Edoardo Liberati Synthetics Trio Fading Corners
2026 - WoW Records
Lavoro ideale questo Fading Corners di Edoardo Liberati Synthetics Trio, per chi è interessato a un’esperienza di qualità nell’ambito del jazz moderno. Edoardo Liberati è un giovane chitarrista romano dal solido retroterra di studi che, insieme a Riccardo Gola (contrabbasso) e Riccardo Marchese (batteria), dà vita a un trio decisamente a trazione contemporanea.
Con questa sua terza fatica Liberati prosegue in una traettoria assai poco legata alla tradizione, disegnata piuttosto partendo dalle lezioni di libertà di Metheny e per avvicinarsi alle logiche di artisti del nuovo millennio quali, ad esempio, Kurt Rosenwinkel.
L’apertura verso altre musiche, elemento fondante del nuovo jazz, si traduce in composizioni nelle quali i vari riferimenti compaiono come spunti per una soluzione organica e del tutto personale. Nessun derivativismo o citazionismo; partendo dall’aspetto melodico i brani assumono un carattere da affresco e non da mosaico.
In questo senso risulta esemplificativa l’unica track non originale: Love Me Tender di Presley.
L’arrangiamento (termine riduttivo in questo caso) rende quasi irriconoscibile la matrice di base, che appare velocemente in qualche passaggio per poi lasciare spazio a una trama compatta, a energia concentrata lontana anni luce dal carattere sentimental-romantico del pezzo. Accordi decisi, frasi da rock progressive, fondo ritmico in continuo rollio, basso dinamico e a tratti protagonista, impasto corale portano a un risultato che con la tradizione nulla ha a che vedere.
Echi di jazz europeo nordico, latino, mediterraneo, di rock e perfino di ballate permettono al combo di realizzare una scaletta nella quale i brani risultano diversi l’uno dall’altro, pur mantenendo un’evidente coerenza complessiva.
Altro aspetto interessante riguarda la struttura lineare delle composizioni. Non ci sono chorus, sequenze tipo AABA, ritornelli o temi a rondò. Le idee sono chiare e vengono sviluppate sfruttando in modo fluido i contributi di tutti gli strumenti, ricorrendo a una base ritmica fluida e raramente basata sul beat nonché a una dialettica di rilievo con il contrabbasso, corposo partner nel compimento delle tessiture.
Questo fa sì che l’ascoltatore possa fruire, e non consumare, la proposta ricavandone non solo piacere ma anche una convinta soddisfazione, sentendosi non solo spettatore ma anche parte attiva nel ciclo complessivo della comunicazione del fatto artistico.
Si è citato il brano finale come esempio e, giusto a integrazione senza voler fare una cronaca pedissequa del disco, si evidenzia anche la track iniziale come campionario di elementi tipici. Una logica di power trio si alterna a passaggi più delicati, alternando energia a riflessione in modo complementare e non contrapposto. Decisivo è il drumming di base, continuo e coinvolgente senza prevalere e travolgere. I momenti solisti compaiono con durate e intensità controllate, ottenendo una bella sintesi tra senso di libertà e logica complessiva, evitando dispersioni spesso indotte da eccessi di individualismi.
Da ultimo, un cenno a come Liberati usa il suo strumento; elettrico e acustico, accordi e linee orizzontali, arpeggi ed effetti elettronici restituiscono impasti e sonorità resi ad ampio spettro, a favore una volta di più della ricchezza creativa espressa da questo meritevole lavoro.
Con questa sua terza fatica Liberati prosegue in una traettoria assai poco legata alla tradizione, disegnata piuttosto partendo dalle lezioni di libertà di Metheny e per avvicinarsi alle logiche di artisti del nuovo millennio quali, ad esempio, Kurt Rosenwinkel.
L’apertura verso altre musiche, elemento fondante del nuovo jazz, si traduce in composizioni nelle quali i vari riferimenti compaiono come spunti per una soluzione organica e del tutto personale. Nessun derivativismo o citazionismo; partendo dall’aspetto melodico i brani assumono un carattere da affresco e non da mosaico.
In questo senso risulta esemplificativa l’unica track non originale: Love Me Tender di Presley.
L’arrangiamento (termine riduttivo in questo caso) rende quasi irriconoscibile la matrice di base, che appare velocemente in qualche passaggio per poi lasciare spazio a una trama compatta, a energia concentrata lontana anni luce dal carattere sentimental-romantico del pezzo. Accordi decisi, frasi da rock progressive, fondo ritmico in continuo rollio, basso dinamico e a tratti protagonista, impasto corale portano a un risultato che con la tradizione nulla ha a che vedere.
Echi di jazz europeo nordico, latino, mediterraneo, di rock e perfino di ballate permettono al combo di realizzare una scaletta nella quale i brani risultano diversi l’uno dall’altro, pur mantenendo un’evidente coerenza complessiva.
Altro aspetto interessante riguarda la struttura lineare delle composizioni. Non ci sono chorus, sequenze tipo AABA, ritornelli o temi a rondò. Le idee sono chiare e vengono sviluppate sfruttando in modo fluido i contributi di tutti gli strumenti, ricorrendo a una base ritmica fluida e raramente basata sul beat nonché a una dialettica di rilievo con il contrabbasso, corposo partner nel compimento delle tessiture.
Questo fa sì che l’ascoltatore possa fruire, e non consumare, la proposta ricavandone non solo piacere ma anche una convinta soddisfazione, sentendosi non solo spettatore ma anche parte attiva nel ciclo complessivo della comunicazione del fatto artistico.
Si è citato il brano finale come esempio e, giusto a integrazione senza voler fare una cronaca pedissequa del disco, si evidenzia anche la track iniziale come campionario di elementi tipici. Una logica di power trio si alterna a passaggi più delicati, alternando energia a riflessione in modo complementare e non contrapposto. Decisivo è il drumming di base, continuo e coinvolgente senza prevalere e travolgere. I momenti solisti compaiono con durate e intensità controllate, ottenendo una bella sintesi tra senso di libertà e logica complessiva, evitando dispersioni spesso indotte da eccessi di individualismi.
Da ultimo, un cenno a come Liberati usa il suo strumento; elettrico e acustico, accordi e linee orizzontali, arpeggi ed effetti elettronici restituiscono impasti e sonorità resi ad ampio spettro, a favore una volta di più della ricchezza creativa espressa da questo meritevole lavoro.