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Bandabardò La Bandabardò riparte da un tour europeo: passato e futuro nelle parole di Finaz

25/03/2025 di Laura Bianchi

#Bandabardò#Italiana#Canzone d`autore

Esce Fandango, il primo album di inediti della Bandabardò senza Erriquez, lo storico co-fondatore e frontman, scomparso il 14 febbraio 2021, e subito dopo la Banda parte per un tour europeo, anticipazione di quello italiano. Periodo importante, e ricco di energia, per Finaz e tutti i musicisti di una band longeva, che conta un seguito nutrito di fans. Abbiamo scambiato idee e riflessioni con il chitarrista e cantante Alessandro Finazzo, in arte Finaz, durante una lunga intervista. Ecco cosa ci ha raccontato!

D. Innanzitutto, grazie per il tempo che ci concedi… Poi, una domanda d'obbligo: Fandango segna un momento importante per la Bandabardò. Come nasce questo album e qual è il suo filo conduttore?

R. Fandango è la nostra ripartenza: sicuramente un momento importantissimo per noi, al punto che abbiamo scelto di mettere nella copertina dell’album soltanto un fiore di loto, simbolo millenario di nuovo inizio, rifondazione; il disco nasce dall’esigenza di sentirsi attivi, vivi anche dopo 30 anni di onorata carriera, com’è normale che sia per dei musicisti. Il filo conduttore del lavoro è il nostro sguardo sul mondo: noi avvertiamo molta confusione, molto disorientamento in questo momento e raccontiamo questo spaesamento senza dare risposte. Fandango è semplicemente il nostro sguardo su ciò che ci accade intorno, è la nostra fotografia del mondo, a tratti ironica, sempre sorridente.

D.    Il titolo evoca una danza andalusa, e in effetti l'atmosfera è latineggiante; quali sono le influenze del disco?

R. Il fandango è una danza del “canto profondo” del flamenco ed è un po’ il ritorno alla musica latina, andalusa, che hanno caratterizzato gli esordi discografici della Bandabardò, quando ci affascinavano i Gipsy Kings e Paco de Lucìa. Torniamo a loro e mescolati con tant’altro… ma questo lo scopriranno gli ascoltatori sentendo l’album.

D.    Tu hai sempre avuto un ruolo centrale nella band come chitarrista, ma ora sei anche voce principale. Come ti senti in questo doppio ruolo?

R. È davvero complicato, non soltanto da un punto di vista strettamente artistico, perché non sono più solo il chitarrista virtuoso, ma anche la prima voce e il front man, ma anche un punto di vista umano, sentimentale: soprattutto in alcuni momenti, ricoprire il ruolo che è stato di Enrico (Greppi, in arte Erriquez, scomparso nel 2021, ndr) crea nostalgia, la percezione della mancanza. Ma c’è anche tanta voglia di ripartire e da queste due energie in qualche modo contrapposte nasce qualcosa di unico.

D. Quanto ha influito Erriquez nella scrittura e nello spirito del disco? Com'è arrivata l'idea dell’emozionante Notti di luna e falò, con Carmen Consoli?

R. Enrico è sempre qui con noi, non ci ha mai abbandonato. Avevo sempre composto con lui, trovarmi ora da solo - Nuto ha scritto con me un paio di testi - è stata un’esperienza nuova e faticosa, ma anche una sfida stimolante.

Notti di luna e falò si è scritta da sé, di getto, in un momento di grande nostalgia. Stavo pensando a Enrico, ho preso la chitarra e lei si è messa a suonare quel valzerino, poi son venute fuori le parole prese in prestito dal mondo poetico di Enrico e da come noi vedevamo lui – timido e leggero. Anche la partecipazione di Carmen è nata quasi spontaneamente: il nostro manager comune – Francesco Barbaro – le ha fatto ascoltare il pezzo, lei se ne è innamorata, l’idea iniziale era di farle arrangiare l’orchestra, e lei ha proposto di inserire anche il suo recitato: è una grandissima artista e una grandissima amica!

D. Dopo la perdita di Erriquez, avete scelto di continuare. Qual è stata la spinta che vi ha portato a questa decisione?

R. È stato complicato, ognuno aveva un sentimento, una percezione diversa. Io avevo immaginato la Bandabardò e scritto le canzoni insieme a Enrico per trent’anni e non ero affatto convinto di riprendere questo progetto senza di lui. Però sono state tantissime le persone intorno a noi a spingerci a ricominciare: amici, colleghi, fan…davvero tantissimi. Lo stesso Enrico si era raccomandato che la musica della Banda non smettesse mai di suonare… All’inizio abbiamo trovato questa stampella, questo nuovo pistone in Cisco Bellotti che ci ha dato una grande mano e lo ringraziamo tantissimo, ci ha dato modo di elaborare, di riflettere, di trovare il coraggio e l’energia per affrontare questa nuova esperienza.

