Satantango

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Satantango 9.11 è la prima canzone dei Satantango

29/09/2025 di mescalina.it

#Satantango#Emergenti#Alternative

Uno sguardo delicato e potente che cristallizza i riflessi del passato nei bagliori di un presente incerto e di futuro già ammaccato. Un flusso di ricordi tanto personali quanto condivisibili, in bilico tra nostalgia e romanticismo, tra bruciante disillusione e lucide consapevolezze. 9.11 è la prima canzone dei Satantango per Dischi Sotterranei.

Ascoltala qui: https://bfan.link/9-11-1

Una voce distorta e morbida, quasi sussurrata, e una chitarra elettrica doom, cruda e scura, trasportano chi ascolta, fin dalle prime note, in un’atmosfera notturna, cupa e intima, che affonda dritto nel cuore dimenticato della provincia.

Quella provincia dove i Satantango – duo formato da Valentina Ottoboni e Gianmarco Soldi - sono nati e cresciuti, da cui a volte hanno sognato di scappare ma dove hanno deciso di restare. Una provincia profondamente soggettiva ma, nella sua essenza più profonda, universale. Ogni periferia infatti, pur nelle sue specificità, condivide tratti e sentimenti: anche quella del villaggio sperduto in una terra grigia, desolata e fangosa, tanto simile alla loro, protagonista del film ungherese del 1994 dal cui titolo prendono il nome.

Interamente scritto composto e prodotto da loro, in 9.11 l’incedere slow-core della strofa esplode in un ritornello dalle tinte dream pop e shoegaze, dove con un’ironia dolceamara, venata di disincanto e di sognante malinconia, i Satantango raccontano questi ruggenti Anni Venti.

Un tappeto sonoro in cui si intrecciano con cura e raffinatezza i mondi musicali di riferimento del duo e su cui si appoggiano flash dell’infanzia e dell’adolescenza, incorniciati in forma canzone: il treno di prima mattina, il desiderio di toccare il fondo, le manifestazioni e le feste notturne, gli incontri segreti, il rapporto conflittuale con i genitori.

"Il perno del racconto è il flashback dell’11 settembre – da cui la canzone prende il titolo –, metafora dell’inizio della caduta. raccontano. A distanza di quasi venticinque anni, resta la disillusione verso il presente e il ricordo di un passato, personale e sociale, che non può più tornare ma che comunque unisce il narratore alla persona in ascolto. Un trauma condiviso come elemento comune."

Una data, quella del 9.11, stampata indelebilmente in ogni memoria e a cui ognuno ha legato uno specifico ricordo. Un autentico spartiacque che ci ha precipitato in un mondo diverso, più respingente, spaventato e spaventoso. Un mondo che ha ucciso il precedente e portato un’intera generazione, di cui i Satantango si fanno - senza pretenderlo - voce, a pensare che tutte le coincidenze le abbiamo perse, che non ci sentiamo a casa da nessuna parte, che vogliamo bruciare tutto e tornare nelle foreste.

Perché le avevano detto e promesso che avrebbe avuto il mondo in mano, ma alla fine gliene hanno lasciato solo briciole esauste e radioattive.


CREDITI

Scritta, composta e prodotta da Satantango

TESTO

Stasera ho voglia di niente

Stasera ho voglia di gente

Restarci in mezzo in silenzio

Fare da pavimento

Respirare un momento

Ti ha visto entrare qualcuno?

Qui non ci sente nessuno

Sono tutti sorridenti

Io col sangue tra i denti

Andiamo via a fari spenti

Ma ti ricordi l’undici settembre

Mia madre che piangeva e io non capivo niente

Il treno delle sette fuori è ancora notte

Quando arriva l’autunno tu baciami forte

Le manifestazioni sotto le finestre

Ti scatto foto quando sei in disparte

Tutte le coincidenze noi le abbiamo perse

Non resta niente solo quello che è importante

Lo dicevi tu

Uuh

Sono i ruggenti anni Venti

Uuh

Love you baby

Quasi come tanti anni fa

Stasera andiamo lontano

Guida finché non buchiamo

Domani è un anno che hai detto

Un altro anno e poi smetto

Adesso torniamo a letto

Ma ti ricordi l’undici settembre

Tuo padre di te non ha mai capito niente

E poi si chiede perché sei così distante

Non ci sentiamo a casa da nessuna parte

Le manifestazioni non servono a niente

Ho vomitato alla corsa campestre

Bruciamo casa e torniamo nelle foreste

Tanto Milano è buona solo per le feste

Lo dicevi tu

Uuh

Sono i ruggenti anni Venti

Uuh

Love you baby

E adesso portami via di qua

Sono i ruggenti anni Venti

Uuh

Love you baby

È un altro primo dicembre

E non ci sono le stelle

BIOGRAFIA

I Satantango nascono nella provincia cremonese tra la nebbia e i prefabbricati. Il nome è un omaggio all’omonimo film ungherese del ‘94, che racconta il declino di un villaggio sperduto in una terra grigia, desolata e fangosa tanto simile alla loro. Il duo è composto da Valentina Ottoboni e Gianmarco Soldi, e nasce dall’esigenza di raccontare i sentimenti di una generazione unendo un suono sporco a una scrittura ricercata e immaginifica. Entrambi cresciuti immersi nella musica e nella creatività, negli ultimi anni hanno deciso di fondere le loro ispirazioni e passioni in un progetto musicale dall’approccio totalmente do it yoursef, in cui scrivono, compongono e producono tutto da soli, in modo tanto istintivo e sincero nell’origine quanto poi pensato, elaborato e stratificato nella sua evoluzione. Tra atmosfere dark e alternative, passando per lo shoegaze e il progressive, i Satantango creano un ritratto lucido e romantico, drammatico e ironico, di una provincia dove la nostalgia è una zona di comfort, i cinema hanno chiuso e l’infanzia è sfumata insieme al mito dell’America degli anni ‘90. Il loro primo singolo si chiama 9.11 e anticipa l’ album d’esordio in arrivo in autunno per Dischi Sotterranei e Sony Music Publishing.

Info e contatti

Booking: Dna Concerti 

Mgmt: Dischi sotterranei

Fonte e ufficio stampa Gdg press

www.gdgpress.com