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Barezzi Festival Barezzi Festival: i primi annunci della ventesima edizione
Il Barezzi Festival apre la ventesima edizione, dal 10 al 13 dicembre nei teatri di Parma, Busseto e Fidenza, con Peter Hook & The Light, Arab Strap, Sleaford Mods, Glen Hansard, John Grant e Gaia Banfi. Il cartellone comprende due date uniche italiane e si amplierà nelle prossime settimane.
Vent’anni di programmazione si aprono sotto il segno di 20 anni di ebbrezza musicale: un’espressione che restituisce ciò che accade al Barezzi, dove la musica dal vivo diventa trasporto, sospensione, intensificazione dell’ascolto, vibrazione condivisa e risonanza tra artisti, pubblico e luoghi.
The Demise of Planet X degli Sleaford Mods, uscito a gennaio 2026, allarga il raggio del duo di Nottingham: la voce di Jason Williamson sulle basi elettroniche di Andrew Fearn ora convive con Aldous Harding, Sue Tompkins dei Life Without Buildings, il rapper Snowy e il cantante soul Liam Bailey. Williamson ha parlato di un disco segnato da “immense uncertainty” e “mass trauma”. L’ottavo album degli Arab Strap, I’m totally fine with it don’t give a fuck anymore, uscito nel maggio 2024, è il più aspro della fase avviata con il ritorno nel 2016 di Aidan Moffat e Malcolm Middleton. Il titolo viene da un messaggio del loro batterista live e il disco lo onora: la scrittura di Moffat si è fatta più secca, il suono di Middleton più teso.
John Grant, al sesto disco solista con The Art of the Lie, uscito nel giugno 2024, porta più avanti il lavoro sull’elettronica che definisce la sua produzione da Pale Green Ghosts. Grant è uno dei rari autori capaci di tenere insieme registro ironico e registro confessionale nella stessa canzone, e a ogni disco sposta l’asse di poco.
Glen Hansard ha registrato al Funkhaus di Berlino, l’ex complesso radiofonico della Germania Est, nell’aprile 2025, Don’t Settle — Transmissions East & West: un progetto dal vivo in due volumi, il primo in uscita il 24 aprile 2026, che attraversa trent’anni di canzoni dai Frames a The Swell Season fino ai dischi solisti. Per Hansard il palco è da sempre il formato originale della canzone, la registrazione un suo derivato.
Peter Hook dedica il 2026 ai venticinque anni di Get Ready, settimo album dei New Order dedicato al manager Rob Gretton, morto nel 1999. Con oltre ottocento concerti alle spalle, Peter Hook & The Light hanno percorso l’intero catalogo di Joy Division e New Order, album dopo album, in un progetto che ha trasformato la rivendicazione di un suono in un metodo di lavoro.
Gaia Banfi è l’unica italiana del primo annuncio: figlia di Baffo Banfi, tastierista dei Biglietto per l’Inferno, diplomata in Canto Jazz al Conservatorio di Bologna, ha pubblicato nell’aprile 2025 La Maccaia per Trovarobato, un disco che tiene insieme canzone d’autore, elettronica e sperimentazione vocale con una naturalezza rara nella scena italiana. Dopo il passaggio al Trans Musicales di Rennes e all’Eurosonic di Groningen, il Barezzi è il palco giusto per misurarla in un contesto internazionale.
Sei provenienze diverse — Manchester, Falkirk, Nottingham, Dublino, il Michigan via Reykjavík, Bologna — e sei idee di musica che non si incrociano quasi mai. Il basso di Hook, una delle firme timbriche più nette del post-punk, e lo spoken word di Williamson vivono in mondi separati, così come la secchezza di Moffat, il baritono di Grant e l’elettronica vocale di Banfi. Il concerto di Hansard e il set di Williamson — un uomo e un laptop — chiederanno allo stesso teatro di adattarsi a due registri lontanissimi tra loro. Il Barezzi ha sempre lavorato così: Tinariwen e Lankum a poche settimane di distanza nel 2024, Iosonouncane e Fontaines D.C. nella stessa edizione dedicata a Battiato nel 2021, Spiritualized e Tom Smith degli Editors al Teatro Regio nel 2025. Lingue musicali distanti, messe negli stessi spazi. In vent’anni di programmazione il festival ha costruito la propria identità su questa scelta: portare nei teatri dell’Emilia voci che altrove resterebbero separate e lasciarle risuonare nello stesso spazio acustico.
Il Barezzi Festival, ideato e diretto da Giovanni Sparano, prende il nome da Antonio Barezzi, il mecenate di Busseto che intuì il genio di Giuseppe Verdi e ne sostenne gli studi e l'inizio di carriera. È organizzato dall'Associazione culturale Luce in coproduzione con la Fondazione Teatro Regio di Parma, con il contributo di Comune di Parma, Casa della Musica di Parma e Regione Emilia-Romagna, e con il sostegno di Fondazione Cariparma, "Parma io ci sto!", Gruppo Chiesi e Conad Centro Nord.
Il programma completo arriverà nelle prossime settimane.
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