Aufgefuhrte Partitur Elegant Teleprompter
2026 - Tenrec
#Derive#Avantgarde #modular music ##experimental #electronica
In contrasto con i tempi ultra-liquidi e ultra-digitali del nostro presente, il bresciano classe ‘89 Alberto Marani (in “giro” anche come Abo Authoma) porta alle stampe un manifesto artigianale di sperimentazioni, modulazioni e manipolazioni analogiche, battezzato Elegant Teleprompter sotto insegna Aufgeführte Partitur.
Lavoro asettico e sperimentale, ma non per questo banale e fuori focus, che in più di un’ora libera nell’aria particelle soniche, transistor e capsule sintetiche a zonzo tra le orbite di flipper rapsodici (talvolta come schegge impazzite, in altre occasioni protagoniste di sequenze più lineari). Un po’ Craven Faults, asciugato però di tentativi rivolti all’estetica e a scaldare ogni tanto l’orecchio.
A conti fatti, un’opera che potrebbe tradursi in un unico allungo, un movimento ad esempio di un’intera scaletta; invece è curiosa la scelta di dividere in pezzi (talvolta in sembianze di suite) che comincino tutti con la lettera “R”.
Lungo tutto quest’arco, l’idea va a basarsi su un concetto assai chiaro: in principio, un’unica onda che fluttua ribelle (da una stessa sorgente sonora), e presto a innescare diverse frequenze fra mutazioni di pulsazioni perlopiù mai tra loro slegate.
In apparenza, un mero esercizio accademico. Ma è tutta qui la questione: sin dalla genesi il disco va a dichiararsi parente lontano di velleità che facciano proprie talune lezioni di melodie ed ammalianti incroci di composizione (pertanto un po' scherza a sbandierare quell'"Elegant" presente nel titolo...).
Piuttosto, è il solo fatto di alzare un impianto così sigillato su un tema costante, e tutto intorno a farlo ruotare sul perno di un Doepfer, a collocare il lavoro su un feticismo che arde per l'analogico. Un affair non per molti, e a dire il vero un po' ostico, ma proprio per questo, nel bene e nel male, avvinghiato a capricci ben noti che mai si dileguano verso la via del tramonto.
Lavoro asettico e sperimentale, ma non per questo banale e fuori focus, che in più di un’ora libera nell’aria particelle soniche, transistor e capsule sintetiche a zonzo tra le orbite di flipper rapsodici (talvolta come schegge impazzite, in altre occasioni protagoniste di sequenze più lineari). Un po’ Craven Faults, asciugato però di tentativi rivolti all’estetica e a scaldare ogni tanto l’orecchio.
A conti fatti, un’opera che potrebbe tradursi in un unico allungo, un movimento ad esempio di un’intera scaletta; invece è curiosa la scelta di dividere in pezzi (talvolta in sembianze di suite) che comincino tutti con la lettera “R”.
Lungo tutto quest’arco, l’idea va a basarsi su un concetto assai chiaro: in principio, un’unica onda che fluttua ribelle (da una stessa sorgente sonora), e presto a innescare diverse frequenze fra mutazioni di pulsazioni perlopiù mai tra loro slegate.
In apparenza, un mero esercizio accademico. Ma è tutta qui la questione: sin dalla genesi il disco va a dichiararsi parente lontano di velleità che facciano proprie talune lezioni di melodie ed ammalianti incroci di composizione (pertanto un po' scherza a sbandierare quell'"Elegant" presente nel titolo...).
Piuttosto, è il solo fatto di alzare un impianto così sigillato su un tema costante, e tutto intorno a farlo ruotare sul perno di un Doepfer, a collocare il lavoro su un feticismo che arde per l'analogico. Un affair non per molti, e a dire il vero un po' ostico, ma proprio per questo, nel bene e nel male, avvinghiato a capricci ben noti che mai si dileguano verso la via del tramonto.