INTERVISTA A NEVIDE
27/02/2025 - News di MusicNews
Ciao Nevide, raccontaci un po’ di te. Quando hai iniziato il tuo percorso artistico?
Ciao! Ho iniziato a scrivere a circa 14 anni, senza beat né obiettivi precisi. All'inizio non ne parlavo con nessuno, fino ai 16 anni, quando ho iniziato a scrivere veri e propri pezzi, non più solo strofe sparse. Non erano ancora canzoni nel senso pieno del termine, ma sentivo che il mio interesse per la musica cresceva sempre di più.
Ho iniziato a condividere qualche provino con pochi amici fidati, che da un giorno all'altro hanno scoperto questa mia passione, che fino a quel momento avevo tenuto per me, forse per timidezza o paura del giudizio. Ora sono tre anni che faccio musica, e lavoro ogni giorno per migliorare, non solo nella scrittura, ma anche nella comunicazione, nella promozione e nella parte tecnica, per far sì che ogni brano suoni al meglio.
Quali generi musicali ami e ascolti oltre al rap?
Ultimamente ho riscoperto Jovanotti, che da piccolo non mi faceva impazzire perché i miei genitori lo mettevano sempre in macchina. Ora, però, mi rendo conto di quanto sia originale nel suo stile e nei suoi testi, quasi impossibile da classificare in un solo genere. Alcune sue canzoni trasmettono un’energia incredibile e una leggerezza che ispirano anche me a creare musica che possa "staccare la testa" e regalare immagini di un mondo all’insegna del vivere il momento. A maggio andrò a un suo concerto e non vedo l’ora!
Che rapporto hai con i social?
Decisamente complicato. Sono consapevole di essere molto dipendente, e questa cosa mi infastidisce parecchio. A volte mi ritrovo su Instagram senza nemmeno accorgermene, ed è spaventoso. Sappiamo tutti i difetti dei social, ma quello che mi pesa di più è il confronto inconscio con gli altri e il giudizio su me stesso che inevitabilmente si innesca.
Ci sono giorni in cui riesco a essere super produttivo, tra studio, scrittura e registrazione, e altri in cui passo ore e ore davanti al telefono, consapevole di starlo facendo e sentendomi in colpa. Mi preoccupa molto l’effetto che TikTok e i reel possono avere sui più giovani. Spero che si crei sempre più consapevolezza su questa dipendenza, perché per me la situazione è davvero grave. Chi dice di non essere dipendente dai social, mente.
Hai degli hobby oltre alla musica?
I miei hobby cambiano spesso perché mi annoio facilmente. Però, un interesse costante è il mondo del montaggio foto e video, che ho poi applicato alla musica. Tutte le copertine delle mie canzoni le ho pensate e realizzate io. È un settore che trovo affascinante e stimolante, anche se purtroppo chi lavora professionalmente in questo ambito spesso non viene pagato quanto meriterebbe.
Riguardo all’intelligenza artificiale, sento dire spesso che sostituirà grafici e montatori, ma credo che la creatività e l’istinto umano non siano riproducibili da una formula. Certo, alcune cose fatte dall’AI sono incredibili, e sicuramente renderà più accessibile la creazione di contenuti anche a chi non ha conoscenze tecniche, ma penso che l’uomo rimarrà comunque fondamentale.
Hai progetti futuri?
Ho in cantiere diversi freestyle e singoli. Sto cercando di portarmi avanti, sia per poter selezionare solo i brani migliori, sia per dedicare più attenzione alla distribuzione, che oggi è fondamentale.
Per ora non ho in programma album o EP, perché credo che, senza una fanbase solida, si rischi solo di investire tante energie e soldi in un progetto che non avrebbe l’attenzione che merita. Detto questo, non vedo l’ora di poter realizzare un progetto ufficiale!
Come ti descriveresti caratterialmente? Pregi e difetti.
I pregi li lascio dire agli altri! Per quanto riguarda i difetti, so di avere difficoltà a comunicare quando sto male: tendo ad allontanare le persone, anche in modi poco piacevoli, invece di parlarne. Inoltre, non so gestire bene la rabbia e le emozioni estreme, finendo per trovare soluzioni sbagliate e inutili.
Sono troppo competitivo in alcuni ambiti, quasi fastidioso, e totalmente menefreghista in altri, al punto da sembrare maleducato. Scrivere mi aiuta molto a riflettere su me stesso e consiglio a tutti di farlo: mette ordine nei pensieri e fa capire su cosa bisogna lavorare per migliorarsi.
Quali sono i tuoi modelli di riferimento?
Stimo le persone che lavorano duramente su se stesse e sui loro sogni.
Chi è la persona che ti ha sempre sostenuto?
I miei amici. Quando hanno capito che la musica, al di là del successo o meno, era una cosa seria per me, mi hanno sempre supportato. Questo significa anche ricevere critiche dure sui provini che mando o sulle strategie di distribuzione che propongo, ma è proprio questo che mi aiuta a migliorare.
Spero, se le cose andranno bene, di poter lavorare insieme a loro in futuro e creare un vero team, anche se già adesso, in modo spontaneo, stiamo iniziando a dividerci i compiti. È bello perché sembra di farlo davvero come lavoro, anche se ancora non lo è ufficialmente.
Dove ti piacerebbe vivere?
Quest’anno mi sono trasferito a Milano per studiare comunicazione, dopo aver vissuto per 18 anni a Genova. Torno a casa ogni una o due settimane, ed è sempre bellissimo. Per ora non ho altre aspirazioni in termini di luoghi: Milano offre tantissime opportunità ed è un ambiente che mi rende molto più produttivo e concentrato. Inoltre, vivere da solo mi ha reso molto più organizzato.
Genova, invece, è incredibile per tutto. Ma spiegarlo a chi non ci ha mai vissuto sarebbe inutile, non lo capirebbe.
Se avessi una bacchetta magica, cosa faresti?
Un altro me, così potrei fare il doppio del lavoro!