Recording Studio, con ospiti come Ciro Montanari (tabla) in Hard Working Woman e Going Down The Road Feeling Bad, Giusi Pesenti (washboard, ossa, cucchiai) e Marco Parmiggiani alla pedal steel guitar.

Elli non si discosta di molto dai lavori precedenti, in quanto si focalizza sempre sulle donne /madri /amanti /ribelli /lavoratrici /cantanti e musiciste, vissute soprattutto negli anni ‘20 e ’30 negli Stati Uniti d’America, e racconta il blues non soltanto come espressione musicale, ma anche come forma di conoscenza, resistenza e affermazione. Un disco e un omaggio a grandi figure femminili delle origini del blues e del gospel, tra cui Sister Rosetta Tharpe,Bessie Smith, Mamie Smith (colei che nel 1920 fu la prima donna afroamericana a incidere una canzone), Lucille Bogan, Memphis Minnie, Victoria Sèpivey, Elizabeth Cotten, Etta Baker, Mattie Mae Thomas e Mississippi Matilda Powell (queste ultime catturate su dischi, i cosiddetti race records degli anni ’30). L’iniziale Two Little Fishes And Five Loaves Of Bread è un gospel/blues inciso dalla celebre artista gospel Sister Rosetta Tharpe nel 1944 e il titolo si riferisce al miracolo biblico della moltiplicazione dei pani e dei pesci. She Wolf è firmata da Jesse Mae Hemphill, Hard Working Woman Blues da Mississippi Matilda Powell mentre Wild Women Don’t Have The Blues che dà il titolo all’album è di Ida Cox.

Si conclude con una versione intensa, incisa dal vivo al Santuario Beata Osanna Andreasi di Carbonarola (MN), di Strange Fruit di Billie Holiday, in cui Elli De Mon intreccia al brano un antico canto funebre veneto, dedicato a una ragazzina deceduta, e rivolgendolo, con la sua interpretazione, ai bambini di Gaza.
Un disco che canta di donne che hanno conosciuto il margine, la violenza, la povertà, il desiderio, la trasgressione, la fede e che hanno dovuto conquistare il diritto di scegliere chi essere, con suoni garage-blues, folk e radici blues. Un'opera di alto profilo, dal grande valore artistico e che sa distinguersi nettamente dalla media delle varie uscite discografiche.

Track List

  • Two Little Fishes And Five Loaves of Bread
  • She Wolf
  • My Mother` s On The Train
  • Workhouse Blues
  • Hard Working Woman Blues
  • Crazy Blues
  • I`m Going To That City
  • Wild Women Don`t Have The Blues
  • Going Down The Road Feelin` Bad
  • Strange Fruit

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