Bandabardo` Fandango
2025 - OTR LIVE SRL / ADA MUSIC ITALY
Stavolta iniziamo dalla fine, perché da una fine è iniziato il progetto di Fandango, il nuovo disco della Bandabardò. Iniziamo dall'ultima traccia, Notti di luna e falò, in cui, alla voce di Alessandro Finazzo, alias Finaz, chitarrista e ora front man del gruppo, si aggiunge quella, emozionante, di Carmen Consoli; una canzone splendida e poetica, che, dal valzer in tre quarti tanto amato dalla persona cantata nel brano, diventa quasi una marcia funebre, ma densa di ricordi, energia, vitalità, nella quale aleggia lo spirito di Enrico Greppi, Erriquez, scomparso nel 2021 a soli sessantun anni. Uno choc per la Bandazza, che ha avuto bisogno di una pausa di riorientamento e di una riuscita esperienza live con Cisco (qui il nostro report al MEI), per iniziare una nuova danza, che, come ha detto Finaz nel corso della intervista che ci ha concesso, è "un momento importantissimo per noi, al punto che abbiamo scelto di mettere nella copertina dell’album soltanto un fiore di loto, simbolo millenario di nuovo inizio, rifondazione".
Ecco quindi queste dieci canzoni, scritte dal chitarrista, che era solito comporre con l'amico scomparso, e che ha chiesto la collaborazione degli altri membri della band, in particolare del batterista Alessandro Nuto Nutini, per creare un disco poliedrico eppure omogeneo, dal suono vario, ma compatto nell'intenzione: celebrare la vita, meglio ancora, il "ritmo e vitalità" che da oltre trent'anni caratterizzano la cifra di questo gruppo di amici, prima ancora che colleghi. Come ha dichiarato Finaz a Gian Luca Verga, nel corso del primo showcase di apertura del tour europeo, tenutosi a Lugano nell'auditorium della Radio della Svizzera Italiana, il disco è "corale e genuino, molto Bandabardò", e rivela un autentico gusto nel suonare insieme, per tornare con un nuovo slancio al loro pubblico, che è stato loro molto vicino in questi ultimi tempi.
Un mazzo di fiori variopinti, sgargianti, da cui è difficile scegliere: la sorpresa nel trovare la voce calda e baritonale di Jose Ramon Caraballo Armas nella riflessione su amore e amicizia, su ritmi cubani, in Caro Amico, il testo profondo e importante di Canzone Blu (sorretto dalla voce di Finaz, mai tanto intensa), il coro dei ragazzini del JJ Choir su Il mio superpotere, che si avvale del tocco di Marco Bachi al basso e alla produzione, e che ha un ritornello tanto orecchiabile e apparentemente semplice, quanto provocatorio: "Il mio superpotere è solo nel cervello. Per rimanere umani al giorno d'oggi serve quello."
Infatti, quello che rassicura in queste nuove canzoni è la continuità con la storia lunghissima della Bandabardò: impegno, pensieri, ritmi trascinanti, ironia e divertimento creano un mix definito e riconoscibile, che attinge la propria linfa non solo da una molteplicità di suoni dal mondo, ma anche da un'osservazione acuta e implacabile della società. In questo modo, Il conto alla rovescia sembra una filastrocca anni Sessanta, ma affonda la lama dell'ironia nell'egoismo attuale; la frizzante e caustica Mon Dieu è sostenuta dalle tastiere di Pacio, La fattoria profuma di Maggie's Farm immersa nel Neil Young elettrico, per un dipinto distopico - ma neanche troppo - della società; Manca poco suona à la Gypsy Kings con le due chitarre di Finaz e di Andrea Orla Orlandini, eccellenti in tutto il disco, ma contiene versi come "l'importante non è restare vivi, quanto restare umani, chi perde veramente è chi perde la sua dignità". E così via, nel tentativo, riuscito, di intrattenere con consapevolezza: merce rarissima, di questi tempi.
E torniamo così alla canzone finale, gioiello di amicizia e dolcezza, il ritratto più riuscito di Erriquez, ma anche la celebrazione di una storia che non finirà. Da ascoltare con attenzione, per ricordarsi di restare umani.
Ecco quindi queste dieci canzoni, scritte dal chitarrista, che era solito comporre con l'amico scomparso, e che ha chiesto la collaborazione degli altri membri della band, in particolare del batterista Alessandro Nuto Nutini, per creare un disco poliedrico eppure omogeneo, dal suono vario, ma compatto nell'intenzione: celebrare la vita, meglio ancora, il "ritmo e vitalità" che da oltre trent'anni caratterizzano la cifra di questo gruppo di amici, prima ancora che colleghi. Come ha dichiarato Finaz a Gian Luca Verga, nel corso del primo showcase di apertura del tour europeo, tenutosi a Lugano nell'auditorium della Radio della Svizzera Italiana, il disco è "corale e genuino, molto Bandabardò", e rivela un autentico gusto nel suonare insieme, per tornare con un nuovo slancio al loro pubblico, che è stato loro molto vicino in questi ultimi tempi.
Un mazzo di fiori variopinti, sgargianti, da cui è difficile scegliere: la sorpresa nel trovare la voce calda e baritonale di Jose Ramon Caraballo Armas nella riflessione su amore e amicizia, su ritmi cubani, in Caro Amico, il testo profondo e importante di Canzone Blu (sorretto dalla voce di Finaz, mai tanto intensa), il coro dei ragazzini del JJ Choir su Il mio superpotere, che si avvale del tocco di Marco Bachi al basso e alla produzione, e che ha un ritornello tanto orecchiabile e apparentemente semplice, quanto provocatorio: "Il mio superpotere è solo nel cervello. Per rimanere umani al giorno d'oggi serve quello."
Infatti, quello che rassicura in queste nuove canzoni è la continuità con la storia lunghissima della Bandabardò: impegno, pensieri, ritmi trascinanti, ironia e divertimento creano un mix definito e riconoscibile, che attinge la propria linfa non solo da una molteplicità di suoni dal mondo, ma anche da un'osservazione acuta e implacabile della società. In questo modo, Il conto alla rovescia sembra una filastrocca anni Sessanta, ma affonda la lama dell'ironia nell'egoismo attuale; la frizzante e caustica Mon Dieu è sostenuta dalle tastiere di Pacio, La fattoria profuma di Maggie's Farm immersa nel Neil Young elettrico, per un dipinto distopico - ma neanche troppo - della società; Manca poco suona à la Gypsy Kings con le due chitarre di Finaz e di Andrea Orla Orlandini, eccellenti in tutto il disco, ma contiene versi come "l'importante non è restare vivi, quanto restare umani, chi perde veramente è chi perde la sua dignità". E così via, nel tentativo, riuscito, di intrattenere con consapevolezza: merce rarissima, di questi tempi.
E torniamo così alla canzone finale, gioiello di amicizia e dolcezza, il ritratto più riuscito di Erriquez, ma anche la celebrazione di una storia che non finirà. Da ascoltare con attenzione, per ricordarsi di restare umani.