Abissi Paramagia
2026 - Octopus Rising / Argonauta Records
Una chitarra heavy a sinistra e poi un’altra subito a destra…il disco nuovo degli Abissi si apre con un doppio cazzotto che ti stende immediatamente per poi accompagnarti al tappeto tra immaginazioni sulfuree alla Toni Iommi e un cantato sguaiato di un fantomatico “elettrico” funerale in Messico…
È così che si apre Paramagia – uscito a gennaio del ’26 – con una chiara dichiarazione d’intenti che arriva dritta all’ascoltatore, che dovrà far presto a educare le orecchie per attraversare 8 tracce catabatiche, a metà tra lo stoner, l’heavy degli esordi, e la ricerca di una credibilità, cantando in italiano.
Altro esempio di quanto il quartetto milanese ritenga un nume tutelare il chitarrista dei Black Sabbath è il terzo brano Le chiese: un riff lento, cadenzato e oscuro apre le danze, dove provocazione e psichedelia si mescolano in un impasto sonoro ipnotico, granitico e potente, con scelte di suoni tutti azzeccati per uno dei brani più evocativi del disco; anche la voce fa il suo in questo contesto, trovandosi a suo agio su corde psycho.
È chiaramente un disco che non ha velleità da classifica sul suolo patrio: è un genere che in Italia è per cultori della scena, e poi la scelta della lingua (che apprezzo come dote di distinguo) preclude un ascolto forse anche al mediocre e piatto ascoltatore medio rock, ormai assuefatto ai riff divenuti innocui delle band mainstream che non hanno più nulla da comunicare.
Segnalo l'ottima Madama Cristina in fondo al disco: gli Abissi ci regalano un potente mid-tempo che conferma il potenziale compositivo della band. Buona la produzione dei pezzi, solo la voce risulta un pochino nascosta sotto le bordate del suono, ma è evidente che sia una scelta di stile.
Paramagia è un album che suona rotondo, ipnotico e psichedelico e il gradimento cresce con gli ascolti. Band da tenere d'occhio per comprendere le evoluzioni possibili su terreni anche più ampi.
È così che si apre Paramagia – uscito a gennaio del ’26 – con una chiara dichiarazione d’intenti che arriva dritta all’ascoltatore, che dovrà far presto a educare le orecchie per attraversare 8 tracce catabatiche, a metà tra lo stoner, l’heavy degli esordi, e la ricerca di una credibilità, cantando in italiano.
Altro esempio di quanto il quartetto milanese ritenga un nume tutelare il chitarrista dei Black Sabbath è il terzo brano Le chiese: un riff lento, cadenzato e oscuro apre le danze, dove provocazione e psichedelia si mescolano in un impasto sonoro ipnotico, granitico e potente, con scelte di suoni tutti azzeccati per uno dei brani più evocativi del disco; anche la voce fa il suo in questo contesto, trovandosi a suo agio su corde psycho.
È chiaramente un disco che non ha velleità da classifica sul suolo patrio: è un genere che in Italia è per cultori della scena, e poi la scelta della lingua (che apprezzo come dote di distinguo) preclude un ascolto forse anche al mediocre e piatto ascoltatore medio rock, ormai assuefatto ai riff divenuti innocui delle band mainstream che non hanno più nulla da comunicare.
Segnalo l'ottima Madama Cristina in fondo al disco: gli Abissi ci regalano un potente mid-tempo che conferma il potenziale compositivo della band. Buona la produzione dei pezzi, solo la voce risulta un pochino nascosta sotto le bordate del suono, ma è evidente che sia una scelta di stile.
Paramagia è un album che suona rotondo, ipnotico e psichedelico e il gradimento cresce con gli ascolti. Band da tenere d'occhio per comprendere le evoluzioni possibili su terreni anche più ampi.