Una macchina celibe<small></small>
Emergenti − Songwriting − Folk, acoustic, instrumental

Cabeki

Una macchina celibe

2012 - Tannen Records/Audioglobe
18/07/2013 - di
Chitarre elettriche e acustiche, arpa, benjo, xilofono e chi più ne ha …Un bel mix di strumenti davvero! E se pensiamo che Cabeki li suona tutti da solo la nostra ammirazione non può che raddoppiare. Andrea Faccioli è un polistrumentista veronese, suona dall’età di nove anni la chitarra classica e si è poi col tempo accostato all’elettronica e al folk con la bell harp, strumento americano dei primi del Novecento. Al primo ascolto potremmo erroneamente (e ribadisco: erroneamente!) pensare a virtuosismi, ma non è così, qui nulla e virtuo-sismo, ma virtù vera e propria.

Il  ragazzo dimostra tra l’altro, di conoscere bene il celeberrimo drammaturgo e poeta francese dadaista dell’Ubu Roi,  Alfred Jarry, a quest’ultimo, infatti, si è ispirato nello stile surreale- diremmo un vero e proprio stile dell’assurdo- del cd e dei titoli di questo suo ultimo lavoro. Pezzi come Se quest’uomo diventasse un meccanismo oppure come Alla banalità un valore, o come La bellezza pura e sterile della semplice ruota  compreso il titolo del cd: Una macchina Celibe, appunto, mettono in evidenza proprio il carattere surreale del cd: «la Macchina Celibe - dice lo stesso autore -  è un essere meccanico inverosimile, delirante, inutile e bizzarro.  Un insieme incomprensibile di parti, che segue le sole regole dell’immaginazione, che si auto crea e auto distrugge. La Macchina Celibe produce, nel suo insieme di meccanismi complicati e astrusi, effetti di meraviglia, raffinati e orribili allo stesso tempo. Un organismo meccanico fine a se stesso. È arte e la sua totale negazione».


La Diapositiva si Ricorda, titolo bizzarro e degno di un Jarry, è pezzo prestigioso e sperimentale, così come Verso il Ronzio Remoto che gioca tra elettronica e rock puro. Il necessario ritorno è poi un pezzo che s’ispira a Nino Rota nonché al quasi fantastico mondo di un Fellini. I suoni sono davvero multietnici e multiculturali: si va dal piano elettrico Fender Rhodes alla tastiera Siel Opera 6, dalla classica pianola Bontempi ad un oboe africano (l’al ghaita), all’ukelin. Mondi che si uniscono, diversità che creativamente si mescolano, Est ed Ovest felicemente insieme; Cabeki  ha fatto del suo nuovo lavoro un vero e propri trattato polistrumentistico, come se questo lavoro fosse davvero uno studio professionale sugli strumenti musicali di tutto il mondo! E il ragazzo ci regala non solo competenza e professionalità artistica, ma soprattutto grandi emozioni: non è poi in fondo questo che richiediamo alla musica?

Track List

  • Se Quest'Uomo Diventasse Un Meccanismo
  • Il Necessario Ritorno
  • Verso Il Ronzio Remoto
  • Di Un Ingranaggio Che Si Perde
  • Fra Elettrodi Di Seta Blu
  • Alla Banalit√† Di Un Valore
  • Negazioni Che Si Negano
  • La Bellezza Pura E Sterile Della Semplice Ruota
  • La Diapositiva Si Ricorda
  • L'Ultimo Degli Uomini