Jama Trio

Jama Trio

Il Nuovo album di Jama Trio s`intitola A Process ed esce a breve.


05/01/2018 - di mescalina.it
Dopo 11:11 del 2015 e Out Of This World del 2016 Jama Trio stavolta ci propone A Process, un disco che si allontana stilisticamente dai precedenti. E’ un processo nel vero senso della parola: un album che s’impegna ad indagare suoni nuovi ma che cerca anche di farli andare d’amore e d’accordo con quelli più tradizionali. Un percorso che parte ancora una volta dal tanto caro Folk ma che va a finire fino al lido apparentemente inconciliabile dell’elettronica, passando però anche tra elementi Country, chitarre Southern e sonorità futuristiche da Space Rock.

Ad aprire le danze troviamo Rec. time, un brano che è l’antipasto perfetto per introdurci a questo lavoro molto sperimentale. Subito troviamo un goccio di elettronica che fa galleggiare l’ascoltatore nello spazio tra galassie e navicelle aliene. Una sorta di risucchio nel futuro ma mantenendo però la sicurezza confortevole della voce di stampo Folk, calda e accogliente. E’ un’introduzione delicata e graduale all’innovazione che mette l’ascoltatore a proprio agio.

Tibetan Bridge è un pezzo dai suoni decisamente meno sperimentali. Le orchestrazioni e il flauto ci fanno ondeggiare sopra un ponte tibetano che si sbilancia decisamente verso il passato Folk della band ma dondola lievemente anche verso le novità con orchestrazioni davvero interessanti.

Much Ado About Nothing ha un titolo di shakespeariana memoria ma è decisamente moderno nei contenuti sonori. Si apre con punti luminosi di elettronica che si alternano al suono di un pianoforte. Una mescolanza perfetta con la voce che fa da collante tra le novità elettroniche e la tradizione.

Il quarto brano è il singolo Ready To Lose (jamatrio.bandcamp.com) e si apre con suoni legnosi che mi fanno tornare in mente la partitura musicale che accompagna lo spettacolo di danza The Burnt Room degli israeliani Noa Zuk e Ohad Fishof. Il suono come circolarità quasi magnetica, un gocciolio di un rubinetto aperto che produce un ritmo cadenzato e ipnotico. Un cocktail sonoro che ancora una volta sta in equilibrio con la cannuccia ondeggiante tra passato, presente e futuro.

Ground è decisamente il brano più sperimentale con distorsioni vocali molto marcate che catapultano chi ascolta in un futuro robotico. La ritmica richiama il Rap e il Beat Box per un quadro di suoni decisamente astratto. Un pezzo che si lascia alle spalle tutti gli stilemi dei due precedenti album. Una scelta di abbandonare il terreno battuto e virare verso la strada sassosa, piena si incognite e di rischi. Forse un brano difficile per chi è ancora legato al Jama Trio di 11:11 e Out Of This World, ma questo è la dimostrazione di come si possa voltare completamente pagina e cominciare un nuovo percorso con tutti i dubbi e i rischi che ne concorrono. Il Trio ha qui puntato alto ma è riuscito con ricerca e impegno a vincere la scommessa.

Il sesto brano K is For Kaki è dedicato alla musicista statunitense Katherine Elizabeth King. Un grande pezzo strumentale che per alcune sonorità circolari ricorda qualche lavoro del chitarrista Luca Francioso. Un pezzo ipnotico che viaggia tra suoni acuti e parti invece più profonde e velate di malinconia. Siamo in piena sperimentazione. “Il processo” è qui decisamente in atto.

Be The Arrow torna a nuotare in acque più tradizionali portando l’ascoltatore verso spiagge anni ’90 con echi  Brit Pop in stile Oasis e Blur.

Si continua poi con Fried Chicken House che ci porta verso suoni più Southern. Il Texas emerge in tutta la sua maestosa polverosità con un hammond che si fa strada e sgomita in primo piano prima di essere scansato dal grintoso assolo di chitarra elettrica.

Il disco si chiude con Chapter 3, brano che si apre con un bel ritmo Country ricordando le sonorità di 11:11. Il lato Folk emerge ancora e non si lascia del tutto oscurare dall’elettronica. Anche qui la chitarra elettrica trova un suo spazio notevole e intreccia suoni Southern, Country e Rock per un brano che ha subito il sapore del classicodestinato a non invecchiare mai.

Un disco davvero intrigante ed eterogeneo. Brit Pop, Space Rock, Shoegaze, Neopsichedelia, Folk, Country, Southern Rock, Elettronica, Sperimentale. Un vero e proprio Processo, come ci aveva avvertito il titolo dell’album. Un percorso di sperimentazione e ricerca per trovare suoni nuovi ma non abbandonando del tutto quelli classici: Jama Trio ha scoperto la nuova formula musicale per appagare palati che cercano sempre novità e papille invece legate ancora al caro e avvolgente Folk. Un viaggio davvero esaltante tutto da vivere pezzo dopo pezzo alternando bocconi moderni a forchettate più tradizionali. Buon appetito!

 

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