Roma, i silenzi e la memoria: il viaggio inquieto di

Roma, i silenzi e la memoria: il viaggio inquieto di "Speranza" di Irene Gianeselli


27/05/2026 - News di Asteria Space

Speranza di Irene Gianeselli è uno di quei romanzi che scelgono deliberatamente di non rassicurare il lettore. Non c’è una vera trama consolatoria, né un’evoluzione lineare dei personaggi: ciò che interessa a Irene Gianeselli è piuttosto il modo in cui la Storia continua a infiltrarsi nelle vite private, alterando relazioni, desideri e perfino il linguaggio con cui ci si racconta.

Nora e Leone non rappresentano soltanto due generazioni diverse, ma due differenti modalità di abitare il trauma. Lei vive una memoria indiretta, quasi epidermica, fatta di percezioni, musica e inquietudini che non riescono a trovare una forma stabile. Lui, invece, porta dentro di sé una memoria storica consapevole, razionalizzata, ma non per questo meno dolorosa. Il loro rapporto non si sviluppa secondo le dinamiche prevedibili del romanzo psicologico: procede per attrazioni trattenute, dialoghi interrotti, silenzi che spesso risultano più eloquenti delle parole.

La scelta più interessante del libro è forse quella di trasformare Roma in una presenza morale. Il quartiere ebraico non diventa mai semplice scenario pittoresco; è un luogo attraversato da assenze, dove il passato sembra continuare a esercitare pressione sul presente. Gianeselli lavora molto sull’atmosfera, sulla percezione degli spazi e sul peso emotivo dei dettagli urbani, ottenendo nelle pagine migliori una scrittura quasi cinematografica.

Il romanzo, tuttavia, non rinuncia a una forte ambizione teorica e qui mostra anche qualche fragilità. In alcuni passaggi il dialogo tra i personaggi tende a trasformarsi in riflessione saggistica, soprattutto quando entrano in gioco i temi della crisi delle ideologie o del conflitto mediorientale. È una scelta coerente con l’impianto del libro, ma che talvolta rallenta la tensione narrativa e rende i personaggi portatori di idee più che figure pienamente autonome.

Resta però notevole la capacità dell’autrice di affrontare temi estremamente delicati senza cercare scorciatoie emotive. Speranza non usa la memoria come ornamento simbolico né la politica come semplice sfondo d’attualità: entrambe diventano materia viva, problematica, spesso irrisolta. Anche la musica, elemento centrale nel percorso di Nora, assume un significato preciso: non fuga dalla realtà, ma tentativo di darle una forma condivisibile.

Più che un romanzo “sulla speranza”, il libro di Gianeselli sembra interrogare la possibilità stessa di continuare a parlare, ascoltare e amare dentro un tempo segnato dalla frattura. Ed è proprio questa tensione irrisolta a renderlo, nel bene e nel male, un’opera che resta addosso.