Calanco Solchi
2026 - Overdub Recordings
Un disco che racconta l’identità, come viene formata dalle esperienze vissute e dai tormenti interiori. Solchi dei Calanco prende forma grazie a una scrittura diretta e intensa, che sa cogliere le sensazioni trasmesse dalle parole e dal suono ruvido e forte delle canzoni.
Il tormento costituisce il tema del brano d’apertura dell’opera, Sbaglio spesso: qui si racconta l'attesa interminabile di una persona amata da parte del protagonista della canzone, che inizia a sentire un forte senso di abbandono. Il sound unisce suggestioni post-punk e alternative. Le medesime sonorità, molto ritmate, si ritrovano in Bruges: una fuga dalla realtà e dalle sue inquietudini, dove l’amore si tramuta in una forma di alienazione.
Un tratto molto intimo è raccontato in Domenike: il brano prende forma su un sound che unisce alternative, hardcore e accenni di blues-rock, e racconta l’attitudine e il carattere di chi sta sul palco. Un carattere difficile emerge anche in Caffè corretto, dove si racconta, su uno sfondo sonoro hard-rock e vicino al nu-metal, la conflittualità in una relazione. L’alienazione nei confronti della realtà ritorna in Persei: si rinuncia a vivere nella società e nell’affettività, caratteristiche rimarcate anche dalle sonorità hard-rock e blues-rock e grazie alla forte presenza del basso.
I problemi relazionali ritornano in Verme, che ha un inizio folk e poi evolve verso sonorità alternative e vicine al grunge: viene evidenziata tutta la sofferenza di chi racconta il brano, che cerca di attirare inutilmente le attenzioni di una persona, perché lei lo rifiuta e lo lascia in sospeso. Dal non essere corrisposti si passa a un addio e al senso di colpa che si cela in esso, in Come fare non lo so: un lento post-rock e blues, che ha la capacità di creare un effetto suspense nel brano. L’addio resta come tematica centrale di Adieu, un brano bilingue (italiano nelle strofe e francese nei ritornelli): su sonorità alternative e con rimandi blues, si racconta il rimpianto di aver perso qualcuno per via delle proprie rigidità e come si sia riusciti a procurare nell’altro un dolore dovuto all’illusione di costruire qualcosa insieme.
Il suono ruvido del disco ritorna in Roccia-sangue, un confronto interiore in cui traspare il concetto che un Dio non possa lenire il proprio dolore e che non possa salvare una persona da se stessa e dalle proprie fragilità.
L’assenza in una dimensione interiore si ripercuote anche su meccanismi esteriori, come si percepisce in RnR Serena: qui emerge il peso che porta con sé l’assenza di una persona al proprio fianco e su quanto essa sappia trasmettere a livello emozionale, creando di fatto una malinconia per un passato.
Solchi è un album intenso e intimo, che parla di relazioni e dei tormenti interiori che si scatenano in una persona, spesso lasciandola con profondi sensi di colpa e rimpianti. Testimoni di questi tormenti e dolori sono i Calanco, che li raccontano tramite parole molto forti accompagnate da un sound che rafforza le sensazioni trasmesse. Un album dalla corazza musicale dura, ma che contiene dei significati profondi e un’anima fragile come il vetro.
Il tormento costituisce il tema del brano d’apertura dell’opera, Sbaglio spesso: qui si racconta l'attesa interminabile di una persona amata da parte del protagonista della canzone, che inizia a sentire un forte senso di abbandono. Il sound unisce suggestioni post-punk e alternative. Le medesime sonorità, molto ritmate, si ritrovano in Bruges: una fuga dalla realtà e dalle sue inquietudini, dove l’amore si tramuta in una forma di alienazione.
Un tratto molto intimo è raccontato in Domenike: il brano prende forma su un sound che unisce alternative, hardcore e accenni di blues-rock, e racconta l’attitudine e il carattere di chi sta sul palco. Un carattere difficile emerge anche in Caffè corretto, dove si racconta, su uno sfondo sonoro hard-rock e vicino al nu-metal, la conflittualità in una relazione. L’alienazione nei confronti della realtà ritorna in Persei: si rinuncia a vivere nella società e nell’affettività, caratteristiche rimarcate anche dalle sonorità hard-rock e blues-rock e grazie alla forte presenza del basso.
I problemi relazionali ritornano in Verme, che ha un inizio folk e poi evolve verso sonorità alternative e vicine al grunge: viene evidenziata tutta la sofferenza di chi racconta il brano, che cerca di attirare inutilmente le attenzioni di una persona, perché lei lo rifiuta e lo lascia in sospeso. Dal non essere corrisposti si passa a un addio e al senso di colpa che si cela in esso, in Come fare non lo so: un lento post-rock e blues, che ha la capacità di creare un effetto suspense nel brano. L’addio resta come tematica centrale di Adieu, un brano bilingue (italiano nelle strofe e francese nei ritornelli): su sonorità alternative e con rimandi blues, si racconta il rimpianto di aver perso qualcuno per via delle proprie rigidità e come si sia riusciti a procurare nell’altro un dolore dovuto all’illusione di costruire qualcosa insieme.
Il suono ruvido del disco ritorna in Roccia-sangue, un confronto interiore in cui traspare il concetto che un Dio non possa lenire il proprio dolore e che non possa salvare una persona da se stessa e dalle proprie fragilità.
L’assenza in una dimensione interiore si ripercuote anche su meccanismi esteriori, come si percepisce in RnR Serena: qui emerge il peso che porta con sé l’assenza di una persona al proprio fianco e su quanto essa sappia trasmettere a livello emozionale, creando di fatto una malinconia per un passato.
Solchi è un album intenso e intimo, che parla di relazioni e dei tormenti interiori che si scatenano in una persona, spesso lasciandola con profondi sensi di colpa e rimpianti. Testimoni di questi tormenti e dolori sono i Calanco, che li raccontano tramite parole molto forti accompagnate da un sound che rafforza le sensazioni trasmesse. Un album dalla corazza musicale dura, ma che contiene dei significati profondi e un’anima fragile come il vetro.