Wake Up Nation<small></small>
Americana − Songwriting − Rock Blues Folk

Daniele Tenca

Wake Up Nation

2013 - Route 61
01/03/2013 - di
Da tempo sosteniamo che la forbice musicale tra l’America e il nostro paese si è ridotta a tal punto che, grazie alla messe di lavori usciti specie in questi ultimi due anni (e qui l’elenco sarebbe troppo lungo per farlo, sapete bene a quali nomi pensare), ormai è possibile coprirla figurativamente attraversando un braccio di mare che prima era un Oceano. Daniele Tenca non sfugge a questa logica anzi rappresenta una tra le più fulgide realtà della musica americana in Italia, già un forte segnale lo aveva lanciato con il precedente album, l’impegnato Blues for the Working Class, seguito dal canonico ma altrettanto avvincente live record, ora a breve distanza temporale il cantautore chitarrista milanese ci propone Wake Up Nation, un album che ancora una volta spiazza per la profondità e l’impegno dei testi, la sempre maggiore autonomia dagli echi springsteeniani delle origini, la ricerca di una via autonoma e personale allo stile che misceli sapientemente nel corpo del disco: blues, folk, rock. Abbiamo trovato il nostro Mellencamp.

Daniele colpisce duro e lo fa con eleganza ed educazione come è la sua indole da bravo ragazzo brizzolato ma le sue canzoni davvero sono sassi scagliati e ci fanno riflettere, a partire dalla iniziale lucidissima e accusatoria Dead And Gone, che si sviluppa nello stile di un ossessivo canto di lavoro dei neri afro americani che pare uscito da Oh Brother, Where Art Thou?, il pezzo vuole essere una denuncia, a firma di Tenca e Fabrizio Coppola, degli stereotipi sull’immigrazione e sugli immigrati che stanno fissi a impianto del programma elettorale di “certa politica” , quella che ci sta avvelenando l’anima e disgregando la società. Segue Big Daddy, titolo self explaining, splendida e chitarristica R&R song, suonata e cantata benissimo, che in modo neppure tanto velato rimanda alla mente le modalità “consigliate” alle ragazze dal paparino di turno, sul come agghindarsi e quali stanze frequentare per poter avere un lavoro e farsi largo nella società.  Pregevole anche  la delicata Silver Dress, con le rhodes di Riccardo Maccabruni in bella evidenza e le backing voices evocative di Lisa “Liz” Petty, Alex Cambise e Deborah Bosco. Duro e amaro lo scontro generazionale tra padre e figlio lo troviamo nel blues What Did You Do? e agrodolce la chiusura con la meravigliosa Society, una delle tre cover del disco, ballata di Jerry Hannan resa indimenticabile da Eddie Vedder, qui in una versione che Daniele, se possibile, nobilita ulteriormente in solitudine con chitarra, voce e armonica.

Un disco splendido, non solo per il messaggio socio-politico ma anche perché è suonato e cantato divinamente da una band versatile e ponderosa,  e dagli ospiti quelli citati oltre a quelli citati anche Andy J. Forest e Paolo Bonfanti su tutti, sarà certamente nella short list 2013. Wake Up Nation è un’esortazione ad alzare la testa ed uscire dalla mediocrità inanellata in almeno un paio di decenni di “ubriacatura” da vita finzione, l’artista ci esorta, lì finisce il suo compito, il punto esclamativo ! dobbiamo mettercelo noi con l’azione.

 

Track List

  • Dead And Gone
  • Big Daddy
  • What Ain't Got
  • The Wounds Stay With You
  • Silver Dress
  • Default Boogie
  • Last Po' Man
  • What Did You Do?
  • Wake Up Nation
  • It's All Good
  • Society

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