Confusional Quartet<small></small>
Derive − Suoni

Confusional Quartet

Confusional Quartet

2012 - Hell Yeah
20/05/2013 - di
  Ragazzi che botta! Trent’anni di silenzio e poi un giorno di metà Novembre metto il dischetto nel lettore e… porca p…..a!!!! Ragazzi che botta!!! È vero che ho cinquant’anni, e sono perciò quasi loro coetaneo, ma questa musica era avanti nel 1980 ed è avanti ancora adesso.

  Confusional Quartet che botta!!! In sequenza i ricordi: Bologna, l’Italian Records di Oderso Rubini e poi Frigidaire-Musica 80-Rockerilla (nello stesso ordine le più belle riviste dei primissimi anni ‘80 assieme ad alcune pagine di un Mucchio allora ancora Selvaggio). Confusional Quartet era un nome più che un suono, una idea più che dei dischi: l’idea che si potessero fare “queste” cose anche in Italia! Non giravano molti soldi e sicuramente quegli oggetti, per me, non erano così facilmente trovabili come oggi (anche se c’erano almeno un centinaio di negozi di dischi solo a Milano…).

  …Sono passate un po’ di ore tra questa e la frase precedente, ore passate a sfogliare le ormai polverose, tre riviste citate in precedenza. Ore a perdermi i quegli anni tra l’80 e l’82, a perdermi in una vitalità culturale (a volte confusa e poco lucida ma “vera”) che oggi non riesco a vedere così facilmente intorno a me…

  Già nel 1981 Paolo Bertrando, in un bellissimo special attorno al “nuovo rock italiano” (uscito sul Bertoncelliano Musica 80) diceva rispetto ai nostri (dopo aver stroncato la maggioranza della nascente scena alternativa italiana) “c’è ancora chi lavora con una certa intelligenza, preoccupandosi esclusivamente della propria coerenza”. In questo tutto oggi pare esattamente come allora!

  Confusional Quartet, edito a fine autunno dalla Hell Yeah, è difficilmente definibile come “un ritorno” per quanta è la bellezza e la lucidità espressa nelle undici tracce. Si parte potenti con Futurfunk scritto e prodotto con Bob Rifo AKA The Bloody Beetroots. Ritmica precisa e nervosa preceduta da una chitarra abrasiva, un riff doppiato con la voce umana (una rarità nella loro produzione) e tanta personalità. Personalità evidente anche nel bellissimo video del brano che parla di dittature e di potere con lucidissima visione. Kursaal procede con frasi frenetiche e botta e risposta strumentali. Cani Alla Menta è quasi jazzata prima del raddoppio ritmico. La bellissima Ritmo Speed accellera le pulsazioni con una chitarra incisiva nel tema in un deviato prog/punk. Quasi alla Devo l’attacco della successiva Forza Dell’Abitudine. Seonsan si appoggia, selvaggiamente, su ritmiche quasi ciber/country, mentre in Amaricante è l’eco dei sixties a far capolino nel tema come negli stacchi. Potentissime sono l’intro di Orazio e il finale del disco con una Newnewwave che cresce cattiva secondo dopo secondo.

  Alt rock, jazz, new wave, Devo, Area, colonne sonore, anni ’60, prog, country: questo è tutto quello che ho sentito e citato (e se voi vorrete ascoltare troverete sicuramente altro), ma ancora di più ho visto forte la personalità, e il suono, dei Confusional Quartet (Lucio Ardito basso; Gianni Cuoghi batt; Enrico Serotti chit; Marco Bertoni tastiere). Una personalità che si muove tra nervose e dissonanti frasi spezzate, uso della cassa in quattro e repentini cambi di ritmo sino ad arrivare ad un suono unico nel suo proiettarsi verso uno spazio, direi ideologico ancor più che sonoro, prepotentemente “altro”. Senza paura, o intralci, rispetto al presente o al passato. 

  Ps: all’interno sito dei Confusional Quartet c’è una interessante sezione sui meborabilia critici dei primi anni ’80 che consiglio vivamente di visitare.

Track List

  • Cani alla menta
  • One Nanosecond in Tunisia
  • Verme
  • Ritmo Speed
  • Forza dell’abitudine
  • Sensosan
  • Amaricante
  • Orazio
  • Newnewwave

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