Altin Gun Garip
2026 - Glitterbeat Records
Quinto album per gli Altın Gün, il quintetto turco psych-groove di stanza ad Amsterdam già nominato ai Grammy: si tratta di Garip, che rappresenta una rivisitazione personale di canzoni originariamente composte dalla leggenda folk turca Neşet Ertaş (1938-2012), cantante, paroliere e suonatore di bağlama molto amato e rispettato, e incarnazione moderna dell'antica tradizione ashik dei bardi-trovatori folk.
Il risultato è un disco affascinante e accattivante, che il bassista Jasper Verhulst non esita a definire il più eclettico della loro carriera: infatti ci si muove qui tra bassi suadenti, chitarre elettriche flessuose che guidano in atmosfere misteriose (Benim Yarim), momenti di languido funk-rock, seduzioni di sax (in Suçum Nedir, che intreccia passione e “peccato”, desiderio e adorazione della bellezza), fantasie cosmiche di synth in bilico tra psych colorata e prog sinuoso, ma ovviamente anche l’elemento folk e anatolico è ancora molto forte, ad esempio nei ricami scalzi e fascinosi di bağlama in Niğde Bağlari, o nelle percussioni di Gel Yanima Gel.
Gli archi della Stockholm Studio Orchestra animano brani che spaziano da un'allure cinematica ad accenti folk; morbide chitarre slide impreziosiscono Gel Kaçma Gel, mentre la traccia conclusiva Bir Nazar Eyledim parte lenta e intensa per diventare un incanto dal sapore siderale, che riprende il lato dreamy degli Altın Gün e racchiude un cuore malinconico, come il testo che parla di memoria, dolore e ferite che avrebbero bisogno delle carezze di un amante.
I testi sono splendidi: si passa dalla nostalgia dell'amore come dolce fusione a un cuore bruciato dalle tempeste del dolore, dall'accarezzare la bellezza e dalla solitudine ai desideri più intimi e segreti, dalla stanchezza della vita alla paura di rimanere sospesi in un sogno vuoto e di perdersi nel deserto di un amore-malattia, dal peso del dolore al desiderio bruciante o ricolmo di nostalgia. Ricorrono inviti densi di passione a non andare via, a tornare, tra immagini poetiche ed efficaci. E la voce ammaliante di Erdinç Eçevit cavalca queste sensazioni con naturalezza e grande carisma, per restituircele vive e accese nei loro colori naturali tra ritmi conturbanti.
Un disco che è un viaggio, un'esperienza. Da attraversare. Come le steppe anatoliche.