Alfredo Marasti Le avventure - Canto alle città visibili
2026 - La Stanza Nascosta Records
Mi capita spesso, ascoltando le frequenze fraudolente di certi network radiofonici, di sentirmi perso in una vaghezza che non lascia scampo. Come se ormai fare musica fosse un passatempo per accatastare note da poter scaricare come fossero cassette di frutta e verdura di un mercato di periferia.
Per fortuna non è tutto qui: (r)esiste un mondo che è ancora inesplorato, un luogo dove si inciampa nelle imperfezioni che portano alla musica suonata per davvero, e alle parole che sono racconto vivido.
In una sovraesposizione di citazioni, riletture e atti di devozione, si snoda questo disco, Le avventure - Canto alle città visibili di Alfredo Marasti. Un insieme di pagine che riportano alla poesia, alle arti figurative, attraverso un viaggio dove risulta impossibile tracciare il confine tra il sogno e il reale.
Partiamo dal presupposto che pronunciare il termine "cantautore" non è una bestemmia. Alfredo Marasti fa propria la lezione di tanta forma canzone che ha attraversato le mie orecchie di adolescente: la matrice è il folk e la scuola francese (Lungomare è una bellissima emozione in questo senso). E, se a qualcuno venisse in mente l'accostamento con i classici di Faber e Guccini, Notting Hill vi trasporterà su altri lidi complessi: echi di Alberto Fortis, ma persino un inaspettato Alberto Camerini dei suoi esordi.
Sentimenti del tempo rafforza ancor più la convinzione: quel che rimane dopo l'ascolto è che ci sia davvero una scrittura lineare e tutt'altro che superficiale in ogni brano che compone il disco.
E se Marasti voleva spiazzarmi, ci riesce senza dubbio con con la traduzione molto personale di Closing Time di Leonard Cohen; i prodotti di qualità si possono ancora proporre, senza essere considerati fuori dal tempo.
Un disco importante, intimo e mattutino: un titolo che promette molto, Le avventure - Canto alle città visibili, un contrappunto a Calvino, come se le sue città si fossero fatte reali tra le note di questo narratore, che dipinge una Berlino "triste e molto grande" e una Venezia giorno che si annoda con l'inizio del viaggio di Corto Maltese.
O forse è la fine?
Ascoltate e decidete voi.
Per fortuna non è tutto qui: (r)esiste un mondo che è ancora inesplorato, un luogo dove si inciampa nelle imperfezioni che portano alla musica suonata per davvero, e alle parole che sono racconto vivido.
In una sovraesposizione di citazioni, riletture e atti di devozione, si snoda questo disco, Le avventure - Canto alle città visibili di Alfredo Marasti. Un insieme di pagine che riportano alla poesia, alle arti figurative, attraverso un viaggio dove risulta impossibile tracciare il confine tra il sogno e il reale.
Partiamo dal presupposto che pronunciare il termine "cantautore" non è una bestemmia. Alfredo Marasti fa propria la lezione di tanta forma canzone che ha attraversato le mie orecchie di adolescente: la matrice è il folk e la scuola francese (Lungomare è una bellissima emozione in questo senso). E, se a qualcuno venisse in mente l'accostamento con i classici di Faber e Guccini, Notting Hill vi trasporterà su altri lidi complessi: echi di Alberto Fortis, ma persino un inaspettato Alberto Camerini dei suoi esordi.
Sentimenti del tempo rafforza ancor più la convinzione: quel che rimane dopo l'ascolto è che ci sia davvero una scrittura lineare e tutt'altro che superficiale in ogni brano che compone il disco.
E se Marasti voleva spiazzarmi, ci riesce senza dubbio con con la traduzione molto personale di Closing Time di Leonard Cohen; i prodotti di qualità si possono ancora proporre, senza essere considerati fuori dal tempo.
Un disco importante, intimo e mattutino: un titolo che promette molto, Le avventure - Canto alle città visibili, un contrappunto a Calvino, come se le sue città si fossero fatte reali tra le note di questo narratore, che dipinge una Berlino "triste e molto grande" e una Venezia giorno che si annoda con l'inizio del viaggio di Corto Maltese.
O forse è la fine?
Ascoltate e decidete voi.