D. Com'è andata invece la collaborazione, in Il mio superpotere, con il JJ Choir?

R. È nata proprio da un’esigenza di scrittura: Nuto – coautore del testo – aveva scritto questa filastrocca molto divertente, interessante, molto nel mood banda. Però rappata era musicalmente un po’ estranea alle nostre corde e lui ha avuto questa intuizione di farla cantare a un coro di bambini. Bachi ha poi proposto il JJ Choir, nato nella scuola dove lui insegna, ed effettivamente sono stati bravissimi!

D. Il disco contiene molti messaggi civili: la condanna della guerra, del qualunquismo, della manipolazione, e l'invito all'amore e all’empatia: quanto vi ha ispirati la situazione politica e sociale?

R. Sono tutte tematiche a noi care: ecologia, politica, sociale. Sono tutti argomenti importanti per noi e centrali in questo album, raccontati ora con più rabbia, ora con il sorriso.

D. Il tour europeo vi porterà in diverse città. Tornare a suonare all’estero dopo questi anni ha un significato particolare per voi? C’è una tappa del tour che aspettate con più emozione?

R. Suonare all’estero ci ha sempre entusiasmato, soprattutto vedere questo pubblico che – nella stragrande maggioranza dei casi – non capisce il testo ma percepisce l’onda di energia e si innamora della parte musicale e scenografica dei nostri concerti. Anche per questo abbiamo scelto di partire subito in tour e proprio dall’estero. Non ci sono date a cui teniamo più di altre, diciamo che personalmente sono un po’ più curioso del concerto di Liegi, dove suoneremo su una chiatta sulla Mosa; non è la prima volta che suoniamo su una chiatta, ma è comunque un’esperienza singolare.

D. Come sarà strutturato il live? Ci saranno variazioni rispetto ai vostri concerti passati?

R. La filosofia della Banda va avanti: allegria, energia, buon umore, anche quando i temi sono importanti e il nostro sguardo è critico. Poi cosa accadrà ad ogni concerto… chissà: come sempre non avremo basi registrate, come spesso è successo, potremmo sconvolgere la scaletta in corsa, ci affidiamo molto all’emozione del momento e allo scambio col pubblico.

D. La Bandabardò ha un’identità fortissima. Dopo tutti questi anni, cosa significa per te farne parte, e come pensi sia cambiata la band nel tempo, musicalmente e come gruppo?

R. Far parte della Banda è molto molto determinante, noi siamo esattamente come eravamo nel lontano 1983: siamo amici, abbiamo voglia di suonare e stare insieme, siamo innamorati di questa avventura e questa cosa non è cambiata mai, siamo gli stessi irriverenti giullari di sempre!

D. Avete sempre avuto un pubblico caloroso e partecipe. Cosa significa per te questa connessione con i fan? C’è un momento particolare con loro che ti è rimasto nel cuore? Dopo la perdita di Erriquez, ci sono stati messaggi o gesti che ti hanno colpito particolarmente?

R. Abbiamo un pubblico incredibile, compiono dei veri atti d’amore nei nostri confronti, enormi. E poi si sentono riconoscenti e ci fanno incontrare i loro figli, condividono le loro storie d’amore nate spesso ai nostri concerti; alcuni ci raccontano come i nostri concerti siano le loro “sedute terapeutiche di liberazione”: si entra incazzati e si esce felici!...e questa cosa ci riempie di gioia e d’orgoglio.

D. Qual è il tuo momento preferito durante un live, in cui senti davvero la connessione con chi è lì ad ascoltare?

R. Non ce ne sono. Sono concerti talmente imprevedibili, fatti di onde d’energia da noi al pubblico e dal pubblico a noi che individuare un momento preciso è impossibile. Forse quello più iconico è su Venti bottiglie di vino, quando cantiamo “alzate le mani” e tutti lo fanno senza che noi chiediamo nulla: si crea una distesa immensa di mani… o anche sul finale di Beppeanna: scenografie che si creano spontaneamente, senza che noi diamo un input preciso, o i trenini su Succederà.

D. Se potessi incontrare il Finaz di quando avete iniziato, cosa gli diresti dopo tutto questo viaggio con la Bandazza?

R. Lo abbraccerei, lo guarderei negli occhi sorridendo e, senza spoilerargli nulla, gli direi “ti aspetta un’esperienza meravigliosa di amicizia, di musica, di sorrisi, di danze. Con la Banda realizzerete davvero i vostri sogni, con coerenza e autenticità”.

Grazie! Ti aspettiamo in Italia, dopo il tour europeo:

1 aprile: Lugano (CH) – Auditorio Stelio Moro RSI

2 aprile: Chur (CH) – Postremise

4 aprile: Bruxelles (BE) – VK Vaartkapoen

5 aprile: Paris (FR) – Le Point Fort d’Aubervilliers

6 aprile: Liège (BE) – Péniche Légia

11 aprile: Berlin (DE) – Roadrunner’s Paradise Club